
Blitz contro il suprematismo bianco: arrestato un 19enne, rete online con 200 adepti
L'operazione di polizia che ha portato agli arresti domiciliari di un diciannovenne di Pavia, indicato come il regista di una chat Telegram di ispirazione neonazista, segna un nuovo capitolo nell'allarme per la radicalizzazione violenta dei giovani in Italia. La rete, battezzata "Terza Posizione", contava circa duecento iscritti sparsi per la penisola e veicolava contenuti estremisti, dall'apologia del genocidio alla minimizzazione della Shoah, fino all'istigazione a "colpire il mondo reale", come riferiscono gli investigatori. Il blitz, coordinato dalle procure di Milano e per i minorenni con il supporto della Digos, ha coinvolto quindici perquisizioni in dieci province, da Torino a Cagliari, e nove degli indagati sono minorenni, a testimonianza di un reclutamento che sfrutta le piattaforme digitali per raggiungere adolescenti.
La dimensione nazionale del fenomeno, con adepti da Nord a Sud, suggerisce che il substrato ideologico suprematista e antisemita non sia confinato a frange marginali ma trovi fertile terreno nella disaffezione e nell'isolamento sociale, aggravati dalla pandemia. Secondo gli analisti italiani, la capacità di questo network di coagulare odio e progettare azioni, pur senza aver ancora messo in atto attacchi fisici, rappresenta una sfida per le agenzie di sicurezza, chiamate a monitorare un terrorismo "domestico" che nasce e si alimenta nel deep web. L'uso di Telegram, piattaforma preferita dagli estremisti per la sua crittografia, evidenzia la corsa a ostacoli tra forze dell'ordine e gruppi clandestini.
Da un'ottica europea, il caso italiano non è isolato: Bruxelles osserva con preoccupazione la resilienza delle reti di estrema destra, che spesso travalicano i confini nazionali e si coordinano a livello transnazionale. L'arresto del giovane leader, peraltro di origini albanesi, sottolinea il paradosso di un suprematismo bianco che recluta anche tra chi proviene da famiglie immigrate, sfruttando le contraddizioni identitarie delle nuove generazioni. Gli insulti rivolti alle leader politiche Giorgia Meloni ed Elly Schlein, emersi durante le indagini, mostrano inoltre un disprezzo per la democrazia rappresentativa che unisce questi gruppi, indifferenti alle divisioni partitiche tradizionali.
In prospettiva, la risposta dovrà essere multilivello: sul piano giudiziario, con un inasprimento delle pene per i reati di propaganda online; su quello educativo, con programmi di deradicalizzazione che coinvolgano scuole e famiglie; e su quello tecnologico, con una maggiore cooperazione tra Stati e aziende tech per smantellare le echo chamber dell'estremismo. L'Italia, come il resto d'Europa, è a un bivio: lasciare che l'odio si incubi nelle chat o affrontare con determinazione le cause profonde di questa deriva, che rischia di erodere le basi stesse della convivenza civile.
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