
Bessent: intesa sul cessate il fuoco con l’Iran possibile già il 7 o 8 agosto
Il segretario al Tesoro USA annuncia un’intesa imminente per una tregua di 30-60 giorni e la riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre Teheran chiede garanzie sul transito e alleggerimento delle sanzioni.
Un accordo per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran potrebbe essere raggiunto già il 7 o l’8 agosto, secondo quanto dichiarato dal segretario al Tesoro americano Scott Bessent in un’intervista all’emittente 12News. L’intesa prevederebbe una tregua di durata compresa tra 30 e 60 giorni e la riapertura dello Stretto di Hormuz, via d’acqua cruciale per il traffico energetico globale. Bessent ha collegato la prospettiva dell’accordo alla forte pressione economica esercitata su Teheran, affermando che l’inflazione alimentare in Iran avrebbe raggiunto il 150-180% e che il governo faticherebbe a retribuire le proprie forze armate.
La posizione americana, illustrata dallo stesso ministro, poggia su un doppio binario di pressione militare ed economica: all’operazione “Epic Rage” si affianca l’iniziativa del Tesoro denominata “Economic Rage”, volta a strangolare le finanze iraniane. Il presidente Donald Trump, dal canto suo, si è detto soddisfatto dell’andamento dei negoziati e ha previsto una rapida conclusione, ritenendo che l’Iran non possa sostenere a lungo lo scontro. Bessent ha inoltre ripreso l’affermazione di Trump secondo cui aviazione e marina iraniane sarebbero state “distrutte” nel corso delle operazioni condotte con Israele.
Da parte iraniana, fonti citate dal quotidiano The National indicano che Teheran avrebbe proposto di discutere la revoca delle sanzioni americane in cambio di garanzie per il passaggio indisturbato delle navi commerciali attraverso Hormuz. Il ministero degli Esteri iraniano ha reso noto che Iran e Oman hanno concordato le coordinate geografiche di un nuovo corridoio di transito nello Stretto, frutto di negoziati condotti negli ultimi due mesi tra i due Stati costieri. Un precedente memorandum d’intesa, reso pubblico a giugno dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, prevedeva la cessazione immediata delle ostilità su tutti i fronti, l’avvio di colloqui per un accordo definitivo entro 60 giorni, la rimozione del blocco navale e lo stanziamento di almeno 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Iran.
L’annuncio di Bessent giunge dopo mesi di escalation e tentativi diplomatici. Un primo memorandum di giugno aveva stabilito una tregua di 60 giorni per negoziare i parametri di un’intesa permanente, ma i combattimenti erano ripresi all’inizio di luglio e si erano protratti fino alla fine del mese. A fine luglio Trump aveva sospeso i pianificati attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane e annunciato la ripresa dei colloqui. In questo quadro, la riapertura dello Stretto di Hormuz – che Bessent ha definito un passaggio che “non sarà mai più lo stesso” e per il quale si studiano rotte alternative – potrebbe tradursi in un calo dei prezzi dell’energia, mentre restano da definire i termini concreti dell’eventuale intesa e il seguito negoziale.
| Stampa del Golfo arabo | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.70 | critical |
| Stampa iraniana e affini | −0.20 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.30 | aligned |
L'accordo è una resa economica imposta dagli Stati Uniti, che tengono l'Iran per la gola con un'inflazione devastante e un veto nucleare assoluto.
Si costruisce una gerarchia di minacce: la pressione economica americana è presentata come causa diretta della resa iraniana, mentre il nucleare è il limite invalicabile.
Non si menziona la distruzione delle forze aeree e navali iraniane da parte di USA e Israele, citata invece nei blocchi russo e atlantico.
L'accordo è una capitolazione forzata: gli Stati Uniti vantano di aver distrutto l'aviazione e la flotta iraniane e di tenere l'Iran per la gola con la fame economica.
Si simmetrizza l'escalation: la forza militare americana e israeliana è presentata come l'unica ragione della tregua, negando qualsiasi spazio di autonomia iraniana.
Non si riporta la possibilità di un accordo negoziato o la volontà iraniana di trattare, presente invece nel blocco iraniano.
L'accordo è una possibilità tecnica imminente, descritta con tono burocratico e neutro, senza enfasi sulla pressione esterna.
Si personifica lo stato iraniano come attore razionale che valuta tempi e termini, minimizzando la dimensione della coercizione.
Non si menziona la distruzione delle forze armate iraniane né l'inflazione al 150-180%, elementi centrali nei blocchi russo e del Golfo.
L'accordo è una vittoria della pressione americana, che ha portato l'Iran al tavolo delle trattative per la stabilità regionale e globale.
Si riproietta l'accordo come risultato positivo della strategia di pressione americana, enfatizzando i benefici per tutti e minimizzando la dimensione della sconfitta iraniana.
Non si menziona la distruzione delle forze armate iraniane né l'inflazione al 150-180%, elementi centrali nei blocchi russo e del Golfo.
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