
Nuove tariffe Usa per lavoro forzato: annuncio imminente mentre scade il dazio globale del 10%
La Casa Bianca annuncia che il rappresentante commerciale Greer presenterà oggi le misure contro 86 paesi, tra cui l'Ue e il Brasile.
Il governo degli Stati Uniti si appresta a sostituire la tariffa globale temporanea del 10% sulle importazioni, in scadenza alla mezzanotte di venerdì 24 luglio, con un nuovo pacchetto di dazi giustificati da presunte carenze nella lotta al lavoro forzato. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer farà un annuncio in merito nella giornata di giovedì 23 luglio, senza fornire ulteriori dettagli. Secondo le indiscrezioni raccolte da diverse testate, le nuove tariffe, comprese tra il 10% e il 12,5%, colpiranno 86 economie, tra cui l'Unione Europea e il Brasile, sulla base di un'indagine condotta dall'Ufficio del rappresentante commerciale (USTR) ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974.
L'amministrazione Trump accusa i partner commerciali di non far rispettare con sufficiente rapidità i divieti sulle importazioni di beni prodotti con lavoro forzato, svantaggiando così produttori e lavoratori statunitensi. Secondo fonti di Bruxelles, l'Unione Europea, pur criticando la scelta, aveva fatto sapere di accettare i dazi a condizione che Washington rispettasse il tetto massimo del 15% stabilito dall'accordo commerciale bilaterale del 2025. Il governo brasiliano contesta le conclusioni dell'indagine e afferma di disporre già di meccanismi di fiscalizzazione e contrasto al lavoro schiavo. Paesi come Canada e Unione Europea, che pure hanno adottato leggi contro il lavoro forzato nelle catene di fornitura, riceveranno comunque un dazio del 10%, mentre per gli altri è prevista l'aliquota del 12,5%.
Le nuove misure rappresentano il tentativo dell'amministrazione di ricostruire il proprio arsenale tariffario dopo che, a febbraio, la Corte Suprema aveva dichiarato illegittimi i precedenti dazi globali imposti da Trump sulla base di una legge di emergenza del 1977. Per aggirare la sentenza, il presidente aveva introdotto una tariffa temporanea del 10% ai sensi del paragrafo 122 del Trade Act, la cui validità massima di 150 giorni scade appunto venerdì. I nuovi dazi per lavoro forzato, frutto di un'indagine durata mesi, sono considerati giuridicamente più solidi e potenzialmente permanenti. Resta da chiarire il calendario esatto della loro entrata in vigore e l'elenco definitivo dei paesi colpiti, che Greer dovrebbe illustrare nel suo annuncio.
Per l'Italia e l'Europa, l'impatto immediato è rappresentato dal dazio del 10% sulle esportazioni, che potrebbe però restare sotto il tetto del 15% previsto dall'accordo bilaterale. Per il Brasile, la situazione è più complessa: alla nuova tariffa del 12,5% si aggiunge un dazio separato del 25% già entrato in vigore mercoledì 22 luglio, frutto di un'altra indagine della Sezione 301 su pratiche commerciali considerate sleali. Il governo brasiliano ha chiesto che le due misure non siano cumulate, ma al momento non vi è chiarezza in merito. L'annuncio di Greer è atteso nelle prossime ore e dovrebbe chiarire le modalità di applicazione.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.50 | critical |
La nuova ondata di dazi americani per motivi di lavoro forzato è presentata come una misura moralmente giustificata ma economicamente rischiosa. Il costo per le catene di approvvigionamento globali potrebbe superare i benefici umanitari, generando scetticismo tra gli analisti.
I dazi statunitensi sono denunciati come un atto di imperialismo economico che usa la scusa del lavoro forzato per colpire i paesi in via di sviluppo. Si sottolinea l'ipocrisia di Washington, che protegge i propri interessi mentre impone sanzioni unilaterali.
I dazi americani sono visti come uno strumento di coercizione economica contro il Sud globale, con possibili ripercussioni su vari paesi arabi. La retorica dei diritti umani è percepita come una copertura per l'egemonia statunitense.
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