
Colombia vieta la mutilazione genitale femminile: un passo storico per l'America Latina
Il Senato colombiano approva la legge contro la MGF, prima norma specifica nella regione, dopo una battaglia contro il tempo e le resistenze culturali.
Il Senato colombiano ha approvato in via definitiva il progetto di legge “Cuerpos Libres de Mutilación Genital Femenina”, un provvedimento che rende la Colombia il primo paese dell’America Latina a dotarsi di una legislazione specifica per vietare la mutilazione genitale femminile (MGF) su tutto il territorio nazionale. La decisione, salutata come storica dalle organizzazioni femministe e per i diritti umani, arriva dopo un iter parlamentare travagliato: solo poche settimane fa, il progetto rischiava di naufragare per mancanza di tempo nella agenda legislativa, come denunciato dalla Fondazione PLAN, che aveva lanciato l’allarme sulle conseguenze per migliaia di bambine. La MGF, che comporta l’asportazione parziale o totale dei genitali esterni femminili per ragioni non mediche, è una pratica radicata in alcune comunità indigene, in particolare tra gli Emberá, e viene ora riconosciuta come una grave violazione dei diritti umani.
La legge, che attende ora la sanzione presidenziale per entrare in vigore, rappresenta un punto di svolta in un paese dove la MGF è stata a lungo tollerata nel silenzio delle istituzioni. Le donne Emberá hanno avuto un ruolo centrale nel portare la proposta al Congresso, sottolineando che non si tratta di una pratica culturale ma di una violenza imposta. Secondo gli analisti di Bogotà, il provvedimento colma un vuoto normativo e potrebbe fungere da modello per altri paesi latinoamericani, dove la MGF è presente in comunità di immigrati provenienti da Africa e Medio Oriente. In Europa, il dibattito è acceso: mentre paesi come il Regno Unito e la Francia hanno leggi specifiche, in Italia manca ancora una normativa ad hoc, nonostante le stime parlino di migliaia di donne a rischio.
La tempistica dell’approvazione è stata serrata: il progetto è stato calendarizzato all’ultimo minuto, grazie alla pressione di attiviste e parlamentari, e approvato insieme a una legge sulla sicurezza nucleare. La MGF, che causa danni fisici e psicologici permanenti, è stata definita una “pratica nociva” dai legislatori, che hanno ribadito la necessità di interventi educativi e di prevenzione. Per l’Italia, il caso colombiano offre uno spunto di riflessione: secondo le associazioni di categoria, una legge specifica potrebbe facilitare la persecuzione del reato e la protezione delle vittime, oggi spesso invisibili. La sfida, ora, è garantire l’applicazione effettiva della norma, in un contesto dove le tradizioni locali e la mancanza di denunce rappresentano ostacoli concreti.
Guardando al futuro, la Colombia si candida a diventare un punto di riferimento nella lotta alla MGF in America Latina. Tuttavia, come sottolineano gli osservatori internazionali, la legge da sola non basta: servono campagne di sensibilizzazione, formazione per gli operatori sanitari e sostegno alle comunità per abbandonare la pratica. In Europa, l’attenzione resta alta: la Commissione Europea ha recentemente finanziato progetti per la prevenzione, ma la strada verso l’eliminazione totale è ancora lunga. Il voto colombiano, in ogni caso, rappresenta un segnale importante: dimostra che il cambiamento è possibile, anche dove le resistenze culturali sembrano insormontabili.
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