
Ghana insiste: l’Unione Africana discuta le violenze anti-migranti in Sudafrica
Il presidente Mahama ha ottenuto dall’UA l’impegno a inserire la crisi al prossimo vertice, mentre Pretoria respinge un esposto alla Corte penale internazionale.
Il presidente del Ghana John Mahama ha rinnovato con forza la richiesta che l’Unione Africana affronti formalmente l’ondata di violenze contro i migranti in Sudafrica, ottenendo dal presidente della Commissione UA Mahmoud Ali Youssouf l’impegno a iscrivere la questione all’ordine del giorno del prossimo vertice continentale, previsto per febbraio. L’intesa è maturata a margine di un incontro straordinario dell’UA ad Accra, dove Mahama ha denunciato che «non sembra che le autorità sudafricane stiano rispondendo con la portata che ci si aspetterebbe» e che «le persone che finanziano questi attacchi xenofobi sono note e sono state lasciate libere di continuare».
La posizione di Accra, sostenuta dal blocco regionale ECOWAS che ha condannato «il trattamento spregevole dei cittadini dell’Africa occidentale», non è interpretata come ostilità verso Pretoria. Mahama ha chiarito di non nutrire «alcun malanimo» e di aver spiegato a un inviato del presidente Cyril Ramaphosa, giunto ad Accra il 21 luglio, che sollevare il caso offre al Sudafrica «la piattaforma per spiegare al mondo cosa sta facendo». Il Ghana ha già sostenuto costi significativi per rimpatriare propri cittadini e aveva rinviato una visita di Ramaphosa per evitare che la crisi oscurasse l’agenda bilaterale.
Sul fronte giudiziario, due cittadini ghanesi – l’ex portavoce governativo Palgrave Boakye-Danquah e l’analista Emmanuel Kotin – hanno presentato il 15 luglio un esposto alla Corte penale internazionale in cui si denuncia un «modello di attacchi diffusi e sistematici» e una possibile responsabilità dello Stato sudafricano per omissione. Il ministero degli Esteri di Pretoria ha bollato l’iniziativa come «opportunistica», sostenendo che non raggiunge la soglia legale della CPI e che l’ordinamento nazionale è in grado di perseguire i crimini d’odio. La Corte dell’Aia non si è ancora pronunciata.
La crisi ha già spinto oltre 160.000 stranieri a lasciare il Sudafrica in due mesi, secondo un conteggio dell’AFP basato sui governi d’origine, mentre le autorità sudafricane parlano di 53.000 rimpatri o espulsioni. Le proteste, con gruppi che avevano fissato al 30 giugno un ultimatum per i migranti irregolari, hanno innescato un dibattito sulla tenuta della solidarietà africana e sull’integrazione continentale. L’inserimento del dossier al vertice UA di febbraio offrirà a tutti gli Stati membri un’occasione formale per confrontarsi, ma resta da vedere se il Sudafrica accetterà di condividere in quella sede le misure adottate finora.
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