
L'assedio di Washington a Cuba tra blackout, sanzioni e l'allarme Onu
La pressione americana sull'isola produce blackout prolungati e una crisi umanitaria, mentre l'Onu invita la comunità internazionale a intervenire contro una 'Gaza silenziosa'.
La crisi cubana si è aggravata sensibilmente dopo l'inasprimento delle misure statunitensi, culminato a gennaio con l'imposizione di un blocco petrolifero da parte dell'amministrazione Trump. La mancanza di elettricità ha provocato interruzioni che si protraggono per giorni, costringendo la popolazione a riorganizzare la propria esistenza quotidiana. Gli esperti delle Nazioni Unite hanno avvertito che le conseguenze umanitarie stanno trasformando l'isola in una "Gaza silenziosa", con un rischio concreto per i diritti alla salute, alla vita e all'alimentazione.
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato che non esiste alcuna "valvola di sfogo" per il regime dell'Avana, escludendo che possa guadagnare tempo in attesa della conclusione del mandato di Donald Trump. Rubio ha giustificato le nuove sanzioni, annunciate venerdì contro cinque entità e otto funzionari legati al conglomerato militare Gaesa, sostenendo che l'isola sponsorizza il terrorismo e costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Secondo la ricostruzione del quotidiano La Jornada, queste accuse sono state formulate senza presentare prove.
Gli esperti Onu, tra cui George Katrougalos e Zaina Jallad, hanno esortato Washington a revocare tutte le misure contrarie al diritto internazionale, sottolineando che privare deliberatamente una popolazione dei mezzi di sopravvivenza mina l'essenza della dignità umana. Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha denunciato la "dottrina militare di dominazione" statunitense, mentre la popolazione affronta una crisi senza precedenti: trasporti pubblici fermi, settore turistico in collasso con 25.000 posti di lavoro vacanti nel settore alberghiero, e carenze crescenti di medicine e generi alimentari.
Sul piano operativo, la pressione americana si estende anche all'intelligence. Secondo quanto riportato dal New York Times, la CIA ha aumentato le proprie risorse operative sull'isola, inserendo Cuba tra gli obiettivi di "priorità uno" accanto a Cina, Iran e Russia. L'agenzia mantiene una task force segreta da quasi due anni, rafforzata con analisti e agenti sul campo, mentre il malcontento popolare cresce: nei quartieri dell'Avana si sono registrate proteste dopo interruzioni elettriche superiori alle 48 ore, con manifestanti che hanno battuto pentole e bruciato rifiuti.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
Il popolo cubano soffre, ma non possiamo semplicemente incolpare Washington; anche il socialismo ha fallito.
Presentando sia le sanzioni che il socialismo come cause, il blocco crea una falsa equivalenza che diluisce la responsabilità degli Stati Uniti.
Il segmento conservatore omette il ruolo delle sanzioni statunitensi, concentrandosi esclusivamente sulla cattiva gestione socialista.
Washington sta strangolando Cuba e il mondo deve agire per fermare questo crimine umanitario.
Paragonando Cuba a Gaza, il blocco evoca indignazione morale e inquadra la crisi come un atto deliberato di aggressione.
Il blocco omette il ruolo delle politiche economiche di Cuba e dei fallimenti interni, attribuendo la crisi interamente alla pressione statunitense.
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