
Ankara in piazza per Özel, mentre Erdogan medita il voto anticipato
La crisi del Partito repubblicano, tra raid della polizia e battaglie legali, si incrocia con i piani dell’AKP per un’elezione presidenziale a novembre 2026, sostenuta da un maxi-pacchetto sociale.
Decine di migliaia di persone si sono riversate nel centro di Ankara per sostenere Özgür Özel, il leader dell’opposizione turca destituito da una controversa sentenza. L’ex presidente del Partito repubblicano del popolo (CHP), rimosso dall’incarico dopo che la magistratura ha annullato il congresso del 2023, ha dimostrato di saper ancora mobilitare le masse. La folla, che secondo le stime delle agenzie vicine all’opposizione ha toccato decine di migliaia di partecipanti, ha marciato per le vie della capitale in un gesto di sfida che, da Gerusalemme a Mosca, viene letto come un campanello d’allarme per Recep Tayyip Erdoğan.
La crisi del maggior partito d’opposizione si è aggravata con il ritorno di Kemal Kılıçdaroğlu, il precedente leader che aveva perso le presidenziali del 2023 e la cui gestione è contestata da una parte significativa della base. Dopo il verdetto giudiziario del 21 maggio, che ha ripristinato la sua leadership, reparti antisommossa hanno fatto irruzione nella sede del CHP ad Ankara, usando gas lacrimogeni per allontanare i dirigenti eletti nel 2023 – un episodio di violenza che le fonti arabe descrivono come un attacco diretto alla legittimità dell’opposizione. Lo stesso Kılıçdaroğlu ha poi pubblicato una foto dietro la scrivania presidenziale, mentre Özel rilanciava la richiesta di nuove elezioni interne per riconquistare il partito.
Mentre il CHP si dilania, il partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) di Erdoğan esplora la strada del voto anticipato. Secondo i media russi, che citano fonti interne al partito di governo, verrebbe presa in considerazione la possibilità di elezioni parlamentari e presidenziali già nel novembre del 2026, un anno prima della scadenza naturale. Per preparare il terreno, l’AKP metterebbe a punto un imponente pacchetto di aiuti sociali: l’innalzamento della pensione minima a 36.000 lire turche e nuovi sussidi per alloggi e utenze, con l’obiettivo di riguadagnare il consenso dei ceti popolari fiaccati dall’inflazione. Tuttavia, come sottolineano da Mosca, all’interno della leadership non c’è unanimità: una parte teme che precipitare il voto senza una solida ripresa dei consensi possa rivelarsi un azzardo.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la traiettoria politica turca è tutto fuorché un affare interno. Ankara è un perno della NATO, un gestore dei flussi migratori e un partner energetico cruciale nel Mediterraneo orientale. Uno scenario di elezioni anticipate combinate a un’opposizione indebolita e divisa potrebbe consolidare la svolta autoritaria di Erdoğan, con ripercussioni sulla cooperazione con Bruxelles. Non a caso, analisti europei avvertono che una Turchia più instabile o più autocratica renderebbe più fragili gli equilibri regionali, dalle forniture di gas alla tenuta dell’accordo UE-Turchia sui migranti. La partita turca, insomma, si gioca ormai su un tavolo geopolitico sempre più complesso, dove le prossime mosse dell’AKP e la capacità del CHP di ricompattarsi definiranno non solo il futuro del paese ma anche la qualità del dialogo con l’Occidente.
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.60 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.30 | critical |
Migliaia di sostenitori si radunano ad Ankara per l'ex leader dell'opposizione Ozgur Ozel, che dimostra di conservare un forte seguito nonostante la decisione giudiziaria che lo ha rimosso dalla guida del CHP. La sentenza viene considerata un colpo per gli sfidanti di Erdogan, ma la mobilitazione popolare segnala una resilienza inattesa.
Ankara starebbe tentando di fabbricare un'opposizione docile dopo la destituzione giudiziaria di Ozgur Ozel e il reinsediamento di Kılıçdaroğlu alla guida del CHP. Mentre monta la rabbia dei sostenitori, cresce il sospetto che Erdogan stia usando le sentenze per disinnescare ogni vera sfida politica.
L'irruzione della polizia antisommossa nella sede del CHP e il reintegro giudiziario di Kılıçdaroğlu aggravano la crisi del principale partito d'opposizione turco. Migliaia di persone manifestano per l'ex leader Ozel, che reclama nuove elezioni interne mentre lo scontro istituzionale si intensifica.
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