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mercoledì 13 maggio 2026

Attacco russo a Kryvyj Rih: due morti e una bimba ferita, colpita la città di Zelenskyj

Missili e droni russi colpiscono la città natale del presidente ucraino. Tra le vittime una bimba di nove mesi. Mosca: scaduta la tregua.

La notte ucraina si è chiusa con un ennesimo massacro civile nel cuore di Kryvyj Rih, la città in cui Volodymyr Zelenskyj è cresciuto e che da mesi rappresenta un bersaglio simbolico per Mosca. Un drone Shahed ha centrato in pieno un edificio residenziale, uccidendo un uomo di 43 anni e una donna di 65. Tra i feriti, una bambina di appena nove mesi, a cui l'esplosione ha strappato una gamba. Il governatore della regione di Dnipropetrovsk ha confermato che, poche ore dopo, altre quattro persone hanno perso la vita in un distretto vicino, colpito da bombe aeree guidate. Il presidente ucraino ha definito l'attacco «cinico e privo di qualsiasi logica militare», pubblicando le immagini delle macerie.

Mentre da Kyiv si alza la conta dei danni, da Mosca arriva una rivendicazione implicita: il Cremlino ha fatto sapere che la tregua dichiarata unilateralmente nella notte del 12 maggio era ormai scaduta, e che le operazioni militari sarebbero riprese a pieno regime. La scelta di concentrare gli attacchi su Kryvyj Rih non è casuale: oltre al valore emotivo per la leadership ucraina, la città sorge in una zona strategica per le linee di rifornimento verso il fronte meridionale. Gli analisti di Bruxelles sottolineano come l'escalation colpisca proprio mentre si moltiplicano i segnali di una possibile trattativa, quasi a voler ribadire che il negoziato, per il Cremlino, deve passare attraverso la supremazia sul campo.

L'eco di queste bombe arriva forte in Europa, e in particolare in Italia, dove la questione del sostegno militare a Kyiv torna al centro del dibattito politico. Da Palazzo Chigi filtra preoccupazione per un inverno che si annuncia ancora più duro, sia sui fronti di guerra che nei bilanci delle famiglie europee, colpite dal caro energia. La Commissione europea ha condannato l'attacco, ma la prospettiva di un nuovo pacchetto di sanzioni si scontra con le divisioni interne agli Stati membri. Nell'ottica di Pechino, che osserva cauta, ogni raid su obiettivi civili allontana l'ipotesi di una mediazione cinese, mentre Washington ribadisce che non ci sarà sostegno a una pace imposta con la forza.

Più che un colpo militare, l'incursione su Kryvyj Rih appare una mossa politica destinata a testare la tenuta del fronte occidentale. La scelta di colpire la città natale di Zelenskyj, con un costo umano che include una neonata mutilata, è un messaggio diretto non solo a Kyiv, ma anche a Roma, Parigi e Berlino: Mosca non intende cedere terreno, né tantomeno offrire tregue che possano essere sfruttate per riarmare l'Ucraina. L'analisi dei think tank indipendenti suggerisce che, nelle prossime settimane, i raid continueranno a puntare sui centri abitati, per logorare la società civile e spingere i governi europei a rivedere le proprie priorità. L'Italia, che ha già ridotto i trasferimenti di armi negli ultimi mesi, si trova di fronte a un bivio: stringere i denti o lasciare che la guerra si trascini in un stillicidio che nessuno, a questo punto, sembra in grado di fermare.

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mercoledì 13 maggio 2026

Attacco russo a Kryvyj Rih: due morti e una bimba ferita, colpita la città di Zelenskyj

Missili e droni russi colpiscono la città natale del presidente ucraino. Tra le vittime una bimba di nove mesi. Mosca: scaduta la tregua.

La notte ucraina si è chiusa con un ennesimo massacro civile nel cuore di Kryvyj Rih, la città in cui Volodymyr Zelenskyj è cresciuto e che da mesi rappresenta un bersaglio simbolico per Mosca. Un drone Shahed ha centrato in pieno un edificio residenziale, uccidendo un uomo di 43 anni e una donna di 65. Tra i feriti, una bambina di appena nove mesi, a cui l'esplosione ha strappato una gamba. Il governatore della regione di Dnipropetrovsk ha confermato che, poche ore dopo, altre quattro persone hanno perso la vita in un distretto vicino, colpito da bombe aeree guidate. Il presidente ucraino ha definito l'attacco «cinico e privo di qualsiasi logica militare», pubblicando le immagini delle macerie.

Mentre da Kyiv si alza la conta dei danni, da Mosca arriva una rivendicazione implicita: il Cremlino ha fatto sapere che la tregua dichiarata unilateralmente nella notte del 12 maggio era ormai scaduta, e che le operazioni militari sarebbero riprese a pieno regime. La scelta di concentrare gli attacchi su Kryvyj Rih non è casuale: oltre al valore emotivo per la leadership ucraina, la città sorge in una zona strategica per le linee di rifornimento verso il fronte meridionale. Gli analisti di Bruxelles sottolineano come l'escalation colpisca proprio mentre si moltiplicano i segnali di una possibile trattativa, quasi a voler ribadire che il negoziato, per il Cremlino, deve passare attraverso la supremazia sul campo.

L'eco di queste bombe arriva forte in Europa, e in particolare in Italia, dove la questione del sostegno militare a Kyiv torna al centro del dibattito politico. Da Palazzo Chigi filtra preoccupazione per un inverno che si annuncia ancora più duro, sia sui fronti di guerra che nei bilanci delle famiglie europee, colpite dal caro energia. La Commissione europea ha condannato l'attacco, ma la prospettiva di un nuovo pacchetto di sanzioni si scontra con le divisioni interne agli Stati membri. Nell'ottica di Pechino, che osserva cauta, ogni raid su obiettivi civili allontana l'ipotesi di una mediazione cinese, mentre Washington ribadisce che non ci sarà sostegno a una pace imposta con la forza.

Più che un colpo militare, l'incursione su Kryvyj Rih appare una mossa politica destinata a testare la tenuta del fronte occidentale. La scelta di colpire la città natale di Zelenskyj, con un costo umano che include una neonata mutilata, è un messaggio diretto non solo a Kyiv, ma anche a Roma, Parigi e Berlino: Mosca non intende cedere terreno, né tantomeno offrire tregue che possano essere sfruttate per riarmare l'Ucraina. L'analisi dei think tank indipendenti suggerisce che, nelle prossime settimane, i raid continueranno a puntare sui centri abitati, per logorare la società civile e spingere i governi europei a rivedere le proprie priorità. L'Italia, che ha già ridotto i trasferimenti di armi negli ultimi mesi, si trova di fronte a un bivio: stringere i denti o lasciare che la guerra si trascini in un stillicidio che nessuno, a questo punto, sembra in grado di fermare.

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