
Crescita ferma e debito fragile: la morsa della guerra sull’Europa
Il Consiglio tedesco dei saggi economici riduce drasticamente le previsioni, l’Fmi avverte l’Italia su flat tax e accise, mentre da Berlino arrivano proposte radicali per la sanità.
Il responso più severo arriva da Berlino, dove il prestigioso Sachverständigenrat – i «saggi economici» tedeschi – ha tagliato di quasi la metà la stima di crescita per il 2026, portandola a un modesto +0,5 per cento. Il principale imputato è la guerra in Iran, che alimentando il prezzo del petrolio comprime la capacità di spesa delle famiglie e rende l’economia tedesca sempre più dipendente dalla domanda statale: secondo il rapporto, ben tre decimi di punto del prossimo anno saranno trainati da spesa pubblica finanziata a debito, mentre gli impulsi privati restano anemici.
Lo stesso mezzo punto percentuale, ma proiettato in una stagnazione che l’Fondo monetario internazionale vede durare fino al 2027, caratterizza l’Italia. La missione Article IV conclusa a fine maggio ha fotografato un Paese dove il debito è risalito al 137 per cento del Pil e resta «vulnerabile a shock di crescita, tassi e fiducia». Nell’ottica di Washington, lo strumento della flat tax e il taglio generalizzato delle accise su benzina e gasolio – pensato per attutire il caro-energia – rappresentano una risposta inadeguata e potenzialmente controproducente: l’Fmi chiede di sostituire quelle misure con trasferimenti monetari temporanei e ben mirati alle famiglie più vulnerabili, per non smorzare l’incentivo a ridurre i consumi energetici.
La prospettiva non è soltanto europea. A Buenos Aires, il mercato segue con apprensione il nuovo obiettivo di riserve nette concordato con lo stesso Fondo: accumulare almeno 8 miliardi di dollari quest’anno, dopo che il 2025 si è chiuso con un mancato rispetto dell’analoga meta, malgrado il surplus fiscale. Gli acquisti giornalieri della Banca centrale hanno già superato i 9 miliardi, ma l’incertezza esterna pesa. Intanto, proprio in Germania, il consiglio dei saggi allarga lo sguardo oltre il ciclo congiunturale e propone una riforma radicale del sistema sanitario: dal 2027 i nuovi funzionari pubblici dovrebbero entrare nella cassa malattia legale, mentre per l’assistenza agli anziani si immagina un fondo a capitalizzazione, in modo da alleggerire la pressione contributiva sul lavoro.
Il concatenarsi di questi dossier segnala una fase in cui la politica economica europea è chiamata a un esercizio di coerenza: la dipendenza dalla spesa pubblica emersa nel caso tedesco e la fragilità strutturale del debito italiano impongono di non disperdere risorse in sconti fiscali orizzontali, mentre la lezione argentina ricorda quanto sia difficile ricostruire credibilità esterna anche quando i conti interni migliorano. L’asse Berlino-Roma-Washington, riletto attraverso le lenti dei rispettivi guardiani dell’ortodossia, suggerisce che il vero bene rifugio, nell’attuale geografia dell’incertezza, restano interventi selettivi e una visione di medio periodo che non sacrifichi la stabilità sull’altare del consenso immediato.
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
La congiuntura tedesca subisce un duro colpo: il consiglio dei saggi economici riduce la stima di crescita a un magro 0,5 per cento, additando la guerra in Iran come freno principale e prospettando il rischio di stagnazione. Parallelamente, il Fondo monetario internazionale richiama l'Italia a sostituire sconti generalizzati su accise e flat tax con aiuti mirati, mentre il debito resta giudicato vulnerabile. La stampa continentale lancia un duplice allarme: shock geopolitico e urgenza di riforme strutturali, dalla sanità tedesca ai conti pubblici italiani.
L'ultimo rapporto del FMI sull'Argentina registra un surplus fiscale superiore al previsto, ma il fronte esterno resta critico: nonostante il nuovo schema cambiario e gli acquisti giornalieri della banca centrale, l'obiettivo di accumulo delle riserve per il 2025 è stato mancato. Il mercato ora calcola le probabilità che l'autorità monetaria riesca a centrare il traguardo chiave, in un clima di scetticismo distaccato.
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