
Banche del Golfo: utili solidi e strategie mirate tra geopolitica e tassi in calo
Nel primo trimestre del 2026, gli istituti di credito del Golfo Persico confermano una tenuta che sorprende gli osservatori internazionali, defilando le turbolenze geopolitiche con bilanci in attivo e scelte strategiche nette. Il dato più eclatante arriva dall’Egitto: l’Arab African International Bank, prima banca multinazionale del paese fondata nel 1964, ha chiuso l’esercizio 2025 con risultati che il vicepresidente Tamer Waheed definisce «di svolta», nonostante il contesto di tassi d’interesse in calo. Una performance che testimonia la solidità di un gruppo ormai radicato anche negli Emirati Arabi Uniti e capace di crescere come polo regionale.
Dall’Arabia Saudita, la Saudi Awwal Bank presenta un utile netto di 2.086 milioni di riyal (556 milioni di dollari) nei primi tre mesi del 2026, in lieve flessione del 2% rispetto all’anno precedente: un calo contenuto voluto, spiega la presidente Lubna Olayan, da una gestione prudente del rischio in un quadro mediorientale incerto. Anche la National Bank of Kuwait, con un profitto di 135,5 milioni di dinari kuwaitiani, sottolinea la resilienza del proprio modello diversificato: secondo il management, la presenza geografica ampia ha attutito l’impatto delle recenti tensioni, mentre la banca continua a operare senza interruzioni nei mercati internazionali. Dall’altro lato del Golfo, però, si registra una mossa opposta e altrettanto significativa: la Al Salam Bank del Bahrein ha ceduto la propria partecipazione del 20,94% nella Gulf African Bank, il maggiore istituto islamico del Kenya.
Una dismissione che il gruppo giustifica con l’ottimizzazione del portafoglio e la volontà di concentrarsi sui mercati core. L’operazione, seguita dalla consociata ASB Capital con 8,8 miliardi di dollari in gestione, mostra come anche in un’area di forte liquidità si scelga di ridurre le esposizioni periferiche. Per un lettore italiano ed europeo, questi segnali hanno implicazioni precise: le banche del Golfo, sempre più integrate nei flussi finanziari globali, stanno affinando strategie che puntano alla stabilità interna più che all’espansione a ogni costo.
Mentre l’Europa osserva con attenzione l’evoluzione dei tassi e delle tensioni commerciali, il Medio Oriente bancario sembra aver imboccato una via di consolidamento selettivo, che potrebbe tradursi in minori investimenti in Africa orientale ma anche in una maggiore affidabilità per i partner occidentali. La sfida, nei prossimi mesi, sarà mantenere questo equilibrio mentre le variabili geopolitiche restano in movimento.
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