
La corsa all’IA prosciuga le memorie: smartphone flagship verso rincari record
La domanda di chip per l’intelligenza artificiale sottrae componenti al mercato consumer, facendo lievitare i costi di DRAM e NAND e mettendo a rischio i listini dei prossimi top di gamma.
Il mercato globale degli smartphone è investito da una nuova ondata di rincari che rischia di rendere i prossimi modelli di punta sensibilmente più cari. La causa immediata è una strozzatura nell’offerta di componenti essenziali – memorie DRAM, NAND Flash e chipset premium – il cui prezzo è schizzato a causa dello squilibrio tra domanda e capacità produttiva. Secondo stime della società di ricerca Gartner, il solo aumento dei prezzi delle memorie potrebbe spingere il costo finale degli smartphone verso un incremento di circa il 13% su base annua, mentre IDC indica nella carenza di RAM uno dei principali fattori di rialzo del prezzo medio dei dispositivi a livello globale.
All’origine della crisi c’è la dirompente espansione dell’intelligenza artificiale. I grandi data center assorbono volumi crescenti di memoria a banda larga (HBM), DRAM e NAND, e i produttori di semiconduttori – Samsung, SK Hynix e Micron in testa – stanno dirottando quote sempre maggiori della propria capacità verso questi segmenti, che garantiscono margini più elevati. Il risultato, descritto dagli analisti di TrendForce come un “RAMageddon”, è un effetto di spiazzamento: la memoria per PC e telefoni è diventata da cinque a sei volte più cara rispetto all’anno precedente, e in mercati come Hong Kong il prezzo di un modulo da 16 GB è passato dall’equivalente di circa 50-70 dollari canadesi a quasi 270, innescando un blocco psicologico nei consumatori e un crollo delle vendite per i negozianti.
L’impatto si sta già materializzando nelle strategie dei grandi marchi. Qualcomm ha annunciato che da settembre 2026 aumenterà i prezzi dei processori Snapdragon, una mossa che si ripercuoterà su Samsung, Xiaomi, OnePlus e molti altri produttori Android. Sul fronte Apple, l’analista Jeff Pu ha avvertito che i costi aggiuntivi legati ai chip a 2 nanometri e alle memorie potrebbero tradursi in un aggravio compreso tra 200 e 300 dollari per i modelli iPhone 18 Pro e Pro Max, portando il prezzo di partenza ben oltre la soglia psicologica dei 1.200 dollari negli Stati Uniti e facendo presagire ritocchi anche in Europa, dove i listini sono già storicamente più alti. Non è escluso che la pressione sui costi influenzi anche le configurazioni di memoria di altri dispositivi in arrivo, come il Pixel 11 Pro Fold di Google, per il quale si ipotizzano tagli di RAM differenti proprio a causa della congiuntura.
Le prospettive a breve termine non lasciano spazio a inversioni di tendenza. Il direttore finanziario di Samsung Electronics ha dichiarato che le carenze sono destinate ad aggravarsi nel 2027 e a restare critiche fino al 2028. In attesa di un riequilibrio dell’offerta, l’intera filiera dell’elettronica di consumo – e forse a seguire il settore automobilistico – dovrà fare i conti con costi di approvvigionamento che stanno ridisegnando le strategie di prezzo e spingono i consumatori a rinviare gli acquisti o a ripiegare su soluzioni meno performanti.
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