
Derby di Torino, otto arresti dopo la guerriglia. Il calcio italiano ancora in ostaggio
Marco Basoccu, tifoso bianconero, lotta tra la vita e la morte. Mentre la Digos ricostruisce gli scontri, la Lega Serie A avvia una riflessione sulla programmazione dei derby.
Otto tifosi juventini arrestati, undici Daspo emessi dal questore e un uomo di 36 anni in coma farmacologico. È il bilancio di un pomeriggio di violenza che ha squarciato il tessuto civile di Torino prima del derby della Mole, trasformando l’ultima giornata di campionato in un teatro di guerriglia urbana. Marco Leonardo Basoccu, commercialista originario di Casale Monferrato e membro del gruppo ultras Viking di Milano, è stato sottoposto a un delicato intervento neurochirurgico all’ospedale Molinette dopo essere stato raggiunto alla testa da un oggetto contundente: secondo la Procura una bottiglia di vetro, mentre il padre Pierluigi giura che si sia trattato di un lacrimogeno esploso ad altezza d’uomo, come raccolto dalle testimonianze di almeno duecento ragazzi presenti sul posto. Una divergenza che la Digos sta cercando di sciogliere con le immagini dei droni e delle telecamere di sorveglianza, già utilizzate per gli arresti in flagranza differita.
La scintilla era scoccata già nella notte tra sabato e domenica, quando frange di tifoseria bianconera e granata si erano scontrate nel quartiere Vanchiglia. Nel pomeriggio, un corteo di ultras juventini partito verso lo stadio Olimpico Grande Torino per cercare il contatto diretto con i rivali ha trovato il cordone della polizia: una sassaiola, lanci di fumogeni e il ferimento di sei agenti. Poco dopo, la notizia del trauma cranico di Basoccu ha fatto il giro delle curve, innescando una reazione a catena. Alcuni sostenitori hanno minacciato l’invasione di campo, costringendo le squadre a restare negli spogliatoi e l’arbitro a posticipare il fischio d’inizio di oltre un’ora. Durante quel limbo, secondo fonti investigative torinesi, si è svolta una trattativa informale fra i capi ultras e il capitano bianconero, un cedimento che il presidente della Lega Serie A Ezio Maria Simonelli ha bollato come «sudditanza psicologica» e «gesto di riverenza sconveniente», promettendo di inserire il divieto di saluti sotto la curva tra le riforme da discutere.
L’eco degli incidenti è rimbalzata oltre i confini nazionali: la stampa mitteleuropea ha descritto il “turbulentes Ende” della Serie A, mentre fonti panarabe hanno evidenziato la contraddizione di un calcio che si chiude con scene di guerriglia anziché di festa. L’Italia calcistica, già ferita dall’uscita prematura della Nazionale e dai flop europei dei club, vede così riaprirsi una ferita profonda. «Non è sport», ha sintetizzato il ministro Abodi, ma dietro l’indignazione ufficiale si intravede un sistema che nel 2026 concede ancora ai gruppi ultrà il potere di ricattare l’inizio di una partita, come se ottanta milioni di diritti televisivi e la dignità di un Paese potessero restare in ostaggio di un manipolo di facinorosi.
La procura di Torino ha aperto un doppio fascicolo: uno per i disordini, l’altro per le lesioni gravissime. Mentre Basoccu lotta per sopravvivere, con i genitori accorsi da Casale e la Tac di controllo che non mostra peggioramenti ma neppure passi avanti, Simonelli ha annunciato che i derby non potranno più chiudere il campionato e che la Lega affronterà seriamente la cultura della sopraffazione. A Torino resta un ferito in coma chimico, il vuoto di una curva ospiti abbandonata in segno di protesta e l’amara consapevolezza che, quando la palla non basta più a raccontare una passione, l’Italia del pallone scopre ogni volta di aver smarrito la propria anima.
| Stampa europea continentale | −0.90 | critical |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.30 | critical |
Il derby di Torino è stato l'ennesima pagina di vergogna per il calcio italiano, ostaggio degli ultras che hanno scatenato guerriglie e ricatti. L'immagine di un paese incapace di debellare la violenza negli stadi, mentre un tifoso lotta tra la vita e la morte, segna la fine di una stagione già fallimentare.
Scontri tra ultras hanno funestato la vigilia del derby di Torino, con feriti e tensioni che hanno ritardato la festa di fine stagione. Il direttore della Juventus si è detto preoccupato per la sicurezza e ha definito l'accaduto molto triste.
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