
Bielsa contro le pause idriche: «Così si altera l’essenza del calcio»
Il tecnico dell’Uruguay critica le interruzioni obbligatorie al Mondiale 2026, introdotte per ragioni di salute ma finite sotto accusa per motivi commerciali e tattici.
«Giocare quattro tempi invece di due altera la concezione culturale che si era costruita per interpretare il calcio. Questo cambiamento non aggiunge nulla e toglie molto». Marcelo Bielsa ha scelto la conferenza stampa della vigilia di Uruguay-Capo Verde per puntare il dito contro una delle innovazioni più discusse del Mondiale 2026: le pause di idratazione obbligatorie. Le sue parole, riferite da media di tutto il mondo, sono arrivate mentre la Celeste si preparava a una sfida delicata dopo il deludente 1-1 contro l’Arabia Saudita, in cui la squadra era apparsa «pastosa» – aggettivo usato dallo stesso tecnico – nel primo tempo, salvo poi crescere nella ripresa.
La FIFA aveva introdotto per ogni partita due interruzioni di tre minuti, una per tempo, ufficialmente per tutelare la salute dei calciatori dal caldo nordamericano. In pratica, però, lo stop scatta a prescindere dalle condizioni climatiche, anche negli stadi coperti, e ha frammentato il ritmo delle gare, attirandosi fischi e malumori del pubblico in diversi impianti. Secondo gli osservatori sudamericani, la misura snatura la fluidità del gioco, trasformandolo in uno spettacolo a quattro quarti simile a quelli degli sport statunitensi. Bielsa, da Buenos Aires a Miami, è stato il volto più autorevole di questa critica: «Quando si è diviso in quattro non si è pensato all’effetto su ciò che ha fatto del calcio uno sport che innamora, ma ad altre ripercussioni».
Le «altre ripercussioni» sono il cuore di una polemica che unisce tifosi, allenatori e analisti. Le pause, infatti, aprono una finestra pubblicitaria senza precedenti: in Australia hanno già uno sponsor ufficiale – McDonald’s – e vengono chiamate «Maccas Match Break». Secondo proiezioni finanziarie diffuse da ambienti statunitensi, le interruzioni genereranno oltre 250 milioni di dollari di introiti extra per le emittenti televisive. In Europa, l’eco delle critiche ha trovato terreno fertile fra i puristi, che vedono nel VAR un progresso e nelle pause idriche una degenerazione commerciale. Bielsa lo ha detto chiaramente: «Le conclusioni che esprimo non sono solo mie, le sento ripetere di continuo e vi aderisco». Nel frattempo, i tecnici sfruttano quei tre minuti per riorganizzare le difese e spezzare i momenti di spinta avversaria, alterando l’equilibrio emotivo che ha sempre definito il gioco.
L’Uruguay arriva alla sfida con Capo Verde in un girone H apertissimo, con tutte e quattro le squadre a un punto dopo la prima giornata. La Celeste, dopo aver evitato la sconfitta all’esordio grazie a un gol di Maximiliano Araújo, è costretta a vincere per non complicarsi il cammino verso gli ottavi, dove potrebbe incrociare l’Argentina campione in carica. Bielsa confida nella reazione d’orgoglio mostrata nel secondo tempo contro l’Arabia Saudita, quando la squadra aveva prodotto 27 tiri prima di pareggiare. Capo Verde, capace di fermare la Spagna sullo 0-0, si presenta come un avversario ostico, e la partita in notturna a Miami sarà un banco di prova per le ambizioni uruguaiane.
Il dibattito sulle pause idriche, intanto, è destinato ad accompagnare l’intero torneo, alimentando una tensione fra la protezione della salute, la commercializzazione del calcio e la difesa della sua cultura originaria. L’appuntamento in campo offrirà una tregua momentanea, mentre la FIFA dovrà fare i conti con un coro di critiche che, dalle gradinate alle panchine, non accenna a placarsi.
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Bielsa, voce della tradizione calcistica argentina, si oppone alle innovazioni che snaturano il gioco.
Si fa leva sull'autorità di Bielsa come tecnico di fama mondiale per legittimare una critica romantica al calcio moderno.
Il calcio europeo osserva con distacco le dichiarazioni di Bielsa, considerandole una posizione marginale.
La notizia viene incorniciata come un'opinione personale senza conseguenze pratiche, riducendone la portata.
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