
Droni ucraini sconfinano in Lettonia: la NATO mobilita i caccia, l'ombra del conflitto si allarga
Due droni provenienti dalla Russia cadono in territorio lettone, uno su una raffineria. La NATO mobilita i caccia. L'ombra del conflitto si allarga ai confini dell'Unione.
Nella notte tra il 6 e il 7 maggio, due droni hanno varcato il confine tra Russia e Lettonia, abbattendosi sul territorio di Riga. Uno di essi è caduto su un deposito di carburante della East-West Transit a Rezekne, a circa quaranta chilometri dal confine russo, danneggiando quattro serbatoi vuoti. Le forze armate lettoni hanno immediatamente fatto decollare i caccia della missione di polizia aerea della NATO, mentre i vigili del fuoco raffreddavano un serbatoio per prevenire incendi. L’episodio, il secondo in meno di due mesi dopo il ritrovamento di frammenti di un drone a marzo, segna un salto di qualità nella tensione al confine orientale dell’Alleanza.
Secondo il ministero della Difesa lettone, i velivoli senza pilota sarebbero stati lanciati dall’Ucraina con l’intenzione di colpire infrastrutture russe. Fonti militari russe indipendenti indicano che la rotta seguita dai droni, passando sopra la regione di Pskov e poi piegando verso nord-ovest, suggerisce come obiettivo il porto di Ust’-Luga, sul Golfo di Finlandia, scalo cruciale per le esportazioni energetiche di Mosca. Un’ipotesi che traccia una linea ideale, il cosiddetto “corridoio baltico”, già delineata da osservatori militari nei mesi scorsi: una rotta che dalla frontiera settentrionale ucraina si allunga fino al Mar Baltico, passando sopra i Paesi NATO.
La risposta di Riga è stata immediata e ferma. Il ministro della Difesa Andris Spruds ha dichiarato che, sebbene i droni fossero probabilmente ucraini, la violazione dello spazio aereo lettone costituisce un incidente grave. Sul fronte opposto, Mosca ha taciuto, mentre l’Ucraina non ha rivendicato l’azione. Dal canto suo, la NATO ha confermato l’attivazione delle procedure di allerta rapida, ma senza alzare il livello di allarme. A Bruxelles, gli analisti sottolineano che episodi di questo tipo rischiano di trasformare il Baltico in un teatro di scontri indiretti, mettendo a dura prova i meccanismi di deterrenza dell’Alleanza.
La notte del raid è stata anche una delle più intense per l’Ucraina: l’aeronautica militare di Kyiv ha riferito che la Russia ha lanciato centodue droni, novantadue dei quali abbattuti. I frammenti caduti su Dnipro, Nikopol’ e Kam’jans’ke hanno ferito quattro civili e danneggiato abitazioni, una chiesa e un supermercato. La simultaneità tra l’attacco russo e l’incursione in Lettonia aggiunge un elemento di complessità: non è chiaro se i droni dispersi facessero parte dello stesso sciame o se fossero azioni autonome.
Per l’Italia e per l’Europa, l’episodio assume un significato preciso. La guerra in Ucraina, già combattuta con droni a lungo raggio, sta ora lambendo i confini dell’Unione, sollevando interrogativi sulla capacità della NATO di proteggere la propria integrità territoriale senza essere trascinata in un confronto diretto. La prossima mossa sarà politica: Riga chiederà probabilmente un vertice straordinario, mentre Mosca potrebbe sfruttare l’incidente per accusare l’Alleanza di complicità. Il futuro della sicurezza europea, in questo quadro, si gioca sempre più sulla capacità di distinguere tra incidenti tecnici e provocazioni deliberate.
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