
Caos in Israele, antisemitismo in California: la crisi si allarga oltre il Medio Oriente
La tensione che da mesi attraversa Israele ha raggiunto giovedì un punto di rottura simbolico, quando un gruppo di attivisti filogovernativi ha tentato di irrompere nell’aula della Corte suprema durante l’udienza sulle petizioni per l’istituzione di una commissione d’inchiesta statale sull’attacco del 7 ottobre 2023. La folla, al grido di “giudicate i giudici”, ha circondato l’edificio mentre all’interno un individuo provava a forzare l’ingresso; la sicurezza ha consigliato ai magistrati di evacuare e l’udienza è stata sospesa. Secondo gli analisti di Gerusalemme, l’evento segna una pericolosa saldatura tra la crisi istituzionale e il rifiuto dell’esecutivo di fare piena luce su una delle pagine più buie della storia nazionale: il governo Netanyahu insiste nel voler costituire una commissione a maggioranza politica, mentre l’opposizione e gran parte della società civile chiedono un’inchiesta indipendente, come già accaduto dopo la guerra del Kippur.
La decisione è stata rinviata, con ogni probabilità, dopo le elezioni. Ma il caos giudiziario israeliano, per quanto grave, non è che un tassello di un mosaico più ampio che si estende fino agli Stati Uniti, dove il conflitto a Gaza sta riaccendendo polarizzazioni antiche e nuove. In California, la procura dello Stato ha inviato a ogni elettore una guida per le primarie di giugno che contiene, nella dichiarazione di un candidato, teorie antisemite classiche: l’accusa a Israele di aver assassinato il commentatore Charlie Kirk, attacchi al Talmud e link a siti suprematisti bianchi.
Le organizzazioni ebraiche hanno protestato formalmente presso il segretario di Stato Shirley Weber, ma l’episodio rivela come il dibattito pubblico americano stia assorbendo – e in alcuni casi legittimando – linguaggi che fino a pochi anni fa sarebbero rimasti ai margini. Non si tratta di un fatto isolato: nelle stesse settimane, Casey Goonan, un attivista di estrema sinistra californiano detenuto per un attentato incendiario, ha diffuso un manifesto scritto dal carcere in cui spiega la sua visione dell’attacco del 7 ottobre come primo atto di una “lotta mondiale”. Il testo, gelido nella sua chiarezza, delinea le basi ideologiche per azioni violente negli Stati Uniti contro obiettivi ebraici e israeliani.
Per gli osservatori europei, a Bruxelles come a Roma, questi episodi non sono semplici incidenti locali. L’Italia, con la sua storica attenzione al tema della memoria della Shoah e con una comunità ebraica che già denuncia un inasprimento del clima, segue con apprensione la deriva. La domanda che resta aperta è se le istituzioni democratiche, da Tel Aviv a Sacramento, abbiano ancora gli strumenti per arginare la rabbia di chi, dentro e fuori i parlamenti, trasforma il conflitto mediorientale in un grimaldello per l’odio.
I prossimi mesi diranno se il discorso pubblico saprà tornare al confronto dei fatti, o se assisteremo a un’ulteriore accelerazione verso l’abisso.
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