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sabato 9 maggio 2026

Hollywood sotto accusa: le battaglie di Rebel Wilson e Blake Lively scuotono il set

Le accuse incrociate di diffamazione e molestie in Australia e California mettono in luce le fragilità del sistema di tutele nel cinema globale.

La giustizia australiana ha ascoltato le ultime arringhe di una causa che vede contrapposte la star di Pitch Perfect, Rebel Wilson, e la giovane attrice Charlotte MacInnes, protagonista del film The Deb diretto dalla stessa Wilson. Il tribunale di Sydney ha sentito parole durissime: secondo l'accusa, Wilson sarebbe una «fantasiosa bugiarda» che ha riscritto la storia, accusando MacInness di aver ritirato una denuncia per molestie sessuali in cambio di favori professionali. Dall'altra parte, la difesa dell'attrice hollywoodiana ha sostenuto che la giovane collega, passata in pochi mesi dal teatro amatoriale a un contratto discografico internazionale, non è credibile.

La vicenda, che intreccia potere, denaro e rapporti di forza nei set cinematografici, non è isolata. Dall'altra parte del Pacifico, a Los Angeles, Blake Lively sta chiedendo ai giudici californiani che il regista Justin Baldoni – con cui aveva già raggiunto un accordo dopo accuse di molestie e clima ostile sul set – le rimborsi le spese legali e i danni. Lively sostiene di essere stata vittima di una «campagna diffamatoria» orchestrata dalla produzione.

Baldoni ha sempre negato. I due casi, visti da Bruxelles e da Roma, pongono interrogativi che riguardano anche l'Europa. In Italia, il dibattito sulle tutele nei luoghi di lavoro dello spettacolo è ancora aperto: mancano protocolli vincolanti per la gestione delle denunce, e spesso le vittime temono ritorsioni.

Le vicende di Wilson e Lively mostrano come le accuse di molestie possano trasformarsi in armi legali a doppio taglio, usate tanto dalle presunte vittime quanto dagli imputati per difendere la propria reputazione. La prospettiva degli analisti di Sydney è che il verdetto sulla causa australiana sarà cruciale: se MacInness vincesse, si creerebbe un precedente per chi denuncia calunnie sui social media. L'ottica di Los Angeles, invece, si concentra sulla possibilità che la legge californiana imponga alle parti di pagare le spese della controparte in caso di malafede.

Per i commentatori europei, queste battaglie sono un campanello d'allarme: senza regole chiare e indipendenti, il cinema globale rischia di perpetuare un sistema in cui il potere contrattuale decide la verità. La strada verso una maggiore accountability nei set sembra ancora lunga, ma i riflettori accesi su questi due casi potrebbero accelerare le riforme.

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Hollywood sotto accusa: le battaglie di Rebel Wilson e Blake Lively scuotono il set

Le accuse incrociate di diffamazione e molestie in Australia e California mettono in luce le fragilità del sistema di tutele nel cinema globale.

La giustizia australiana ha ascoltato le ultime arringhe di una causa che vede contrapposte la star di Pitch Perfect, Rebel Wilson, e la giovane attrice Charlotte MacInnes, protagonista del film The Deb diretto dalla stessa Wilson. Il tribunale di Sydney ha sentito parole durissime: secondo l'accusa, Wilson sarebbe una «fantasiosa bugiarda» che ha riscritto la storia, accusando MacInness di aver ritirato una denuncia per molestie sessuali in cambio di favori professionali. Dall'altra parte, la difesa dell'attrice hollywoodiana ha sostenuto che la giovane collega, passata in pochi mesi dal teatro amatoriale a un contratto discografico internazionale, non è credibile.

La vicenda, che intreccia potere, denaro e rapporti di forza nei set cinematografici, non è isolata. Dall'altra parte del Pacifico, a Los Angeles, Blake Lively sta chiedendo ai giudici californiani che il regista Justin Baldoni – con cui aveva già raggiunto un accordo dopo accuse di molestie e clima ostile sul set – le rimborsi le spese legali e i danni. Lively sostiene di essere stata vittima di una «campagna diffamatoria» orchestrata dalla produzione.

Baldoni ha sempre negato. I due casi, visti da Bruxelles e da Roma, pongono interrogativi che riguardano anche l'Europa. In Italia, il dibattito sulle tutele nei luoghi di lavoro dello spettacolo è ancora aperto: mancano protocolli vincolanti per la gestione delle denunce, e spesso le vittime temono ritorsioni.

Le vicende di Wilson e Lively mostrano come le accuse di molestie possano trasformarsi in armi legali a doppio taglio, usate tanto dalle presunte vittime quanto dagli imputati per difendere la propria reputazione. La prospettiva degli analisti di Sydney è che il verdetto sulla causa australiana sarà cruciale: se MacInness vincesse, si creerebbe un precedente per chi denuncia calunnie sui social media. L'ottica di Los Angeles, invece, si concentra sulla possibilità che la legge californiana imponga alle parti di pagare le spese della controparte in caso di malafede.

Per i commentatori europei, queste battaglie sono un campanello d'allarme: senza regole chiare e indipendenti, il cinema globale rischia di perpetuare un sistema in cui il potere contrattuale decide la verità. La strada verso una maggiore accountability nei set sembra ancora lunga, ma i riflettori accesi su questi due casi potrebbero accelerare le riforme.

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