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sabato 25 aprile 2026

Barça a un passo dal titolo, il Getafe si arrende e l’ombra di Yamal si allunga

Con una prova di maturità e pazienza quasi chirurgica, il Barcellona ha espugnato il Coliseum Alfonso Pérez di Getafe per 0-2 e ha in pratica messo l’ipoteca su una Liga che sembrava già scritta. La vittoria, costruita su un’organizzazione difensiva impeccabile e su due folate risolutive, ha proiettato gli uomini di Hansi Flick a undici punti di vantaggio sul Real Madrid, un margine che equivale a un titolo pronto soltanto a essere incorniciato. Il successo assume un peso ancora maggiore per il contesto in cui è maturato: a Getafe, in un catino tradizionalmente indigesto per chiunque ambisca al gioco, e senza il gioiello Lamine Yamal, uscito di scena per il resto della stagione. Secondo gli analisti catalani, proprio la gestione della sua assenza rappresentava il vero esame per una squadra che aveva costruito buona parte della propria imprevedibilità sull’estro dell’adolescente di Rocafonda. L’esame è stato superato con una solidità quasi veterana, incarnata dal giovane Pau Cubarsí, ormai centrale insostituibile nonostante l’età, e dalla lucidità di Pedri nel costruire la prima rete. Al minuto 45, un recupero del difensore a centrocampo ha innescato l’azione che il canario ha trasformato in un assist rasoterra per Fermín López, abile a infilare David Soria sul secondo palo.

Nella lettura che arriva da Rabat, dove il calcio spagnolo è seguito con l’attenzione di chi condivide con la penisola iberica flussi migratori e passioni, l’assenza di Yamal e di Raphinha caricava di una pressione supplementare Ferran Torres, ritenuto un attaccante affidabile nel campionato spagnolo ma ancora alla ricerca di continuità assoluta. La risposta è giunta piuttosto da Marcus Rashford, che ha chiuso la partita al 74° minuto con una cavalcata in contropiede innescata da un lancio lunghissimo di Robert Lewandowski, autore di un prezioso lavoro difensivo nella propria area. Il Getafe, che fino a quel momento aveva spinto con foga alla ricerca del pareggio, si è visto spezzare la resistenza proprio nel momento di massima esposizione, alimentando la frustrazione di un Coliseum che si è via via svuotato di speranze. Dalla prospettiva di Madrid, il colpo è doppio: la sconfitta del Barcellona, a lungo considerata una maledizione in questo stadio, non si è materializzata, e la distanza in classifica ha assunto le proporzioni di un baratro che rende la rimonta un esercizio più psicologico che aritmetico.

Eppure il futuro immediato si tinge di un’ombra che va oltre la festa ormai imminente. Dalla stampa messicana, che osserva la Liga con l’interesse di chi ha visto transitare molti talenti verso l’Europa, si sottolinea come il Barcellona stia vivendo con malcelata apprensione la lesione al bicipite femorale della gamba sinistra patita da Yamal contro il Celta Vigo. La decisione di seguire un trattamento conservativo, con la priorità dichiarata di arrivare al Mondiale in condizioni ottimali, apre una partita delicatissima tra il club e la Federazione spagnola. Il Barça teme che la Selezione possa forzare il recupero del giocatore, condizionando non solo il finale di questa Liga ormai indirizzata, ma soprattutto l’inizio della prossima stagione. In ballo c’è la gestione di un patrimonio tecnico che in Catalogna viene considerato il perno del progetto Flick e che a Madrid, invece, si vorrebbe preservare in chiave nazionale.

Già domenica prossima, a Pamplona contro l’Osasuna, il Barcellona potrà laurearsi campione se il Real Madrid non dovesse battere l’Espanyol. Sarebbe un epilogo rapido quanto meritato, ma l’attenzione vera, in questa primavera spagnola, è già spostata sulla capacità di proteggere la grande promessa senza innescare una frattura diplomatica tra club e nazionale. Per un’Europa calcistica che guarda al modello Flick con crescente interesse, la lezione del Coliseum è duplice: la Liga è vinta con una rosa profonda e con una difesa che ha ritrovato certezze, ma i trofei si costruiscono anche lontano dal campo, nella stanza dove si decide quando un ragazzo prodigio deve fermarsi per poter tornare a correre.

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Barça a un passo dal titolo, il Getafe si arrende e l’ombra di Yamal si allunga

Con una prova di maturità e pazienza quasi chirurgica, il Barcellona ha espugnato il Coliseum Alfonso Pérez di Getafe per 0-2 e ha in pratica messo l’ipoteca su una Liga che sembrava già scritta. La vittoria, costruita su un’organizzazione difensiva impeccabile e su due folate risolutive, ha proiettato gli uomini di Hansi Flick a undici punti di vantaggio sul Real Madrid, un margine che equivale a un titolo pronto soltanto a essere incorniciato. Il successo assume un peso ancora maggiore per il contesto in cui è maturato: a Getafe, in un catino tradizionalmente indigesto per chiunque ambisca al gioco, e senza il gioiello Lamine Yamal, uscito di scena per il resto della stagione. Secondo gli analisti catalani, proprio la gestione della sua assenza rappresentava il vero esame per una squadra che aveva costruito buona parte della propria imprevedibilità sull’estro dell’adolescente di Rocafonda. L’esame è stato superato con una solidità quasi veterana, incarnata dal giovane Pau Cubarsí, ormai centrale insostituibile nonostante l’età, e dalla lucidità di Pedri nel costruire la prima rete. Al minuto 45, un recupero del difensore a centrocampo ha innescato l’azione che il canario ha trasformato in un assist rasoterra per Fermín López, abile a infilare David Soria sul secondo palo.

Nella lettura che arriva da Rabat, dove il calcio spagnolo è seguito con l’attenzione di chi condivide con la penisola iberica flussi migratori e passioni, l’assenza di Yamal e di Raphinha caricava di una pressione supplementare Ferran Torres, ritenuto un attaccante affidabile nel campionato spagnolo ma ancora alla ricerca di continuità assoluta. La risposta è giunta piuttosto da Marcus Rashford, che ha chiuso la partita al 74° minuto con una cavalcata in contropiede innescata da un lancio lunghissimo di Robert Lewandowski, autore di un prezioso lavoro difensivo nella propria area. Il Getafe, che fino a quel momento aveva spinto con foga alla ricerca del pareggio, si è visto spezzare la resistenza proprio nel momento di massima esposizione, alimentando la frustrazione di un Coliseum che si è via via svuotato di speranze. Dalla prospettiva di Madrid, il colpo è doppio: la sconfitta del Barcellona, a lungo considerata una maledizione in questo stadio, non si è materializzata, e la distanza in classifica ha assunto le proporzioni di un baratro che rende la rimonta un esercizio più psicologico che aritmetico.

Eppure il futuro immediato si tinge di un’ombra che va oltre la festa ormai imminente. Dalla stampa messicana, che osserva la Liga con l’interesse di chi ha visto transitare molti talenti verso l’Europa, si sottolinea come il Barcellona stia vivendo con malcelata apprensione la lesione al bicipite femorale della gamba sinistra patita da Yamal contro il Celta Vigo. La decisione di seguire un trattamento conservativo, con la priorità dichiarata di arrivare al Mondiale in condizioni ottimali, apre una partita delicatissima tra il club e la Federazione spagnola. Il Barça teme che la Selezione possa forzare il recupero del giocatore, condizionando non solo il finale di questa Liga ormai indirizzata, ma soprattutto l’inizio della prossima stagione. In ballo c’è la gestione di un patrimonio tecnico che in Catalogna viene considerato il perno del progetto Flick e che a Madrid, invece, si vorrebbe preservare in chiave nazionale.

Già domenica prossima, a Pamplona contro l’Osasuna, il Barcellona potrà laurearsi campione se il Real Madrid non dovesse battere l’Espanyol. Sarebbe un epilogo rapido quanto meritato, ma l’attenzione vera, in questa primavera spagnola, è già spostata sulla capacità di proteggere la grande promessa senza innescare una frattura diplomatica tra club e nazionale. Per un’Europa calcistica che guarda al modello Flick con crescente interesse, la lezione del Coliseum è duplice: la Liga è vinta con una rosa profonda e con una difesa che ha ritrovato certezze, ma i trofei si costruiscono anche lontano dal campo, nella stanza dove si decide quando un ragazzo prodigio deve fermarsi per poter tornare a correre.

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