
Berlino, attentato al Pride: l'Europa divisa su come rispondere all'estremismo islamico
Il ventunenne Abdul B., ucciso dalla polizia, aveva partecipato a due colloqui di de-radicalizzazione. Scontri politici a Stoccolma e Bruxelles.
L'attentato alla parata del Pride di Berlino ha innescato in Germania un dibattito su come prevenire la radicalizzazione islamista. Il ventunenne Abdul B., ucciso dalla polizia mentre era in fuga, sul suo cellulare è stato trovato un video in cui rivendicava l'attacco e giurava fedeltà allo Stato Islamico. Secondo quanto riferito dal programma di de-radicalizzazione Violence Prevention Network, il giovane aveva partecipato a due colloqui preliminari a giugno e a luglio, ma i responsabili non avevano avuto l'impressione che volesse davvero abbandonare l'ambiente estremista. Come ha dichiarato il direttore esecutivo Thomas Mücke, probabilmente non sarebbe stato accettato nel programma.
Le reazioni politiche si sono divise. Giovedì, nel dibattito tra i leader organizzato da RFSL a Stoccolma, la leader dei Cristiano Democratici Ebba Busch ha indicato nell'estremismo islamico la più grande minaccia per le persone hbtqi, accusando la Sinistra di avere rappresentanti che hanno elogiato Hamas. Nooshi Dadgostar, leader della Sinistra, ha risposto che a quel livello non è possibile una discussione seria, ricordando che il suo partito partecipava alla prima parata del Pride nel 1971 mentre i Cristiano Democratici predicavano che l'omosessualità fosse una malattia contraria alla volontà di Dio.
A Bruxelles, l'eurodeputata della Lega Susanna Ceccardi ha annunciato un'interrogazione alla Commissione europea per chiedere azioni contro l'omotransfobia legata all'estremismo islamico. Secondo Ceccardi, quando aveva sollevato la questione in commissione Libe aveva ricevuto un «silenzio imbarazzato» e la risposta che il vero problema per i diritti fosse la destra. L'interrogazione chiede anche se non si ritenga necessario sospendere i finanziamenti europei a quelle realtà multiculturali che tollerano o diffondono valori contrari ai diritti fondamentali, e se si intenda promuovere un'analisi sulla diffusione dei crimini d'odio verso la comunità Lgbt+.
Sul fronte della prevenzione, i programmi tedeschi mostrano limiti strutturali. Nel Programma di uscita dall'islamismo della Renania Settentrionale-Vestfalia, come racconta l'assistente sociale Stefanie Adler, i casi in cui non si percepisce una reale intenzione di allontanarsi non possono essere presi in carico; in un caso, un ex-estremista è stato seguito per sette anni. Lo strumento di valutazione del rischio RADAR-iTE del BKA, introdotto nel 2017, secondo l'ufficio federale può solo indicare quali fattori di rischio e protezione sono presenti, non come siano collegati tra loro.
Nel dibattito pubblico, secondo il Tages-Anzeiger, le associazioni omosessuali hanno evitato di definire l'attentatore come islamista: in un'intervista a SRF-News, il co-presidente di Pink Cross non ha mai pronunciato il termine. La prossima tappa è il deposito dell'interrogazione di Ceccardi, mentre in Germania è in corso un dibattito su come evitare che un attentato del genere si ripeta.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.10 | neutral |
| Stampa sud-est asiatica | −0.10 | neutral |
Denunciamo la sinistra europea che minimizza la minaccia islamista e chiediamo azioni concrete per proteggere i diritti LGBTQ+.
Costruisce un'equivalenza tra omissione della sinistra e complicità, utilizzando l'attentato come prova definitiva della minaccia.
Lascia fuori i dettagli positivi dei programmi tedeschi di deradicalizzazione, preferendo concentrarsi sulla minaccia irrisolta.
Descriviamo come la Germania affronta la radicalizzazione con programmi di sostegno, e ricordiamo le radici progressiste di Berlino, senza attribuire colpe specifiche.
Universalizza il problema presentandolo come una sfida sociale affrontabile con politiche adeguate, sottraendo la dimensione politica conflittuale.
Non analizza il dibattito politico europeo scatenato dall'attentato, né le critiche alla sinistra o le richieste di azioni repressive.
Avvertiamo che la radicalizzazione si diffonde attraverso algoritmi digitali, e che i giovani sono particolarmente vulnerabili.
Ri-proietta il problema sul piano tecnologico, suggerendo una soluzione tecnica (controllo algoritmi) invece di affrontare cause ideologiche o politiche.
Non menziona l'orientamento sessuale delle vittime né la natura omofoba dell'attacco, concentrandosi solo sul meccanismo di radicalizzazione.
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