
Antisemitismo in Australia, la commissione reale ascolta le testimonianze: paura e violenza quotidiana
Le udienze pubbliche della Royal Commission rivelano l’escalation di odio dopo il 7 ottobre: scuole blindate, aggressioni e il trauma dell’attentato di Bondi.
Questa settimana a Sydney si sono aperte le udienze pubbliche della Royal Commission on Antisemitism and Social Cohesion, l’inchiesta voluta dal governo australiano per fare luce sull’ondata di odio antisemita culminata nella strage di Bondi Beach del dicembre 2025, quando quindici persone persero la vita durante una celebrazione ebraica di Hanukkah. I primi testimoni hanno dipinto un quadro sconvolgente: una comunità costretta a vivere nella paura, con bambini che vedono svastiche disegnate sui muri delle scuole e adulti aggrediti sul lavoro solo per la loro identità.
Tra le voci ascoltate, quella di Natalie Levy, cresciuta cantando canzoni sulla spiaggia di Bondi, ha raccontato che oggi sua figlia frequenta un istituto circondato da misure di sicurezza triplicate, mentre i compagni scherzano su Hitler e sul killer del massacro. Ancora più drammatica la deposizione del paramedico Joshua Gomperts, che ha riferito di essere stato minacciato da un vigile del fuoco armato di coltello da caccia durante un festival musicale: l’uomo promise di «scuoiarlo» perché ebreo. Episodi che, secondo la prospettiva di Bruxelles, non sono isolati: analisti europei sottolineano come il fenomeno australiano sia lo specchio di quanto accade in molti Paesi occidentali, dove l’escalation antisemita è esplosa dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.
L’inchiesta, presieduta dall’ex giudice Virginia Bell, ha già ricevuto oltre settemilaquattrocento contributi e proseguirà per altri due cicli di audizioni. L’ottica di Pechino, da parte sua, guarda con preoccupazione a questa frammentazione sociale in una regione strategica, mentre a Gerusalemme si segue con attenzione la capacità di Canberra di arginare un clima che molti sopravvissuti definiscono di «odio quotidiano». Il presidente del Consiglio esecutivo dell’ebraismo australiano, Peter Wertheim, ha parlato di un «tessuto sociale lacerato»: l’antisemitismo, un tempo relegato ai margini, è oggi al centro della vita pubblica.
La Commissione dovrà ora stabilire non solo la natura e la diffusione del fenomeno, ma anche proporre misure concrete per ricostruire la coesione. Per l’Italia e per l’Europa, dove gli episodi antisemiti sono più che triplicati dall’autunno 2023, il caso australiano rappresenta un campanello d’allarme: senza un intervento deciso, il confine tra intolleranza e violenza di massa rischia di assottigliarsi ulteriormente. La sfida, per Canberra come per Roma, è trasformare la memoria delle vittime in politiche capaci di prevenire, non solo di condannare.
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