
Durango, la caccia al boss 'El 40' e il fallito blitz delle forze speciali messicane
Un centinaio di uomini delle forze speciali dell'esercito messicano sono atterrati mercoledì all'aeroporto di Durango, provenienti dalla base di Santa Lucía, per rafforzare le operazioni federali in corso. Il dispiegamento segue di poche ore il fallito tentativo di cattura di Leonel 'G', alias 'El 40', presunto operatore di alto rango del Cartello di Sinaloa, sfuggito a un blitz nella notte tra lunedì e martedì. L'operazione, condotta da esercito e Guardia Nazionale in un ranch sulla strada Durango-Parral, ha portato all'arresto di sei persone – tra cui il braccio destro del fuggitivo – e al sequestro di armi pesanti, denaro e veicoli blindati artigianali. Ma il bersaglio principale era già scappato da un'uscita secondaria, lasciando le autorità con un pugno di mosche.
La fuga di 'El 40' – legato alla fazione dei Mayo, in guerra interna con i Chapitos per il controllo del cartello – evidenzia le difficoltà dello Stato messicano nel contrastare una criminalità organizzata sempre più radicata e militarizzata. Secondo osservatori di Città del Messico, il fallimento del blitz non è solo un colpo all'immagine del governo, ma anche un segnale della capacità di adattamento dei narcos, che sfruttano la conoscenza del territorio e le falle nei dispositivi di sicurezza. La regione di Durango, crocevia strategico per le rotte della droga verso gli Stati Uniti, è da mesi teatro di una escalation di violenza che ha spinto il governo federale a intensificare la presenza militare, senza però risultati decisivi.
Da un punto di vista europeo, la vicenda richiama l'attenzione sul ruolo del Messico come hub del narcotraffico globale, con ricadute anche sul Vecchio Continente. Secondo analisti di Bruxelles, la frammentazione dei cartelli e la loro capacità di eludere la cattura dei vertici – come dimostra il caso 'El 40' – rendono inefficaci le strategie di contrasto tradizionali, alimentando un mercato illecito che inonda l'Europa di cocaina e armi. L'Italia, in particolare, è considerata un punto di transito e smistamento per i flussi provenienti dal Sudamerica, con infiltrazioni nelle economie legali e corruzione sistemica.
Il futuro delle operazioni a Durango resta incerto. Mentre le forze speciali continuano le ricerche via terra e aria, la sensazione è che la cattura di 'El 40' sia solo un tassello di un mosaico più complesso. Gli esperti di Washington sottolineano che, senza un coordinamento internazionale più efficace e un contrasto al riciclaggio, la guerra ai cartelli rischia di rimanere una partita a scacchi senza fine. Per ora, il Messico si prepara a nuove incursioni, ma il fantasma di 'El 40' – e di una criminalità che sembra sempre un passo avanti – continua a sfidare lo Stato.
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