
Venticinque milioni di dollari per il nuovo capo del Cartello Jalisco
Washington alza la posta contro il CJNG: oltre 100 milioni di dollari in ricompense per otto leader, con 25 milioni per il successore di El Mencho.
Il governo degli Stati Uniti ha annunciato mercoledì nuove accuse e ricompense congiunte per oltre 100 milioni di dollari per informazioni che portino all'arresto di otto presunti leader del Cartello Jalisco Nueva Generazione (CJNG), l'organizzazione designata come terroristica dall'amministrazione Trump nel febbraio 2025. La ricompensa per Juan Carlos Valencia González, noto come "El Pelón", figliastro del defunto leader Nemesio Oseguera Cervantes, "El Mencho", è stata elevata da 5 a 25 milioni di dollari, la cifra più alta mai offerta per un narcotrafficante messicano. L'operazione comprende anche sanzioni contro 50 persone e aziende legate al cartello e restrizioni sui visti per familiari e soci d'affari dei suoi membri.
Secondo il Dipartimento di Giustizia, gli otto presunti leader sono accusati di traffico di droga verso gli Stati Uniti e, in alcuni casi, di cospirazione per riciclaggio di denaro. Il procuratore generale facente funzione Todd Blanche ha dichiarato che "queste organizzazioni sofisticate usano violenza e paura per mantenere il controllo sull'importazione di narcotici letali negli Stati Uniti". Il capo della DEA, Terrance Cole, ha affermato che "questa è una lotta contro il CJNG che stiamo solo iniziando, e non ci tireremo indietro". Il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di una "caccia" al gruppo, promettendo di "demolirlo e distruggerlo", e ha invitato la presidente messicana Claudia Sheinbaum ad agire contro i politici legati al crimine organizzato.
In un documentario del canale tedesco ARTEde, un membro delle unità speciali del CJNG ha riconosciuto pubblicamente per la prima volta che Valencia González è il nuovo comandante: "El Mencho sarà sempre il nostro leader, ma ora il nostro comandante è il 03". L'intervistato ha avvertito che "chi sfida il suo potere sarà punito" e ha descritto il cartello come "una macchina enorme" che "non dipende da una sola persona". Secondo il giornalista Luis Chaparro, la cittadinanza statunitense di Valencia González, nato a Santa Ana, in California, rende il CJNG "un'organizzazione criminale transnazionale" piuttosto che puramente messicana.
Il CJNG, presente in 21 dei 32 stati messicani, opera secondo una struttura a franchising: secondo il giornalista José Luis Montenegro, "corti una testa e ne appaiono diverse". La morte di El Mencho, avvenuta a febbraio in un'operazione delle forze armate messicane con intelligence statunitense, non ha fermato l'organizzazione, che diversifica i suoi introiti tra estorsione, tratta di persone, traffico di migranti, estrazione mineraria illegale e furto di carburante. Nel frattempo, il Pentagono ha lanciato un gruppo di lavoro congiunto con 18 paesi latinoamericani per coordinare le operazioni militari contro le organizzazioni criminali del continente.
Le nuove accuse si aggiungono alle sanzioni già imposte nelle scorse settimane. Non è stata confermata alcuna richiesta di estradizione per i detenuti, tra cui Audias Flores Silva, arrestato in Messico ad aprile. La pressione su Città del Messico per agire contro i presunti legami politici del CJNG resta alta, mentre l'amministrazione Trump continua a definire la lotta al cartello una priorità di sicurezza nazionale.
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
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| Stampa atlantica / anglosfera | +0.50 | aligned |
Il Messico ha già trasferito 92 boss e accetta le ricompense, ma Washington pretende ancora di più: la lotta al narcotraffico non può essere una resa dei conti imposta dall’esterno.
La lode ufficiale viene citata per essere subito rovesciata: il riconoscimento diventa il pretesto per chiedere 'più sforzo', trasformando il plauso in pressione. L’enfasi sulla minaccia del CJNG e sulle cifre record giustifica l’urgenza, ma il lettore resta con l’immagine di un Messico che ha già dato.
Non menziona il partenariato militare accelerato con la Colombia, che rivela una strategia regionale statunitense oltre il Messico e ridimensiona la centralità messicana.
Washington non aspetta: stringe accordi militari rapidi con la Colombia e dichiara guerra ai cartelli. La soluzione è la forza, non le mediazioni diplomatiche.
Verbi come 'accelerare' e 'colpire' trasmettono decisione e urgenza, legittimando l’intervento militare come risposta naturale alla minaccia dei cartelli. La scelta della Colombia come partner esclude il Messico, spostando il focus su un fronte nuovo.
Non menziona le ricompense per il CJNG né il trasferimento di 92 boss dal Messico, che mostrano una cooperazione già esistente e indeboliscono la narrazione di una minaccia che richiede un nuovo intervento militare.
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