
Dal Sistan alla Germania: due facce della violenza contro le forze di polizia
La giornata di ieri ha segnato un doppio crinale di violenza contro le forze dell'ordine, in contesti tanto lontani quanto emblematici. A Zahedan, capoluogo della provincia iraniana del Sistan-Baluchestan, un commando armato ha aperto il fuoco contro una pattuglia della polizia, uccidendo tre agenti e ferendone un quarto, poi deceduto in ospedale. Secondo fonti locali, l'attacco è stato rivendicato dal gruppo sunnita Jaish al-Adl, che da anni opera nelle aree di confine con Pakistan e Afghanistan, dove la minoranza baluchi contesta il governo centrale di Teheran. La regione, tra le più povere dell'Iran, è teatro di una guerriglia intermittente fatta di agguati a militari e sequestri, come dimostra l’assalto a un tribunale della stessa Zahedan nello scorso luglio, costato la vita a sei persone.
Poche ore dopo, nella vicina città di Iranshahr, un altro scontro a fuoco ha visto la polizia reagire con durezza a un attacco di “fuorilegge armati”: due assalitori sono stati uccisi e tre arrestati, mentre nell’auto dei terroristi è stato rinvenuto un fucile d’assalto Kalashnikov con munizioni. L’episodio, secondo l’ottica di Teheran, conferma la capacità di risposta delle forze di sicurezza, ma evidenzia anche la persistenza di focolai insurrezionali in una provincia strategica per i traffici di droga e armi verso l’Asia centrale.
Sul versante europeo, a Berlino-Köpenick, la polizia tedesca ha sparato contro un uomo di trentacinque anni che, alla guida di un furgone rubato ad Amazon, aveva investito un ciclista – ridotto in fin di vita – e travolto un operaio edile durante una fuga folle per le strade del quartiere. Gli agenti, dopo un inseguimento con i lampeggianti, hanno aperto il fuoco per fermarlo. L’intervento, ripreso da testimoni, riapre in Germania il dibattito sull’uso della forza letale in contesti urbani, anche se secondo gli analisti di Bruxelles la dinamica – un sospettato armato di un veicolo come arma – giustifica la reazione immediata.
Per l’Italia, i due eventi offrono spunti opposti ma complementari. Da un lato, la crisi di sicurezza nel Sistan-Baluchestan non è solo un problema interno iraniano: l’instabilità lungo i confini orientali dell’Iran si riverbera sui flussi migratori e sui traffici illeciti che toccano anche il Mediterraneo, come ricordano gli esperti del Viminale. Dall’altro, l’episodio berlinese richiama il delicato tema dell’equilibrio tra tutela dell’ordine pubblico e diritti civili, tema che in Italia è tornato d’attualità dopo le proteste degli ultimi anni. In entrambi i casi, la giornata di ieri dimostra come la violenza contro le forze di polizia – sia essa terroristica o criminale – costringa i governi a misure sempre più severe, con il rischio di alimentare tensioni sociali. Il futuro dirà se Teheran riuscirà a contenere la guerriglia baluchi e se Berlino saprà mantenere la fiducia dei cittadini nella proporzionalità dell’azione pubblica.
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