
A Cannes il nuovo film di Mungiu: una famiglia rumena contro la legge norvegese
Cristian Mungiu torna a Cannes con 'Fjord', dramma su una famiglia religiosa rumena in conflitto con i servizi sociali norvegesi. Tra conservatorismo e denuncia.
Il Festival di Cannes ha accolto con interesse e qualche perplessità 'Fjord', l'ultimo film del regista romeno Cristian Mungiu, vincitore della Palma d'oro nel 2007 con '4 mesi, 3 settimane e 2 giorni'. La pellicola, interpretata dalla norvegese Renate Reinsve e dall'americano Sebastian Stan, racconta la storia di una famiglia pentecostale romena trasferitasi in Norvegia, i cui cinque figli vengono sottratti dai servizi sociali dopo che un'insegnante denuncia i lividi sul corpo dell'adolescente. Il caso reale dei coniugi Bodnariu, che nel 2015 infiammò il dibattito tra Romania e Norvegia, viene qui trasposto con la consueta precisione registica di Mungiu, ma con una prospettiva che molti critici hanno definito apertamente conservatrice.
Secondo gli analisti di Bucarest, il regista romeno prosegue il suo scavo nei rapporti tra individuo e Stato, già al centro di '4 mesi, 3 settimane e 2 giorni' e del più recente 'Risonanza magnetica nucleare'. Tuttavia, a differenza dei precedenti, 'Fjord' sembra schierarsi dalla parte dei genitori, dipingendo la burocrazia norvegese come un apparato distopico che reprime le libertà religiose e familiari. La critica russa, pur apprezzando la fotografia e la recitazione, ha sottolineato come il film giunga a conclusioni piuttosto semplicistiche, quasi didascaliche. Dal canto suo, la stampa araba ha enfatizzato il tema ricorrente in Mungiu della paura dell'altro e della coercizione statale camuffata da moralità.
La pellicola arriva in un momento in cui il dibattito sulla giustizia minorile è acceso in tutta Europa. In Italia, dove la legge 149/2001 sancisce il superiore interesse del minore, il film potrebbe riaccendere la discussione sui limiti dell'intervento statale nella sfera familiare, specialmente in contesti culturali e religiosi diversi. L'ottica di Bruxelles, invece, guarda con cautela: il caso Bodnariu aveva già evidenziato le difficoltà di armonizzare le legislazioni nazionali in un'Unione che si fonda sul principio di libera circolazione delle persone. La famiglia rumena in Norvegia è un esempio di come i diritti dei bambini possano scontrarsi con le tradizioni dei genitori immigrati.
'Fjord' non è solo un film sui maltrattamenti, ma un affresco del conflitto tra modernità liberale e conservatorismo religioso. Mungiu, con la sua regia asciutta e i primi piani ossessivi, costringe lo spettatore a confrontarsi con domande scomode: fino a che punto lo Stato può e deve entrare nelle case dei cittadini? La scena finale, con la madre che prega in una stanza d'ospedale mentre i figli le vengono portati via, è un pugno nello stomaco che lascia senza risposte. Il regista, fedele al suo stile, non giudica ma mostra, spingendo a una riflessione che, in un'Europa sempre più divisa tra istanze liberali e tradizionaliste, appare quanto mai urgente.
Il film, presentato fuori concorso, ha diviso la critica: per alcuni è un'opera coraggiosa, per altri un passo falso per un autore di tale calibro. Tuttavia, è innegabile che 'Fjord' abbia il merito di portare sullo schermo una realtà complessa, spesso ridotta a slogan. Mentre a Cannes si discutono le sorti della pellicola, il vero dibattito – sulla famiglia, sui diritti, sull'Europa – è appena cominciato.
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
L'analisi sottolinea come il film di Mungiu continui a esplorare le paure sociali, in particolare la paura dell' 'altro'. La storia suggerisce che i bambini siano i veri a soffrire nel conflitto tra educazione religiosa e intervento statale. Il tono è analitico, con enfasi sulla continuità con le opere precedenti di Mungiu.
Il film 'Fjord' drammatizza un caso reale in cui le autorità norvegesi hanno allontanato i bambini da una famiglia religiosa per punizioni fisiche. La copertura enfatizza la tensione tra diritti genitoriali e leggi sulla protezione dell'infanzia, e lo scontro culturale tra tradizioni rumene e norme norvegesi. Il tono è critico verso le azioni della famiglia e sottolinea l'urgenza del benessere infantile.
Allarga lo sguardo
Il Senato Usa approva sanzioni dure contro Mosca e Teheran, ora la Camera
2 lingue · 36 testate
Da Economy & MarketsDazi USA del 15% sul polisilicio: la mossa di Trump per contrastare il dominio cinese
4 lingue · 16 testate
Da TechnologyMeta sotto pressione in tre continenti tra regole AI, deepfake e annunci fraudolenti
2 lingue · 8 testate