
Apple nel mirino: deepfake, privacy e la guerra legale con OpenAI
Mentre un test dimostra che i deepfake ingannano anche gli esperti, Apple affronta cause per la privacy, app di nudificazione e una denuncia contro OpenAI per furto di segreti industriali.
Distinguere un’immagine reale da un deepfake generato dall’IA è diventato difficile quasi quanto tirare una moneta. Un sondaggio di Veriff ha rivelato che persino un’investigatrice della CBS ha sbagliato 9 risposte su 12 in un test di riconoscimento, dimostrando quanto i contenuti sintetici possano ingannare anche gli esperti. Il fenomeno alimenta preoccupazioni globali sulla manipolazione dell’informazione e sulla sicurezza digitale.
In California, Apple è al centro di una raffica di azioni legali che toccano privacy e IA. Una causa collettiva accusa l’azienda di aver promosso la funzione “Hide My Email” come schermo per l’identità online, nonostante un bug potesse svelare gli indirizzi reali. La vulnerabilità, nota dal 2025, sarebbe stata ignorata, violando le norme sulla pubblicità ingannevole e la tutela dei consumatori.
Sempre nello Stato americano, il procuratore di San Francisco David Chiu ha ordinato a Apple e Google di eliminare 13 app di “nudificazione” che sfruttano l’IA per creare nudi non consensuali. L’azione, rilanciata da media brasiliani e italiani, sostiene che le piattaforme abbiano incassato milioni in commissioni, contravvenendo alle proprie policy. Chiu esige la rottura dei rapporti con gli sviluppatori, ribadendo la responsabilità delle big tech nel proteggere gli utenti.
Sul piano industriale, il divorzio tra Apple e OpenAI è sfociato in una causa per furto di segreti. Secondo la stampa francese, la Mela accusa OpenAI di aver reclutato sistematicamente ex ingegneri per appropriarsi di proprietà intellettuale, minando anni di ricerca. Lo scontro segna la fine della partnership che aveva portato ChatGPT su iPhone e apre un nuovo fronte nella guerra dell’IA.
Queste vicende mostrano come l’intelligenza artificiale stia moltiplicando le sfide legali ed etiche, spingendo regolatori e aziende a ridefinire i confini della responsabilità digitale.
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
La stampa iraniana presenta gli Stati Uniti come aggressori implacabili che mirano a destabilizzare l'Iran tramite sanzioni, attacchi e guerre ibride. Il racconto enfatizza la necessità di una risposta militare diretta contro i leader americani per difendere l'Islam e la sovranità nazionale. Le voci ufficiali denunciano una cospirazione globale guidata da Israele e Stati Uniti.
La stampa latinoamericana si concentra sull'impatto economico delle tariffe statunitensi, sottolineando le perdite per l'industria brasiliana e la necessità di una risposta diplomatica. Il tono è di preoccupazione misurata, con critiche all'unilateralismo americano ma senza incitamento al conflitto. Le voci ufficiali invocano negoziati e difesa degli interessi nazionali.
La stampa atlantica copre una varietà di eventi domestici con tono descrittivo e analitico: dalle denunce di rumori molesti ai problemi legali di figure politiche. Emerge un approccio fattuale, con attenzione alle implicazioni legali e sociali, ma senza una cornice narrativa unificante.
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