
Germania sotto assedio: retate neonaziste, controlli sui pacchi e frontiere blindate
Operazione su scala nazionale contro due gruppi giovanili di estrema destra. Vasti controlli anche nel settore dei pacchi e alle frontiere. Riflessi sulla sicurezza in Europa.
All’alba di mercoledì, la Germania ha messo in campo la più imponente operazione di polizia degli ultimi anni contro l’estremismo di destra. Oltre seicento agenti federali e statali hanno perquisito circa cinquanta obiettivi in dodici Länder, concentrandosi su due gruppi neonazisti giovanili, “Jung & Stark” (Giovani e Forti) e “Deutsche Jugend Voran” (Gioventù Tedesca Avanti), noto anche come “Neue Deutsche Welle”. La Procura generale di Karlsruhe indaga su trentasei sospettati, il più giovane dei quali ha appena sedici anni, per associazione a delinquere e aggressioni fisiche: secondo gli inquirenti, le due cellule stavano costruendo reti nazionali via social media, pronte a colpire avversari politici e membri della sinistra. Nessun arresto è stato eseguito, ma la segnalazione è chiara: il rischio di una radicalizzazione violenta tra i giovani tedeschi non è più solo una minaccia latente.
Questa retata, tuttavia, non è che un tassello di un più vasto rafforzamento della sicurezza interna che Berlino sta portando avanti su fronti diversi. Lo stesso giorno, la Finanzkontrolle Schwarzarbeit – la task force contro il lavoro nero – ha mobilitato oltre duenovecento funzionari doganali per un’ispezione massiccia nel settore dei corrieri, dei pacchi e della logistica. Depositi, centri di smistamento e veicoli in transito sono stati passati al setaccio per smascherare evasioni contributive e violazioni del salario minimo. E, come se non bastasse, il ministero dell’Interno ha rivelato che per sostenere i nuovi controlli alle frontiere (ripristinati lo scorso maggio) sono necessari tra i tredici e i quattordicimila agenti della Polizia federale, una cifra che secondo i sindacati di polizia sta creando pericolosi vuoti altrove, indebolendo la sorveglianza nelle stazioni e negli aeroporti.
Da Bruxelles, queste misure vengono osservate con attenzione mista a preoccupazione. L’esecutivo europeo vede nella stretta tedesca un tentativo necessario di arginare la deriva neonazista, ma teme che il rafforzamento dei controlli ai confini interni – con il conseguente impiego massiccio di risorse – possa mettere a dura prova il principio di libera circolazione, pilastro del progetto europeo. Per l’Italia, in particolare, il rischio è che una Germania sempre più blindata sposti verso sud i flussi migratori e la pressione asfissiante sull’accoglienza, mentre la lotta al lavoro sommerso nel settore dei pacchi tocca da vicino le imprese italiane attive nella logistica tedesca. L’ottica di Pechino è invece più distaccata: gli analisti cinesi leggono gli eventi come un segnale di instabilità interna dell’Occidente, utile a giustificare la loro narrazione sul declino delle democrazie liberali. Mosca, dal canto suo, ha finora taciuto, ma è probabile che veda nelle retate un tentativo di screditare forze politiche che in passato hanno guardato con simpatia al Cremlino.
Guardando avanti, la domanda cruciale è se la Germania possa sostenere simultaneamente tre fronti di sicurezza – estremismo, lavoro nero e frontiere – senza logorare il suo apparato di polizia. Il rischio, denunciato dagli stessi agenti, è che l’eccesso di visibilità sulle frontiere distolga risorse preziose dalla prevenzione del terrorismo e della criminalità organizzata, proprio mentre il fenomeno dei giovani neonazisti online si dimostra elusivo e proteiforme. La scelta di Karlsruhe di non procedere ad arresti immediati suggerisce che gli inquirenti puntano a raccogliere prove più solide per smantellare le reti dall’interno, ma l’ombra di una radicalizzazione sempre più precoce – il sedicenne tra i sospettati ne è la prova – impone all’Europa intera una riflessione urgente su come contrastare l’odio che germoglia nelle pieghe del web e nelle periferie del benessere.
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