
Clayton evita di confermare la vittoria di Biden, l’udienza al Senato infiamma lo scontro sull’intelligence
Il candidato di Trump a capo dei servizi rifiuta di rispondere su elezioni 2020 e mandati ai giornalisti, mentre i democratici denunciano rischi per l’integrità delle agenzie.
Jay Clayton, nominato da Donald Trump alla direzione dell’intelligence nazionale (DNI), ha eluso durante l’udienza di conferma al Senato ogni domanda sulla legittimità della vittoria di Joe Biden nel 2020, limitandosi a ricordare che il risultato fu «certificato» dal Congresso. Il procuratore federale di Manhattan ha inoltre evitato di chiarire se la Casa Bianca abbia ordinato i mandati di comparizione notificati di notte a giornalisti del New York Times per un’inchiesta sui difetti di sicurezza del nuovo Air Force One, e ha difeso il potere di grazia presidenziale anche per un ex presidente honduregno condannato per narcotraffico dal suo stesso ufficio. L’udienza, seguita a poche ore da un atteso discorso televisivo di Trump dedicato all’«integrità elettorale», ha cristallizzato i timori dei senatori democratici: secondo gli esponenti della commissione Intelligence, il rifiuto di Clayton di riconoscere i fatti del 2020 segnala una disponibilità a piegare le diciotto agenzie di spionaggio alle narrative presidenziali.
I democratici, guidati da Mark Warner e Jon Ossoff, hanno collegato le reticenze del candidato al ruolo avuto dalla sua predecessrice Tulsi Gabbard, presente a un raid dell’FBI in un ufficio elettorale della contea di Fulton, in Georgia, nel quadro delle indagini – mai sostenute da prove – su presunti brogli. «Non è umiliante dover assecondare le illusioni del presidente?», ha incalzato Ossoff. Clayton ha risposto di non aver mai riflettuto su quell’episodio prima del colloquio con il senatore. I repubblicani, con il presidente della commissione Tom Cotton, hanno invece ribadito la piena fiducia nel candidato, giudicato competente e in grado di porre fine all’interim del controverso Bill Pulte, la cui nomina temporanea aveva bloccato il rinnovo di strumenti chiave di controspionaggio come la Sezione 702 del FISA.
Al di là dello scontro politico interno, l’udienza tocca la credibilità della più estesa architettura di intelligence del pianeta. Negli ambienti diplomatici europei e della NATO si segue con apprensione la possibilità che il coordinatore dei servizi americani possa agire su impulso di un presidente che ha già usato gli apparati di sicurezza per delegittimare il processo elettorale. La condivisione di informazioni sensibili con gli alleati – dall’Italia ai partner del Five Eyes – poggia sulla fiducia in una leadership tecnicamente autonoma; ogni percezione di subordinazione politica rischia di incrinare cooperazioni operative che vanno dal contrasto al terrorismo alla sorveglianza sui programmi missilistici di Pechino e Mosca.
Sullo sfondo resta la questione dei mandati ai cronisti, che le organizzazioni per la libertà di stampa con sede a New York definiscono una rappresaglia contro il giornalismo investigativo. Clayton ha assicurato di aver seguito procedure a tutela del Primo Emendamento, ma non ha smentito che l’FBI abbia agito su input della Casa Bianca. La commissione voterà la nomina la prossima settimana; se confermata dall’aula, Clayton erediterà un’intelligence community già scossa dalle epurazioni volute dal presidente e dovrà dimostrare, agli occhi degli alleati occidentali, di saper resistere a pressioni che vanno ben oltre i confini statunitensi.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa cinese | +0.20 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
I senatori democratici difendono la democrazia mettendo sotto accusa un candidato che rifiuta di riconoscere la vittoria di Biden.
La narrazione trasforma l'udienza in un processo morale, usando il rifiuto di Clayton come prova di slealtà costituzionale.
Viene omesso il potenziale di cooperazione economica con la Cina, che pure è emerso durante l'udienza.
Clayton offre una mano tesa alla Cina per una cooperazione economica, superando le tensioni geopolitiche.
La notizia viene riproiettata sul terreno economico, minimizzando la controversia elettorale per enfatizzare i vantaggi della collaborazione.
Viene omessa la controversia sull'elezione del 2020 e le accuse di negazionismo elettorale.
Il candidato evita di dichiarare la vittoria di Biden, ma riconosce la certificazione elettorale.
La cronaca si limita a riportare i fatti senza aggiungere giudizi, lasciando al lettore la valutazione.
Vengono omessi il potenziale di cooperazione con la Cina e le controversie sui mandati di comparizione ai giornalisti del New York Times.
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