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Sportvenerdì 26 giugno 2026

Il Belgio ritrova sé stesso a Vancouver: Lukaku e De Bruyne firmano il pass per gli ottavi

Una doppietta del centravanti e la regia del capitano piegano 2-0 la Nuova Zelanda, che esce a testa alta ma con il rimpianto di non aver capitalizzato un primo tempo coraggioso.

Alla fine, quando il crepuscolo di Vancouver ha inghiottito le speranze oceaniche, sul prato del BC Place è rimasta l’immagine di due veterani abbracciati. Romelu Lukaku, autore di una doppietta che ha ribaltato la partita e il destino del Belgio, e Kevin De Bruyne, che aveva appena disegnato l’assist del raddoppio con un esterno destro a scavalcare la difesa. Il 2-0 sulla Nuova Zelanda, maturato nella ripresa dopo quarantacinque minuti di sofferenza tattica, consegna ai Diavoli Rossi il secondo posto nel Gruppo G e il biglietto per i sedicesimi di finale, scongiurando l’incubo di un’eliminazione precoce che avrebbe chiuso nel peggiore dei modi il ciclo della generazione d’oro.

Eppure la serata era cominciata con i fantasmi di Qatar 2022 che tornavano a materializzarsi. La Nuova Zelanda di Darren Bazeley, schierata con un 4-3-3 elastico e Chris Wood unico riferimento avanzato, ha interpretato il primo tempo con un’aggressività ordinata che ha messo a nudo le fragilità belghe. I All Whites, orfani di una vittoria in un Mondiale da oltre quarant’anni, hanno sfiorato il vantaggio in due occasioni: prima con un colpo di testa di Wood deviato da Courtois, poi con una conclusione di Sarpreet Singh che ha lambito il palo. Il Belgio, imbrigliato dal pressing alto degli oceaniani, ha faticato a costruire palleggio, con De Bruyne costretto ad abbassarsi fino alla linea dei difensori per ricevere palla. L’assenza di Doku, inizialmente in panchina dopo la nascita del figlio e i postumi di un’affezione respiratoria, ha tolto profondità all’attacco, mentre Lukaku appariva isolato e impreciso.

La svolta è arrivata nell’intervallo. Secondo gli analisti di Bruxelles, Rudi Garcia ha operato due correzioni decisive: l’inserimento di Doku per Lukébakio e l’avanzamento di Tielemans sulla linea dei trequartisti. Al 52’, il forcing ha prodotto il primo gol: cross teso di Meunier dalla destra, sponda di testa di Vanaken e zampata di Lukaku da due passi. La resistenza neozelandese, fino a quel momento eroica, si è incrinata. Il raddoppio, giunto al 71’, è stato un manifesto della classe belga: De Bruyne ha lanciato Lukaku con un filtrante di rara precisione, e il centravanti ha trafitto Crocombe in uscita. Da quel momento, la partita è diventata una gestione matura, con Courtois chiamato a un solo intervento su un tiro dalla distanza di Just.

Per la Nuova Zelanda, che chiude il girone all’ultimo posto con un solo punto, resta la consapevolezza di aver tenuto testa a una delle nazionali più quotate d’Europa per oltre un’ora. La stampa di Wellington sottolinea come la squadra abbia mostrato un’organizzazione difensiva superiore alle attese, ma sia mancata di cinismo sotto porta. L’eliminazione, comunque, non cancella i progressi di un movimento che, dopo i Mondiali del 1982 e del 2010, ha dimostrato di poter competere a questi livelli. Sul fronte belga, invece, il sospiro di sollievo è accompagnato dalla consapevolezza che il percorso verso le fasi avanzate richiederà ben altra continuità: il prossimo avversario, con ogni probabilità una tra le prime del Gruppo H, non concederà un primo tempo di assestamento.

Divergenza — chi la racconta come
0%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.20 a 0.00
CriticoFavorevole
LATSEA
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana−0.20neutral
Stampa sud-est asiatica0.00neutral
Stampa latinoamericana−0.20

Il Belgio arriva da favorito ma con molti dubbi dopo due pareggi. De Bruyne, Doku e Courtois sono chiamati a sbloccare la partita contro una Nuova Zelanda che ha solo un punto. Le simulazioni danno un 2-0 per i Diavoli Rossi, mentre l'evento iridata porta benefici a commercio e turismo.

ScetticismoPragmatismo
Stampa sud-est asiatica0.00

Uno scontro da vita o morte per entrambe le squadre. Il Belgio arriva con un fardello pesante e Lukaku deve dimostrare di non essere finito. La Nuova Zelanda conserva una speranza matematica: serve una vittoria con ampio margine e che l'Iran perda dall'Egitto.

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venerdì 26 giugno 2026

Il Belgio ritrova sé stesso a Vancouver: Lukaku e De Bruyne firmano il pass per gli ottavi

Una doppietta del centravanti e la regia del capitano piegano 2-0 la Nuova Zelanda, che esce a testa alta ma con il rimpianto di non aver capitalizzato un primo tempo coraggioso.

Alla fine, quando il crepuscolo di Vancouver ha inghiottito le speranze oceaniche, sul prato del BC Place è rimasta l’immagine di due veterani abbracciati. Romelu Lukaku, autore di una doppietta che ha ribaltato la partita e il destino del Belgio, e Kevin De Bruyne, che aveva appena disegnato l’assist del raddoppio con un esterno destro a scavalcare la difesa. Il 2-0 sulla Nuova Zelanda, maturato nella ripresa dopo quarantacinque minuti di sofferenza tattica, consegna ai Diavoli Rossi il secondo posto nel Gruppo G e il biglietto per i sedicesimi di finale, scongiurando l’incubo di un’eliminazione precoce che avrebbe chiuso nel peggiore dei modi il ciclo della generazione d’oro.

Eppure la serata era cominciata con i fantasmi di Qatar 2022 che tornavano a materializzarsi. La Nuova Zelanda di Darren Bazeley, schierata con un 4-3-3 elastico e Chris Wood unico riferimento avanzato, ha interpretato il primo tempo con un’aggressività ordinata che ha messo a nudo le fragilità belghe. I All Whites, orfani di una vittoria in un Mondiale da oltre quarant’anni, hanno sfiorato il vantaggio in due occasioni: prima con un colpo di testa di Wood deviato da Courtois, poi con una conclusione di Sarpreet Singh che ha lambito il palo. Il Belgio, imbrigliato dal pressing alto degli oceaniani, ha faticato a costruire palleggio, con De Bruyne costretto ad abbassarsi fino alla linea dei difensori per ricevere palla. L’assenza di Doku, inizialmente in panchina dopo la nascita del figlio e i postumi di un’affezione respiratoria, ha tolto profondità all’attacco, mentre Lukaku appariva isolato e impreciso.

La svolta è arrivata nell’intervallo. Secondo gli analisti di Bruxelles, Rudi Garcia ha operato due correzioni decisive: l’inserimento di Doku per Lukébakio e l’avanzamento di Tielemans sulla linea dei trequartisti. Al 52’, il forcing ha prodotto il primo gol: cross teso di Meunier dalla destra, sponda di testa di Vanaken e zampata di Lukaku da due passi. La resistenza neozelandese, fino a quel momento eroica, si è incrinata. Il raddoppio, giunto al 71’, è stato un manifesto della classe belga: De Bruyne ha lanciato Lukaku con un filtrante di rara precisione, e il centravanti ha trafitto Crocombe in uscita. Da quel momento, la partita è diventata una gestione matura, con Courtois chiamato a un solo intervento su un tiro dalla distanza di Just.

Per la Nuova Zelanda, che chiude il girone all’ultimo posto con un solo punto, resta la consapevolezza di aver tenuto testa a una delle nazionali più quotate d’Europa per oltre un’ora. La stampa di Wellington sottolinea come la squadra abbia mostrato un’organizzazione difensiva superiore alle attese, ma sia mancata di cinismo sotto porta. L’eliminazione, comunque, non cancella i progressi di un movimento che, dopo i Mondiali del 1982 e del 2010, ha dimostrato di poter competere a questi livelli. Sul fronte belga, invece, il sospiro di sollievo è accompagnato dalla consapevolezza che il percorso verso le fasi avanzate richiederà ben altra continuità: il prossimo avversario, con ogni probabilità una tra le prime del Gruppo H, non concederà un primo tempo di assestamento.

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Il Belgio arriva da favorito ma con molti dubbi dopo due pareggi. De Bruyne, Doku e Courtois sono chiamati a sbloccare la partita contro una Nuova Zelanda che ha solo un punto. Le simulazioni danno un 2-0 per i Diavoli Rossi, mentre l'evento iridata porta benefici a commercio e turismo.

ScetticismoPragmatismo
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Uno scontro da vita o morte per entrambe le squadre. Il Belgio arriva con un fardello pesante e Lukaku deve dimostrare di non essere finito. La Nuova Zelanda conserva una speranza matematica: serve una vittoria con ampio margine e che l'Iran perda dall'Egitto.

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