
Caos al Pentagono: Hegseth licenzia il segretario della Marina in piena guerra con l'Iran
Nel bel mezzo di un fragile cessate il fuoco con l'Iran e mentre la Marina americana mantiene il blocco navale nello Stretto di Hormuz – operazione cruciale per la sicurezza energetica globale – il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha improvvisamente sollevato dall'incarico il segretario della Marina John Phelan. La notizia, diffusa mercoledì con un laconico post su X dal portavoce del Pentagono Sean Parnell, segna il secondo importante cambio al vertice militare in poche settimane: a inizio aprile era già stato estromesso il capo di stato maggiore dell'Esercito, generale Randy George. Una purga primaverile che, secondo osservatori di Washington, rivela una crescente tensione interna all'amministrazione Trump mentre il paese è impegnato in un conflitto aperto.
Le ragioni ufficiali non sono state fornite, ma le indiscrezioni convergono su un nodo preciso: il rapporto conflittuale tra Phelan e Hegseth. Fonti vicine al Pentagono riferiscono che il segretario della Marina avrebbe scavalcato il suo superiore, intrattenendo rapporti diretti con il presidente Trump per promuovere un ambizioso piano di ammodernamento della flotta – la cosiddetta “Golden Fleet” – che includeva la costruzione di una nuova corazzata di classe “Trump”. Hegseth, dal canto suo, accusava Phelan di procedere troppo lentamente nelle riforme del settore cantieristico e di non essersi mostrato sufficientemente aggressivo nei confronti del senatore Mark Kelly, colpevole secondo l’ala più oltranzista di aver invitato i militari a ignorare ordini illegali. Lo stesso Trump, intervenendo giovedì, ha confermato che il licenziamento è scaturito da “conflitti su come costruire e acquistare nuove navi”, aggiungendo con tono sbrigativo che “bisogna andare d'accordo, specialmente nell'esercito”.
La destituzione avviene in un momento di massima tensione strategica. Il blocco dello Stretto di Hormuz, voluto da Washington per soffocare le esportazioni petrolifere iraniane, impegna direttamente la Marina americana in una delle operazioni più delicate degli ultimi decenni. L'uscita di scena di Phelan – sostituito ad interim dal vice Hung Cao, veterano di 25 anni di servizio – rischia di minare la continuità del comando proprio mentre Teheran testa i limiti della tregua. Secondo fonti dei servizi di intelligence citate da analisti statunitensi, le capacità militari iraniane sarebbero superiori a quanto la Casa Bianca ammetta pubblicamente, il che rende ogni scossone al vertice del Pentagono ancora più rischioso.
Per l'Europa e per l'Italia, il quadro è preoccupante. Il blocco di Hormuz incide direttamente sulle forniture energetiche del Vecchio Continente: circa un quinto del petrolio mondiale transita da quel collo di bottiglia. Bruxelles osserva con apprensione i frequenti cambi ai vertici militari americani, temendo che instabilità decisionale a Washington possa tradursi in improvvisi scossoni diplomatici o militari. Roma, che mantiene basi e contingenti in area mediorientale, segue con attenzione l'evolversi della situazione.
Guardando avanti, il caos al Pentagono appare destinato a intensificarsi. Se i repubblicani dovessero perdere il controllo del Senato nelle elezioni di metà mandato, la conferma dei nuovi alti funzionari diventerebbe un'impresa. Hegseth, forte dell'appoggio presidenziale, sembra intenzionato a proseguire la radura: la sua gestione accentrata e impulsiva mal si concilia con la tradizione di stabilità del comando militare, specialmente in tempo di guerra. Per la Marina americana, impegnata a mantenere la pressione su Teheran, il cambio al vertice arriva nel momento più delicato. E il prossimo a cadere potrebbe essere già stato individuato.
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