
Gli Stati Uniti rafforzano il dispositivo militare in vista di un’escalation contro l’Iran
L’invio di forze speciali, squadriglie di caccia e oltre centocinquanta medici in Europa e Medio Oriente segnala che Trump valuta un allargamento delle operazioni, mentre proseguono i raid e si profila un blocco navale.
Secondo fonti citate dal Wall Street Journal e da Axios, gli Stati Uniti stanno accelerando il trasferimento di reparti speciali, aerei da combattimento e personale sanitario verso il Medio Oriente e l’Europa, con l’obiettivo di offrire al presidente Donald Trump opzioni militari più ampie in caso di escalation del conflitto con l’Iran. Negli ultimi giorni sono stati dispiegati nella regione caccia F-16 dalla base tedesca di Spangdahlem, F-35 dalla britannica Lakenheath e bombardieri strategici B-1B posti in stato di massima allerta in una base nel Regno Unito. Oltre centocinquanta medici militari sono giunti al centro medico regionale di Landstuhl, in Germania, struttura di riferimento per i feriti delle operazioni in Medio Oriente. Funzionari americani hanno confermato al quotidiano che tali preparativi sono un segnale evidente della volontà di predisporre una risposta più incisiva.
La spinta a un inasprimento delle operazioni sarebbe maturata dopo l’uccisione di tre soldati statunitensi in un attacco iraniano a una base in Giordania e la morte di altri militari in Iraq. Il presidente Trump ha minacciato di colpire ponti e centrali elettriche iraniane, anche nella capitale Teheran, per ogni nuovo attacco a navi nello Stretto di Hormuz. Il Comando centrale americano ha reso noto che da dodici giorni consecutivi vengono condotti raid contro posti di comando, infrastrutture navali, depositi di droni e centri logistici in territorio iraniano. Fonti israeliane ritengono che Trump si stia preparando a un’espansione significativa della campagna militare, che potrebbe spingere Teheran a ritorsioni dirette contro Israele.
Sul piano diplomatico, la portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che è in vigore un blocco navale contro le navi dirette ai porti iraniani o che trasportano merci legate all’Iran, ripristinato dopo che Teheran avrebbe violato un’intesa che impegnava a non attaccare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz. Lo stesso Trump avrebbe valutato l’ipotesi di una tregua di dieci giorni per riaprire il passaggio marittimo, ma ha poi affermato che l’Iran non è pronto a un accordo e modifica continuamente le condizioni. Da parte iraniana, il presidente del Parlamento Mohammad-Bagher Ghalibaf ha avvertito che le infrastrutture regionali non saranno al sicuro finché non sarà garantita la sicurezza dell’Iran, e che la stabilità dello Stretto dipende dall’assenza di forze americane.
I movimenti di uomini e mezzi coinvolgono direttamente il territorio europeo e potrebbero avere ripercussioni sulla sicurezza energetica del continente. Un conflitto su vasta scala, osserva il Wall Street Journal, esporrebbe gli Stati Uniti al rischio di un ulteriore depauperamento delle scorte di munizioni e a nuove turbolenze sul mercato petrolifero globale. Le stesse forze aggiuntive, secondo fonti americane, potrebbero essere impiegate anche contro gli Houthi nello Yemen, in un momento in cui le minacce alla navigazione nel Mar Rosso restano elevate. Al momento, nella regione sono già presenti diciassette navi della Marina statunitense, tra cui due gruppi d’attacco di portaerei, undici cacciatorpediniere e un’unità di spedizione dei Marine, mentre i raid aerei continuano senza sosta.
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
|---|---|---|
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