
Brasile e Russia ridisegnano lavoro e pensioni: lezioni per l'Europa?
Mentre il Brasile cerca di trattenere i suoi scienziati, Mosca allenta i vincoli sullo straordinario. Due modelli opposti per fronteggiare l'invecchiamento.
Il Brasile procede su due binari paralleli e potenzialmente contraddittori riguardo al destino dei lavoratori pubblici più anziani. Da un lato, la Camera dei Deputati ha approvato all'unanimità un progetto che consente alle imprese pubbliche e alle società a capitale misto di riassumere i propri dipendenti andati in pensione, purché questi operino in programmi specifici di ricerca e innovazione scientifica. La norma, che ora passa al Senato, è stata pensata per trattenere competenze preziose, scongiurando la perdita di capitale umano al compimento del 75° anno d'età, quando scatta l'attuale pensionamento obbligatorio. Dall'altro lato, la stessa Corte Suprema brasiliana ha sospeso a tempo indeterminato il giudizio sulla costituzionalità di quel limite di età per gli impiegati pubblici, dopo che si era già formata una maggioranza a favore dell'applicazione della regola previdenziale. Il tribunale attende ora la nomina dell'undicesimo giudice per dirimere le divergenze residue. Secondo gli analisti di Brasilia, il paradosso è evidente: mentre il legislativo cerca di aggirare il pensionamento coatto, la magistratura potrebbe confermarlo, creando incertezza per migliaia di ricercatori e tecnici.
In Russia, invece, il quadro è diverso e forse più netto. La Duma di Stato ha approvato in via definitiva un pacchetto di riforme che ridisegna i confini del lavoro straordinario: il limite annuale passa da centoventi a duecentoquaranta ore, a condizione che questa possibilità sia prevista dal contratto collettivo o da un accordo di settore. Il provvedimento, che aggiorna il Codice del lavoro, mantiene le regole di retribuzione maggiorata – una volta e mezzo le prime due ore, il doppio per le successive – ma introduce anche un diritto nuovo: i lavoratori che superano le centoventi ore annue di straordinario potranno ottenere un giorno retribuito per sottoporsi a visite mediche. Nella stessa seduta, la Duma ha varato un altro intervento di segno opposto, volto a rafforzare il sistema di risparmio previdenziale a lungo termine: la legge modifica il meccanismo di cofinanziamento statale, fissando un tetto diretto sulla quota del Fondo sociale da destinare al programma, in sostituzione del precedente criterio proporzionale ai flussi di uscita delle pensioni integrative.
Se si guardano questi provvedimenti con l'ottica di Bruxelles, emergono due filosofie contrapposte. Il Brasile cerca di conciliare il rigore previdenziale con la necessità di non disperdere saperi, in un tentativo di flessibilità che ricorda da vicino i dibattiti italiani sulla legge Fornero e sul trattenimento dei professori universitari oltre l'età pensionabile. La Russia, al contrario, sembra puntare su un rafforzamento della forza lavoro attiva: più ore di straordinario legalizzate e un sistema di risparmio più stabile, quasi a voler compensare l'invecchiamento demografico con una maggiore intensità produttiva. Per l'Europa, e per l'Italia in particolare, il confronto è istruttivo. Entrambi i modelli offrono spunti: la via brasiliana della riconquista dei pensionati come risorsa per l'innovazione, e quella russa dell'allungamento della giornata lavorativa come risposta alla scarsità di manodopera. Tuttavia, nessuno dei due approcci è esente da rischi: il primo potrebbe generare conflitti generazionali e ostacoli al ricambio, il secondo rischia di erodere la qualità della vita e la salute dei lavoratori. Mentre i governi di tutto il mondo cercano formule sostenibili per la pensione e il lavoro, i casi di Brasile e Russia offrono un laboratorio a cielo aperto, le cui evoluzioni – dalla nomina del giudice brasiliano all'attuazione dei nuovi contratti collettivi in Russia – andranno seguite con attenzione, anche a Roma e a Bruxelles.
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
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| Stampa russa e CSI | +0.10 | neutral |
Il Congresso brasiliano ha approvato all'unanimità un progetto che consente di riassumere scienziati pensionati per programmi di ricerca, cercando di trattenere competenze nonostante il pensionamento obbligatorio a 75 anni. Il Supremo Tribunale Federale ha sospeso il giudizio sull'obbligatorietà del pensionamento per i dipendenti pubblici, evidenziando tensioni tra efficienza e norme previdenziali. Un approccio pragmatico per non disperdere talenti.
La Duma ha adottato una legge che raddoppia il limite annuale di ore straordinarie da 120 a 240, presentandola come un miglioramento della regolamentazione del lavoro. Le modifiche mantengono le tariffe maggiorate e richiedono accordi collettivi, inquadrando la misura come flessibilità necessaria per le imprese. Lo Stato calibra le norme per conciliare esigenze economiche e tutele.
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