
Impeachment a Manila: la Camera mette sotto accusa Sara Duterte, ora il Senato deciderà il suo destino politico
La vicepresidente filippina, figlia dell’ex leader Rodrigo Duterte, accusata di corruzione e minacce al presidente Marcos. Il voto schiacciante apre la strada a un processo che potrebbe estrometterla dalla corsa per il 2028.
Con 257 voti a favore e solo 25 contrari, la Camera dei Rappresentanti delle Filippine ha approvato lunedì la messa in stato d’accusa della vicepresidente Sara Duterte, segnando il secondo tentativo di impeachment in poco più di un anno. La decisione apre ora la fase più delicata: il processo al Senato, dove i giudici dovranno stabilire se la figlia dell’ex presidente Rodrigo Duterte abbia effettivamente abusato di fondi pubblici, accumulato ricchezze senza giustificazione e minacciato di morte il presidente Ferdinand Marcos Jr., sua moglie e l’ex presidente della Camera. La Duterte, che si è sempre dichiarata innocente, vede messa a rischio la sua candidatura alla presidenza nel 2028: una condanna comporterebbe l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Lo scorso anno la Corte Suprema aveva annullato una precedente procedura per vizi formali, ma il nuovo incartamento è stato costruito su basi più solide, raccogliendo le firme di oltre 255 deputati – ben oltre la soglia costituzionale di un terzo dell’assemblea. Il clima nell’emiciclo di Quezon City è stato teso, mentre fuori gruppi progressisti chiedevano giustizia. Secondo gli analisti di Manila, il voto riflette innanzitutto la rottura definitiva tra la dinastia Duterte e quella Marcos, un tempo alleate nella vittoriosa campagna elettorale del 2022.
Da allora il confronto si è fatto sempre più aspro, alimentato dalle indagini internazionali sui crimini contro l’umanità attribuiti all’ex presidente Rodrigo Duterte – attualmente detenuto – e dalla volontà di Marcos di consolidare il proprio potere. L’ottica di Pechino segue con attenzione la vicenda: le Filippine sono un tassello cruciale nella strategia cinese nel Mar Cinese Meridionale, e un’eventuale instabilità politica potrebbe alterare gli equilibri regionali. Da Bruxelles, invece, gli osservatori sottolineano che il caso Duterte rappresenta un test per lo stato di diritto in un paese spesso accusato di giustizia selettiva.
Per l’Italia – che intrattiene con Manila rapporti economici e culturali, con una significativa comunità filippina – l’esito del processo in Senato avrà ricadute indirette sulle relazioni commerciali e sulla percezione della stabilità nell’area Indo‑Pacifica. I sostenitori della vicepresidente hanno però giocato d’anticipo, rafforzando la propria presenza nell’assemblea senatoriale, rendendo meno scontata una condanna. La partita, insomma, è tutt’altro che chiusa: il processo potrebbe durare mesi e incrociarsi con le manovre in vista delle presidenziali del 2028, ridefinendo gli equilibri di un sistema politico familistico e polarizzato come quello filippino.
Allarga lo sguardo
Attacco missilistico russo su Kiev: 17 morti, nessun intercettore ha funzionato
10 lingue · 71 testate
Da Economy & MarketsI giganti del petrolio incassano utili record sulla guerra in Iran, Trump accusa le major americane
2 lingue · 21 testate
Da TechnologyL’amministrazione Trump esenta i modelli open-weight cinesi dai nuovi test di sicurezza sull’IA
3 lingue · 11 testate