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Dick Advocaat, 78 anni, torna alla guida di Curaçao: è l’allenatore più anziano nella storia dei Mondiali

A un mese dal via, Curaçao cambia di nuovo guida tecnica. Dopo la defezione di Fred Rutten, il veterano olandese torna in panchina per il suo terzo Mondiale.

A nemmeno un mese dal fischio d’inizio della Coppa del Mondo 2026, la nazionale di Curaçao ha vissuto un terremoto tecnico che ha riportato sulla panchina il volto più noto della sua breve storia calcistica. Dick Advocaat, 78 anni, è stato richiamato alla guida della selezione caraibica dopo che il suo successore Fred Rutten ha rassegnato le dimissioni lunedì. Il ritorno del tecnico olandese, sancito martedì dalla federazione locale, lo incorona come l’allenatore più anziano mai visto in una fase finale di un Mondiale, superando il precedente record dell’ottantunenne Otto Rehhagel. La mossa conferma una crescente instabilità interna, ma anche la fiducia cieca in un uomo che a novembre aveva già compiuto il miracolo: portare per la prima volta l’isola caraibica a un Mondiale.

Le crepe nel progetto si erano aperte già a febbraio, quando Advocaat si dimise per assistere la figlia gravemente malata. La federazione, in accordo con lui, aveva scelto Rutten come sostituto. Ma la gestione dell’olandese si è rivelata disastrosa: due amichevoli, due sconfitte pesanti – 5-1 contro l’Australia e 2-0 contro la Cina – e un clima spogliatoio rapidamente deterioratosi. Secondo quanto riferito dagli ambienti vicini alla federazione, sono stati proprio i giocatori e il principale sponsor a premere per il ritorno di Advocaat, inasprendo un conflitto che a venerdì scorso sembrava ancora senza via d’uscita. La federazione, inizialmente restia, ha dovuto cedere dopo che Rutten ha accettato di farsi da parte per il bene del gruppo.

Da Bruxelles a Pechino, l’eco di questa vicenda ha suscitato reazioni contrastanti. In Europa prevale una certa perplessità: affidare una nazionale alla vigilia di un Mondiale a un tecnico che ha appena rivisto il figlio in via di guarigione – e che lui stesso aveva lasciato per motivi familiari – è considerato un azzardo. Ad Amsterdam e Francoforte si sottolinea che Curaçao rischia di pagare la mancanza di continuità e la tensione interna, trasformando un sogno in una potenziale umiliazione. L’ottica di Pechino, al contrario, è più analitica: per la Cina, già certa di incrociare Curaçao nel girone, il ritorno di Advocaat è una variabile scomoda, perché il suo carisma e la sua esperienza potrebbero ridare compattezza a una squadra che nei test era apparsa fragile.

Guardando avanti, il rebus tattico per Advocaat è enorme: ha solo trenta giorni per ricucire lo spogliatoio e impostare un gioco che tenga testa a avversari di ben altro calibro, tra cui appunto Australia e Cina. Il tecnico olandese, che sarà anche l’uomo più anziano in panchina, ha dalla sua l’enorme credito accumulato con la qualificazione storica, ma dovrà dimostrare che l’età non è un freno alla capacità di reazione. Per una federazione piccola e inesperta come quella di Curaçao, questo avvicendamento è una scommessa sul fattore umano: il carisma di un padre putativo contro il caos organizzativo. Per l’Italia e l’Europa, la vicenda è un monito su come i Mondiali non siano solo un palcoscenico di grandi potenze, ma anche l’ultima spiaggia per storie di riscatto e, a volte, di disperata coerenza con i propri limiti.

Divergenza — chi la racconta come
20%Bassa
2 blocchi · posizioni da 0.00 a +0.40
CriticoFavorevole
GLFLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa del Golfo arabo0.00neutral
Stampa latinoamericana+0.40aligned
Stampa del Golfo arabo0.00

La notizia del ritorno di Dick Advocaat sulla panchina di Curaçao è trattata con toni pacati e fattuali. L'attenzione è sulla cronaca degli eventi: le dimissioni di Rutten dopo due sconfitte pesanti e la riapertura della porta per Advocaat, motivata dal miglioramento della salute della figlia. Non c'è enfasi emotiva né celebrazione, solo la registrazione di un cambio tecnico.

PragmatismoDistacco
Stampa latinoamericana+0.40

La notizia è presentata con un tono vibrante e quasi epico: Curaçao vive un 'terremoto' a un mese dal Mondiale, con la crisi interna che porta al ritorno del 'veterano' Advocaat, 78 anni, che diventa l'allenatore più anziano nella storia dei Mondiali. L'enfasi è sul dramma sportivo e sul trionfo della volontà, con il tecnico che torna per 'guidare' la squadra nella sua prima Coppa del Mondo, spinto da giocatori e sponsor.

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lunedì 11 maggio 2026

Dick Advocaat, 78 anni, torna alla guida di Curaçao: è l’allenatore più anziano nella storia dei Mondiali

A un mese dal via, Curaçao cambia di nuovo guida tecnica. Dopo la defezione di Fred Rutten, il veterano olandese torna in panchina per il suo terzo Mondiale.

A nemmeno un mese dal fischio d’inizio della Coppa del Mondo 2026, la nazionale di Curaçao ha vissuto un terremoto tecnico che ha riportato sulla panchina il volto più noto della sua breve storia calcistica. Dick Advocaat, 78 anni, è stato richiamato alla guida della selezione caraibica dopo che il suo successore Fred Rutten ha rassegnato le dimissioni lunedì. Il ritorno del tecnico olandese, sancito martedì dalla federazione locale, lo incorona come l’allenatore più anziano mai visto in una fase finale di un Mondiale, superando il precedente record dell’ottantunenne Otto Rehhagel. La mossa conferma una crescente instabilità interna, ma anche la fiducia cieca in un uomo che a novembre aveva già compiuto il miracolo: portare per la prima volta l’isola caraibica a un Mondiale.

Le crepe nel progetto si erano aperte già a febbraio, quando Advocaat si dimise per assistere la figlia gravemente malata. La federazione, in accordo con lui, aveva scelto Rutten come sostituto. Ma la gestione dell’olandese si è rivelata disastrosa: due amichevoli, due sconfitte pesanti – 5-1 contro l’Australia e 2-0 contro la Cina – e un clima spogliatoio rapidamente deterioratosi. Secondo quanto riferito dagli ambienti vicini alla federazione, sono stati proprio i giocatori e il principale sponsor a premere per il ritorno di Advocaat, inasprendo un conflitto che a venerdì scorso sembrava ancora senza via d’uscita. La federazione, inizialmente restia, ha dovuto cedere dopo che Rutten ha accettato di farsi da parte per il bene del gruppo.

Da Bruxelles a Pechino, l’eco di questa vicenda ha suscitato reazioni contrastanti. In Europa prevale una certa perplessità: affidare una nazionale alla vigilia di un Mondiale a un tecnico che ha appena rivisto il figlio in via di guarigione – e che lui stesso aveva lasciato per motivi familiari – è considerato un azzardo. Ad Amsterdam e Francoforte si sottolinea che Curaçao rischia di pagare la mancanza di continuità e la tensione interna, trasformando un sogno in una potenziale umiliazione. L’ottica di Pechino, al contrario, è più analitica: per la Cina, già certa di incrociare Curaçao nel girone, il ritorno di Advocaat è una variabile scomoda, perché il suo carisma e la sua esperienza potrebbero ridare compattezza a una squadra che nei test era apparsa fragile.

Guardando avanti, il rebus tattico per Advocaat è enorme: ha solo trenta giorni per ricucire lo spogliatoio e impostare un gioco che tenga testa a avversari di ben altro calibro, tra cui appunto Australia e Cina. Il tecnico olandese, che sarà anche l’uomo più anziano in panchina, ha dalla sua l’enorme credito accumulato con la qualificazione storica, ma dovrà dimostrare che l’età non è un freno alla capacità di reazione. Per una federazione piccola e inesperta come quella di Curaçao, questo avvicendamento è una scommessa sul fattore umano: il carisma di un padre putativo contro il caos organizzativo. Per l’Italia e l’Europa, la vicenda è un monito su come i Mondiali non siano solo un palcoscenico di grandi potenze, ma anche l’ultima spiaggia per storie di riscatto e, a volte, di disperata coerenza con i propri limiti.

Divergenza — chi la racconta come
20%Bassa
2 blocchi · posizioni da 0.00 a +0.40
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La notizia del ritorno di Dick Advocaat sulla panchina di Curaçao è trattata con toni pacati e fattuali. L'attenzione è sulla cronaca degli eventi: le dimissioni di Rutten dopo due sconfitte pesanti e la riapertura della porta per Advocaat, motivata dal miglioramento della salute della figlia. Non c'è enfasi emotiva né celebrazione, solo la registrazione di un cambio tecnico.

PragmatismoDistacco
Stampa latinoamericana+0.40

La notizia è presentata con un tono vibrante e quasi epico: Curaçao vive un 'terremoto' a un mese dal Mondiale, con la crisi interna che porta al ritorno del 'veterano' Advocaat, 78 anni, che diventa l'allenatore più anziano nella storia dei Mondiali. L'enfasi è sul dramma sportivo e sul trionfo della volontà, con il tecnico che torna per 'guidare' la squadra nella sua prima Coppa del Mondo, spinto da giocatori e sponsor.

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