
Cannes 2026: il cinema queer tra memoria e identità trionfa con Los Javis e Dhont
Ovazioni per "La bola negra", ispirata a Lorca, e "Coward" sulla Grande Guerra. Il festival lancia un dibattito su storia e diritti.
Il Festival di Cannes ha vissuto una delle sue giornate più intense con la doppia presentazione di "La bola negra" e "Coward", due film che mettono al centro l’identità queer attraverso la lente della storia. L'opera di Javier Ambrossi e Javier Calvo, ispirata a un romanzo incompiuto di Federico García Lorca, ha ricevuto una standing ovation di oltre quindici minuti, scatenando una vera e propria guerra tra distributori americani come A24, Mubi e Netflix. Secondo gli analisti di Bruxelles, il successo del film spagnolo conferma l’appetito del pubblico internazionale per narrazioni che intrecciano memoria storica e lotta per i diritti. Penélope Cruz, che interpreta una cupletista negli anni Trenta, ha dichiarato di aver accettato il ruolo indipendentemente dallo spazio in schermo, spinta dalla volontà di contribuire a un'opera capace di "migliorare le cose" per le nuove generazioni.
Dall’altra parte della Croisette, il belga Lukas Dhont ha riportato l’attenzione sulla Prima guerra mondiale con "Coward", storia d’amore tra due giovani soldati: un contadino e un sarto. Già vincitore di due premi a Cannes, Dhont prosegue il suo studio delle identità in conflitto con la società, come già in "Girl" e "Close". L’ambientazione bellica, secondo la critica francese, offre una metafora potente della paura e del coraggio di vivere apertamente il proprio desiderio. Il festival ha così offerto un doppio sguardo sul passato: la Spagna della guerra civile e della repressione franchista in "La bola negra", e le trincee europee del primo conflitto mondiale in "Coward".
La presenza di questi film in competizione non è solo un fatto cinematografico, ma anche politico. A Madrid, i commentatori sottolineano come "La bola negra" riporti alla memoria l’assassinio di Lorca per mano fascista, mentre a Parigi si riflette sul ruolo del cinema nel ricucire ferite collettive. Penélope Cruz, in conferenza stampa, ha ricordato che "non siamo ancora in un mondo giusto né per il collettivo LGTBIQ+ né per le donne", evidenziando come l’arte possa fungere da veicolo di cambiamento. L’eco di queste parole risuona in un festival che, dopo anni di dibattiti sulla rappresentazione, sembra aver trovato una nuova maturità nel trattare temi queer.
In prospettiva, l’interesse delle major americane per "La bola negra" e l’accoglienza riservata a "Coward" suggeriscono che il cinema europeo, con la sua tradizione di impegno civile, può ancora competere sui mercati globali. Gli analisti di settore vedono in queste opere un segnale di rinnovamento, capace di attrarre un pubblico giovane e desideroso di storie autentiche. Mentre la Croisette si prepara alla proclamazione della Palma d’oro, resta la sensazione che, al di là del verdetto, siano già emersi due titoli destinati a segnare la stagione.
| Stampa europea continentale | +0.30 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.80 | aligned |
| Stampa del Golfo arabo | +0.20 | neutral |
La stampa europea continentale ha accolto con entusiasmo le due pellicole queer in concorso a Cannes, sottolineando il coraggio di affrontare temi storici legati all'identità LGBTQ+. Tuttavia, non mancano toni critici verso l'eccessiva enfasi emotiva di 'La bola negra', pur riconoscendone l'importanza per la memoria storica spagnola. In generale, si evidenzia la dominanza di queste storie nel festival, con un mix di celebrazione e analisi critica.
La stampa latinoamericana esalta il trionfo dei registi spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi a Cannes, con 'La bola negra' che riceve 20 minuti di applausi. L'attenzione è sulla portata emotiva e sull'importanza della rappresentazione queer nella storia spagnola, vista come un evento culturale significativo. I giovani cineasti vengono celebrati come portatori di freschezza e innovazione.
La stampa del Golfo arabo si concentra sul messaggio del film 'La bola negra' e sul ruolo di Penélope Cruz, che ha accettato una parte minore per sostenere il progetto. L'approccio è pragmatico, evidenziando l'impatto potenziale sulle giovani generazioni e l'importanza del significato storico più che della celebrità. Non vi è particolare entusiasmo ma un tono distaccato e informativo.
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