
Congo, l’Ebola corre con la guerra: «Catastrofe annunciata»
L’Oms denuncia la collisione tra malattia e conflitto nell’est del paese. Il ceppo Bundibugyo, senza vaccino, dilaga tra gli sfollati mentre le milizie fermano i soccorritori.
È un appello disperato, quasi un grido di impotenza, quello lanciato dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha chiesto ieri un cessate il fuoco immediato nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dove l’epidemia di Ebola e i combattimenti tra milizie stanno dando vita a una «collisione catastrofica tra malattia e conflitto». «Non possiamo costruire la fiducia delle comunità né isolare i malati mentre cadono le bombe», ha scritto su X, annunciando un suo imminente viaggio nella regione. I numeri ufficiali – almeno 223 morti sospette su 906 casi, con 105 contagi confermati in tredici zone sanitarie tra Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu – fotografano una realtà già drammatica, ma secondo l’Oms la diffusione reale del virus è probabilmente molto più estesa.
A rendere particolarmente allarmante questo nuovo focolaio è il ceppo virale Bundibugyo, per il quale non esistono né vaccini approvati né terapie specifiche. Le squadre di intervento, come emerso da documenti condivisi tra l’Africa Centres for Disease Control and Prevention e l’Oms, sono in ritardo di settimane: migliaia di contatti sfuggono al tracciamento, ostacolati dalla diffidenza delle popolazioni locali e dalla violenza endemica che impedisce l’accesso ai villaggi. L’emergenza, dichiarata dall’Oms già a metà maggio, rischia di trasformarsi in una crisi incontrollata proprio per l’assenza di strumenti di profilassi.
Dal punto di vista regionale, gli analisti di Kinshasa e di Kampala segnalano un ulteriore fattore di rischio: la porosità dei confini. Cercatori d’oro e commercianti ambulanti attraversano quotidianamente le frontiere con Uganda e Sud Sudan, portando con sé merci e, potenzialmente, il virus. Nelle zone minerarie dell’Ituri, la negazione della malattia si mescola alla sfiducia verso uno Stato assente e corrotto, mentre i gruppi armati – dall’M23 sostenuto dal Ruanda alle milizie islamiste e ai conflitti etnici tra Hema e Lendu – frammentano il territorio. Secondo fonti africane, questa geografia di violenza rende impossibile allestire corridoi sanitari sicuri.
Per l’Europa e l’Italia, l’epidemia congolese costituisce un test cruciale della prontezza dei sistemi di sorveglianza globali. L’assenza di un vaccino per il Bundibugyo potrebbe minare la fiducia nelle capacità di risposta internazionale. A Bruxelles si osserva con preoccupazione l’evolversi della situazione, nella consapevolezza che in un mondo interconnesso nessuna crisi sanitaria è davvero lontana. L’Unione Africana e l’Oms, con il sostegno finanziario dei donatori europei, stanno predisponendo l’invio di squadre mobili, ma senza una tregua duratura ogni sforzo appare minato alla radice.
La storia recente del Congo insegna che le epidemie si domano solo quando la politica e la sicurezza lo permettono. L’iniziativa di Tedros, atteso nei prossimi giorni a Goma, è l’ennesimo tentativo di rompere il ciclo di oblio che da trent’anni soffoca l’est del paese. Mentre i laboratori di Atlanta e Ginevra accelerano le ricerche su nuovi vaccini, resta una domanda: si può contenere un virus che corre più veloce della pace?
| Stampa africana subsahariana | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.50 | critical |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
Nell'epicentro dell'epidemia, molti abitanti oscillano tra la critica alla risposta statale e la negazione stessa dell'esistenza dell'ebola. Decenni di abbandono e conflitti hanno generato una profonda sfiducia, mentre minatori e commercianti d'oro continuano a spostarsi nella regione, complicando il contenimento.
La risposta internazionale all'epidemia di ebola è in ritardo di settimane e sta mancando migliaia di contatti potenziali. Sfiducia, violenza armata e croniche carenze di fondi ostacolano il contenimento, lasciando i funzionari sanitari in difficoltà nel tracciare la diffusione.
L'OMS avverte che è impossibile isolare i malati mentre cadono le bombe e chiede una tregua immediata nell'est del Congo. L'epidemia si scontra con il conflitto armato, interrompendo le attività di tracciamento e risposta nella regione del Kivu.
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