
L'Iran minaccia le multinazionali del web: tasse sui cavi sottomarini nello Stretto di Hormuz
Dopo il blocco petrolifero, Teheran punta a tassare i giganti del digitale. Il traffico navale intanto riprende, ma la tensione resta alta.
L'Iran ha lanciato una nuova sfida all'economia globale: dopo aver dimostrato di poter bloccare il traffico petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz, ora minaccia di imporre tariffe sui cavi sottomarini che attraversano quel passaggio strategico. Il portavoce militare Ebrahim Zolfaghari ha annunciato su X l'intenzione di "imporre tasse sui cavi internet", mentre media vicini ai Guardiani della Rivoluzione precisano che le grandi aziende tecnologiche — da Google a Meta, da Microsoft ad Amazon — dovranno ottenere licenze e rispettare le leggi iraniane, sotto la minaccia di interruzioni del traffico dati. La mossa allarga il fronte di tensione in una regione già infiammata dal conflitto mediorientale.
Lo Stretto di Hormuz non è solo una delle principali rotte petrolifere mondiali, ma anche un nodo cruciale per le comunicazioni digitali: una fitta rete di cavi in fibra ottica collega Europa, Asia e Golfo Persico, trasportando un'enorme mole di dati finanziari e di traffico Internet. Secondo il think tank Kpler, la scorsa settimana il transito di navi mercantili è risalito a 55 unità, dopo aver toccato un minimo storico di 19 durante le recenti ostilità tra Stati Uniti e Iran. Il regime di Teheran ha anche annunciato la creazione di un nuovo organismo per la gestione dello stretto, segnalando la volontà di institutionalizzare il proprio controllo su questa via d'acqua vitale.
Le reazioni internazionali evidenziano la complessità del quadro. Da Washington arriva un'apertura: secondo fonti vicine ai negoziati, gli Stati Uniti si mostrerebbero flessibili sulla possibilità che l'Iran mantenga attività nucleari limitate. La Turchia, dal canto suo, ritiene che vi siano margini per un'intesa tra Teheran e l'amministrazione americana. Sul fronte asiatico, l'India ha espresso "profonda preoccupazione" dopo l'attacco con droni ad Abu Dhabi, definendolo una "pericolosa escalation". L'attacco al sito nucleare di Barakah, condannato come "terroristico" dagli Emirati, aggiunge un ulteriore tassello di instabilità.
Per l'Europa e l'Italia, la posta in gioco è doppia: la sicurezza energetica e quella digitale. I cavi sottomarini di Hormuz sono arterie invisibili che portano in Italia e nel continente flussi di dati essenziali per l'economia e la vita quotidiana. Se Teheran dovesse attuare la minaccia, si aprirebbe un nuovo fronte di guerra economica, capace di colpire non solo le big tech ma anche i servizi di streaming, le consegne Amazon e le comunicazioni globali. Gli analisti di Bruxelles sottolineano come l'Iran stia tentando di trasformare uno stretto in uno strumento di pressione multidimensionale, legando petrolio e digitale in una strategia di ricatto che potrebbe ridefinire gli equilibri del potere regionale.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.20 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | −0.60 | critical |
La stampa atlantica si concentra sulla ripresa del traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz dopo un minimo bellico, enfatizzando dati economici e sicurezza marittima. La minaccia ai cavi Internet è appena accennata, suggerendo un'attenzione tradizionale ai flussi petroliferi piuttosto che alle infrastrutture digitali.
I media indiani sottolineano la minaccia iraniana di tassare i cavi Internet, inquadrandola come un attacco diretto alla vita digitale quotidiana dei consumatori, dai social media allo streaming. Il tono è allarmato, avvertendo che i giganti tecnologici globali e i loro utenti potrebbero essere presi in ostaggio.
I media europei continentali vedono la mossa iraniana come un'escalation strategica, sfruttando il successo del blocco di Hormuz. La presentano come una manovra geopolitica che potrebbe interrompere i flussi globali di Internet e finanziari, con moderato allarme.
I media del Golfo arabo condannano le tattiche coercitive iraniane, collegandole ad aggressioni più ampie come l'attacco di Barakah. Enfatizzano la minaccia alla sicurezza regionale e al commercio internazionale, ritraendo l'Iran come una forza destabilizzante.
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