
Ciclosporiasi, il focolaio da lattuga affonda Taco Bell: traffico giù del 30% in un giorno
Oltre 1.600 infezioni in cinque stati, tracciabilità puntata sul Messico centrale e un’indagine che si allarga ad altre catene di insalate.
Il 17 luglio, lo stesso giorno in cui i CDC hanno collegato ufficialmente la lattuga iceberg servita da Taco Bell a un focolaio di ciclosporiasi in cinque stati, il traffico nei locali della catena è crollato del 31%, per poi restare in calo del 30% il giorno successivo. Le azioni di Yum Brands, la casa madre, hanno perso fino al 12% dal picco di luglio, mentre il CEO Chris Turner ha parlato di un «impatto significativo sulle vendite nel breve termine». La reazione dei mercati e dei consumatori è stata immediata, innescata da un’infezione parassitaria che ha già portato al ricovero di oltre 90 persone in Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia.
L’agente è il Cyclospora cayetanensis, un parassita microscopico che provoca diarrea, affaticamento, crampi e perdita di peso. La FDA ha identificato come probabile fonte la lattuga iceberg tagliuzzata fornita da Taylor Farms e proveniente dal Messico centrale. Sebbene un test di laboratorio su un campione sia poi risultato un falso positivo, l’agenzia ha confermato che le evidenze epidemiologiche continuano a sostenere il ritiro del prodotto. Taco Bell ha rimosso la lattuga incriminata dai propri ristoranti lo stesso 17 luglio, mentre Taylor Farms ha annunciato il ritiro volontario dal mercato statunitense di tutta la lattuga iceberg di origine messicana.
L’impatto si è esteso ben oltre Taco Bell. Secondo Placer.ai, entro il 23 luglio le visite nei locali della catena erano scese del 21% a livello nazionale, ma anche catene di insalate non direttamente coinvolte hanno subito contraccolpi: Chopt ha registrato un calo del 12% e la spesa settimanale da Sweetgreen è diminuita di circa 10 punti percentuali nella prima metà di luglio. Il focolaio si inserisce in un anno già difficile per la lattuga, con il prezzo al dettaglio dell’iceberg salito di quasi il 20% tra gennaio e giugno a causa di ondate di calore in Arizona e costi di trasporto più elevati. L’esperto di sicurezza alimentare Craig Hedberg dell’Università del Minnesota ha osservato che il numero crescente di casi suggerisce come Taco Bell non sia stata l’unica fonte di contaminazione, e che l’indagine FDA probabilmente individuerà altre origini.
Sul fronte internazionale, il Messico ha reagito con prudenza. Le autorità sanitarie britanniche hanno segnalato casi di ciclosporiasi in viaggiatori di ritorno da Quintana Roo, mentre il settore agroalimentare messicano ha difeso la sicurezza delle esportazioni, sottolineando che finora le analisi congiunte con gli Stati Uniti non hanno rilevato la presenza del parassita nei campioni raccolti. I CDC statunitensi riportano oltre 11.500 casi possibili a livello nazionale. Il prossimo passaggio concreto sarà l’esito delle verifiche ispettive avviate dalla Cofepris messicana sugli stabilimenti segnalati, mentre la FDA prosegue la propria indagine epidemiologica per circoscrivere con precisione la fonte della contaminazione.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
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