
Bayern e PSG verso la sfida di Champions tra pareggi e rimpianti
Il pareggio in extremis del Bayern Monaco contro l’Heidenheim, ultimo in classifica, è stato molto più di un semplice incidente di percorso: è l’ultimo atto di una settimana che ha visto entrambe le semifinaliste di Champions League inciampare nei rispettivi campionati. All’Allianz Arena, il gol di Michael Olise al centesimo minuto ha regalato ai bavaresi un 3-3 che sa di miracolo, ma ha anche acceso un dibattito scomodo sulla tenuta mentale della squadra di Vincent Kompany. Secondo gli analisti di Monaco, il tecnico belga ha ruotato sette undicesimi della formazione titolare in vista del ritorno contro il Paris Saint-Germain, ma il turnover ha rischiato di trasformarsi in una figuraccia: l’Heidenheim, già virtualmente retrocesso, ha condotto per 3-1 e solo la voglia di non arrendersi ha evitato una sconfitta che sarebbe stata la prima contro un fanalino di coda dal 2008.
Dall’altra parte delle Alpi, il copione non è stato molto diverso. Il PSG di Luis Enrique ha sprecato due vantaggi contro il Lorient, finendo 2-2 al Parco dei Principi con una formazione che presentava diverse assenze eccellenti. Il tecnico spagnolo, dal canto suo, ha confessato che mantenere alta la motivazione in campionato quando il titolo è praticamente in tasca diventa un’impresa: i parigini hanno sei punti di vantaggio sul Lens a tre giornate dalla fine, ma il pareggio di Nizza ha impedito ai rivali di accorciare. A Parigi, il sospetto è che la testa sia già tutta sul duello di mercoledì, quando al Parco dei Principi si giocherà il ritorno di una semifinale che all’andata ha regalato spettacolo e gol (5-4 per i francesi).
Per l’Europa del calcio, e per l’Italia in particolare, che segue con attenzione le sorti delle grandi d’Oltralpe, il quadro che emerge è quello di due squadre dal potenziale offensivo straripante ma con difese che sembrano vulnerabili sotto pressione. Il Bayern ha mostrato una straordinaria capacità di reazione, rimontando tre volte in poche settimane, ma la fragilità mostrata contro l’Heidenheim – non certo un avversario di rango – fa riflettere. L’ottica di Bruxelles, dove si discute di calcio globale, sottolinea come entrambe le contendenti arrivino all’appuntamento con dubbi difensivi ma con un attacco capace di risolvere ogni partita: Mbappé da una parte, Kane e Olise dall’altra. La vera incognita sarà la gestione emotiva di due squadre che, dopo aver fallito la prova generale, dovranno ritrovare concentrazione e cinismo per non sprecare una stagione.
La vigilia del ritorno si carica così di attesa e di inquietudine. Se l’andata è stata un trionfo di calcio champagne, il prosieguo potrebbe riservare colpi di scena altrettanto imprevedibili. Gli osservatori europei concordano: il Liverpool, già eliminato, osserva con interesse, mentre la Juventus e il Milan, impegnati in campionato, seguono da lontano. La sensazione è che chi saprà difendere meglio, o forse semplicemente sbagliare meno, avrà la strada spianata verso la finale di Istanbul. Il calcio tedesco e quello francese incrociano le lame, e il risultato sarà un test per la tenuta di due modelli: quello bavarese, basato su solidità e rimonte, e quello parigino, costruito sul talento individuale. La risposta, come sempre, arriverà dal campo.
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