
Emiratizzazione: tra successi e limiti demografici, il bilancio del 2025
Il programma Ethraa ha celebrato la laurea di 1.200 cittadini emiratini destinati al settore finanziario, un traguardo che si inserisce in una strategia più ampia di sostituzione della manodopera straniera con forza lavoro locale. La cerimonia, patrocinata dallo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan, ha visto il governatore della banca centrale Khaled Mohamed Balama sottolineare come il talento nazionale sia una pietra angolare per un futuro finanziario sostenibile. Tuttavia, l'entusiasmo per questi risultati si scontra con una realtà demografica che impone limiti strutturali.
Il ministro di Stato per gli Affari finanziari, Mohamed bin Hadi Al Hussaini, ha infatti chiarito dinanzi al Consiglio nazionale federale che l'emiratizzazione totale non è realizzabile: nel 2025 il governo federale ha assunto 5.370 persone, di cui il 65 per cento emiratini, ma la quota non può salire oltre per via della composizione della popolazione, in cui i cittadini sono una minoranza. L'ottica di Abu Dhabi è pragmatica: si punta a massimizzare l'occupazione locale nei ruoli strategici, senza però compromettere la competitività di un'economia che dipende dal lavoro straniero.
Nel frattempo, la fiera Industrialists Career Exhibition 2026, organizzata dal ministero dell'Industria e delle tecnologie avanzate con ADNOC, ha attratto oltre 4.500 candidati emiratini, offrendo più di mille posti in settori prioritari come l'industria e i servizi avanzati. L'evento ha facilitato migliaia di colloqui diretti, dimostrando che la domanda di lavoro locale è alta, ma l'offerta di posizioni qualificate resta limitata dalla necessità di competenze specialistiche spesso non reperibili tra i cittadini.
Per l'Italia e l'Europa, il modello emiratino offre spunti di riflessione: da un lato, l'investimento nella formazione e nell'inserimento professionale dei giovani è encomiabile; dall'altro, la consapevolezza dei limiti demografici impedisce derive protezionistiche. Bruxelles osserva con interesse questa via di mezzo tra nazionalismo economico e apertura ai talenti esteri, mentre Pechino valuta le implicazioni per le proprie politiche di sostituzione delle importazioni. In prospettiva, il successo dell'emiratizzazione dipenderà dalla capacità di bilanciare identità nazionale e flessibilità del mercato del lavoro, una sfida che accomuna molti paesi del Golfo e non solo.
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