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venerdì 24 aprile 2026

Chernobyl, a quarant'anni dal disastro: la minaccia silenziosa tra guerra e memoria

A quarant’anni esatti dall’esplosione del reattore numero 4, la zona di esclusione di Chernobyl torna a essere teatro di una tensione che mescola memoria e attualità. L’ultima emergenza è scoppiata lo scorso anno, quando un drone russo ha sfiorato il sarcofago che ricopre la rovina radioattiva: un incidente che, secondo gli analisti di Kyiv, ha riacceso il timore di una nuova dispersione di particelle letali. Nel frattempo, i cosiddetti “liquidatori” – i seicentomila uomini e donne mobilitati dall’Unione Sovietica per bonificare l’area tra il 1986 e il 1990 – tornano simbolicamente sui luoghi dove affrontarono un nemico invisibile.

Soldati, pompieri, ingegneri e minatori, molti dei quali oggi anziani e malati, raccontano ancora la fatica di lavare polveri radioattive da strade e edifici, di seppellire macchinari contaminati, di abbattere foreste per arginare la deriva dei radionuclidi. La loro esperienza, raccolta in un recente reportage fotografico, si intreccia con le preoccupazioni dell’Europa intera: da Bruxelles si guarda con crescente allarme alla possibilità che il conflitto ucraino trasformi il sito in un campo di battaglia, con rischi per la sicurezza nucleare del continente. L’Italia, che già nel 1986 subì le ricadute della nube tossica, segue con attenzione le dinamiche belliche attorno all’impianto.

La prospettiva di Mosca è diversa: per il Cremlino, la centrale resta un’area di rilevanza strategica, da monitorare militarmente. Ma la comunità scientifica internazionale avverte che le infrastrutture di contenimento, già deteriorate dal tempo e dalle intemperie, non reggerebbero a un nuovo impatto. Mentre il quarantesimo anniversario riaccende i riflettori sulla catastrofe, il futuro della zona resta incerto: tra bonifiche incompiute, invecchiamento del sarcofago e un conflitto che non accenna a placarsi, la lezione di Chernobyl appare più fragile che mai.

La domanda che oggi si pongono a Vienna, sede dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, è se la comunità globale saprà impedire che la storia si ripeta.

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Chernobyl, a quarant'anni dal disastro: la minaccia silenziosa tra guerra e memoria

A quarant’anni esatti dall’esplosione del reattore numero 4, la zona di esclusione di Chernobyl torna a essere teatro di una tensione che mescola memoria e attualità. L’ultima emergenza è scoppiata lo scorso anno, quando un drone russo ha sfiorato il sarcofago che ricopre la rovina radioattiva: un incidente che, secondo gli analisti di Kyiv, ha riacceso il timore di una nuova dispersione di particelle letali. Nel frattempo, i cosiddetti “liquidatori” – i seicentomila uomini e donne mobilitati dall’Unione Sovietica per bonificare l’area tra il 1986 e il 1990 – tornano simbolicamente sui luoghi dove affrontarono un nemico invisibile.

Soldati, pompieri, ingegneri e minatori, molti dei quali oggi anziani e malati, raccontano ancora la fatica di lavare polveri radioattive da strade e edifici, di seppellire macchinari contaminati, di abbattere foreste per arginare la deriva dei radionuclidi. La loro esperienza, raccolta in un recente reportage fotografico, si intreccia con le preoccupazioni dell’Europa intera: da Bruxelles si guarda con crescente allarme alla possibilità che il conflitto ucraino trasformi il sito in un campo di battaglia, con rischi per la sicurezza nucleare del continente. L’Italia, che già nel 1986 subì le ricadute della nube tossica, segue con attenzione le dinamiche belliche attorno all’impianto.

La prospettiva di Mosca è diversa: per il Cremlino, la centrale resta un’area di rilevanza strategica, da monitorare militarmente. Ma la comunità scientifica internazionale avverte che le infrastrutture di contenimento, già deteriorate dal tempo e dalle intemperie, non reggerebbero a un nuovo impatto. Mentre il quarantesimo anniversario riaccende i riflettori sulla catastrofe, il futuro della zona resta incerto: tra bonifiche incompiute, invecchiamento del sarcofago e un conflitto che non accenna a placarsi, la lezione di Chernobyl appare più fragile che mai.

La domanda che oggi si pongono a Vienna, sede dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, è se la comunità globale saprà impedire che la storia si ripeta.

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

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