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Grok, l’arma segreta di Musk: il Pentagono confessa in tribunale

Per difendere un data center da una causa ambientale, il Dipartimento di Giustizia rivela che l’intelligenza artificiale di xAI è stata usata per colpire oltre 2.000 obiettivi in Iran.

Una causa per inquinamento atmosferico nel Mississippi ha squarciato il velo su uno dei segreti militari più delicati dell’amministrazione Trump: l’impiego operativo dell’intelligenza artificiale Grok, sviluppata da xAI di Elon Musk, negli attacchi contro l’Iran. In una memoria depositata il 15 giugno, il Dipartimento di Giustizia ha chiesto di archiviare il ricorso presentato dalla NAACP e da altre organizzazioni per i diritti civili contro le turbine a gas che alimentano il supercomputer di Musk a Memphis, sostenendo che la causa «minaccia la sicurezza nazionale, economica ed energetica degli Stati Uniti». A sostegno, i procuratori federali hanno prodotto la testimonianza giurata di Cameron Stanley, responsabile dell’intelligenza artificiale al Pentagono, il quale ha confermato che un modello derivato da Grok — denominato Grok Gov — è già integrato nel programma Maven e ha permesso di «lanciare oltre 2.000 munizioni contro 2.000 bersagli distinti nell’arco di 96 ore» durante l’operazione Epic Fury.

La rivelazione getta una luce cruda sul nodo che lega big tech, difesa e giustizia ambientale. La denuncia delle associazioni per i diritti civili accusa xAI di aver installato decine di turbine a gas senza i necessari permessi, rilasciando sostanze inquinanti in quartieri a maggioranza nera del North Mississippi e della periferia di Memphis, in violazione del Clean Air Act. Per il governo, tuttavia, quei reattori sono infrastruttura critica: alimentano l’addestramento e l’inferenza di modelli di IA che il Pentagono utilizza per identificare e colpire obiettivi. La memoria del Dipartimento di Giustizia trasforma così un contenzioso ambientale in un caso di sicurezza nazionale, rivelando per la prima volta che l’intelligenza artificiale di Musk — già ministro per l’efficienza governativa nella prima fase dell’amministrazione Trump — è stata impiegata in operazioni di combattimento letale.

Da Teheran e dal mondo arabo la notizia ha suscitato reazioni cariche di sdegno. Fonti mediorientali sottolineano che proprio nel primo giorno del Ramadan un attacco condotto con sistemi di targeting automatico ha colpito una scuola elementare a Minab, uccidendo 168 bambini. L’impiego di Grok nel programma Maven — inizialmente basato su modelli di Anthropic — segna un salto di scala nell’automazione della guerra: la velocità di acquisizione e designazione dei bersagli riduce drasticamente lo spazio per la supervisione umana, sollevando interrogativi etici e giuridici che travalicano i confini americani.

Per l’Europa e per l’Italia la vicenda ha il sapore amaro di un avvertimento. Mentre Bruxelles mette a punto l’AI Act e discute i limiti dell’impiego militare dell’intelligenza artificiale, la confessione processuale di Washington mostra quanto sia già avanzata l’integrazione tra piattaforme commerciali e comandi operativi. Analisti europei avvertono che la dipendenza da infrastrutture cloud e modelli proprietari statunitensi rischia di trascinare il Vecchio Continente in escalation tecnologiche sulle quali non ha voce in capitolo. L’Italia, che ospita data center strategici e partecipa a programmi di difesa comune, si trova davanti a un bivio: accettare passivamente un’architettura di sicurezza sempre più privatizzata o rilanciare un’iniziativa diplomatica per vincolare l’uso bellico dell’IA a regole condivise. La causa ambientale nel Mississippi, intanto, resta aperta: ma il tribunale dovrà ora soppesare il diritto all’aria pulita di una comunità afroamericana contro la ragion di Stato di una superpotenza che ha già scelto di delegare alla macchina la decisione di colpire.

Divergenza — chi la racconta come
39%Media
3 blocchi · posizioni da −0.70 a +0.20
CriticoFavorevole
EURATLLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.70critical
Stampa atlantica / anglosfera+0.20neutral
Stampa latinoamericana0.00neutral
Stampa europea continentale−0.70

Una causa ambientale ha svelato un segreto di Stato: l'intelligenza artificiale Grok di Elon Musk è stata impiegata dal Pentagono per individuare obiettivi negli attacchi contro l'Iran. La rivelazione è emersa mentre il governo difendeva le turbine a gas di xAI, sostenendo che la causa minaccia la sicurezza nazionale. Il ritorno di Musk accanto a Trump appare ora sotto una nuova luce.

IndignazioneAllarmeScetticismo
Stampa atlantica / anglosfera+0.20

L'amministrazione Trump interviene per proteggere xAI di Musk da una causa per inquinamento, sostenendo che il centro dati è cruciale per l'innovazione AI a supporto delle operazioni militari. Nel frattempo, si prospetta una collaborazione tra Musk e l'Ucraina per abbattere i droni iraniani, ribaltando la minaccia. L'uso offensivo di Grok passa in secondo piano rispetto alla narrazione di sicurezza e difesa.

PragmatismoDistacco
Stampa latinoamericana0.00

Il governo statunitense ha confermato in tribunale che l'IA Grok di Elon Musk è stata impiegata negli attacchi contro l'Iran, nell'ambito del Progetto Maven del Pentagono. La dichiarazione è contenuta in una memoria legale a difesa delle turbine a gas di xAI, oggetto di una causa ambientale. La notizia viene riportata in modo diretto, senza commenti.

DistaccoPragmatismo
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mercoledì 17 giugno 2026

Grok, l’arma segreta di Musk: il Pentagono confessa in tribunale

Per difendere un data center da una causa ambientale, il Dipartimento di Giustizia rivela che l’intelligenza artificiale di xAI è stata usata per colpire oltre 2.000 obiettivi in Iran.

Una causa per inquinamento atmosferico nel Mississippi ha squarciato il velo su uno dei segreti militari più delicati dell’amministrazione Trump: l’impiego operativo dell’intelligenza artificiale Grok, sviluppata da xAI di Elon Musk, negli attacchi contro l’Iran. In una memoria depositata il 15 giugno, il Dipartimento di Giustizia ha chiesto di archiviare il ricorso presentato dalla NAACP e da altre organizzazioni per i diritti civili contro le turbine a gas che alimentano il supercomputer di Musk a Memphis, sostenendo che la causa «minaccia la sicurezza nazionale, economica ed energetica degli Stati Uniti». A sostegno, i procuratori federali hanno prodotto la testimonianza giurata di Cameron Stanley, responsabile dell’intelligenza artificiale al Pentagono, il quale ha confermato che un modello derivato da Grok — denominato Grok Gov — è già integrato nel programma Maven e ha permesso di «lanciare oltre 2.000 munizioni contro 2.000 bersagli distinti nell’arco di 96 ore» durante l’operazione Epic Fury.

La rivelazione getta una luce cruda sul nodo che lega big tech, difesa e giustizia ambientale. La denuncia delle associazioni per i diritti civili accusa xAI di aver installato decine di turbine a gas senza i necessari permessi, rilasciando sostanze inquinanti in quartieri a maggioranza nera del North Mississippi e della periferia di Memphis, in violazione del Clean Air Act. Per il governo, tuttavia, quei reattori sono infrastruttura critica: alimentano l’addestramento e l’inferenza di modelli di IA che il Pentagono utilizza per identificare e colpire obiettivi. La memoria del Dipartimento di Giustizia trasforma così un contenzioso ambientale in un caso di sicurezza nazionale, rivelando per la prima volta che l’intelligenza artificiale di Musk — già ministro per l’efficienza governativa nella prima fase dell’amministrazione Trump — è stata impiegata in operazioni di combattimento letale.

Da Teheran e dal mondo arabo la notizia ha suscitato reazioni cariche di sdegno. Fonti mediorientali sottolineano che proprio nel primo giorno del Ramadan un attacco condotto con sistemi di targeting automatico ha colpito una scuola elementare a Minab, uccidendo 168 bambini. L’impiego di Grok nel programma Maven — inizialmente basato su modelli di Anthropic — segna un salto di scala nell’automazione della guerra: la velocità di acquisizione e designazione dei bersagli riduce drasticamente lo spazio per la supervisione umana, sollevando interrogativi etici e giuridici che travalicano i confini americani.

Per l’Europa e per l’Italia la vicenda ha il sapore amaro di un avvertimento. Mentre Bruxelles mette a punto l’AI Act e discute i limiti dell’impiego militare dell’intelligenza artificiale, la confessione processuale di Washington mostra quanto sia già avanzata l’integrazione tra piattaforme commerciali e comandi operativi. Analisti europei avvertono che la dipendenza da infrastrutture cloud e modelli proprietari statunitensi rischia di trascinare il Vecchio Continente in escalation tecnologiche sulle quali non ha voce in capitolo. L’Italia, che ospita data center strategici e partecipa a programmi di difesa comune, si trova davanti a un bivio: accettare passivamente un’architettura di sicurezza sempre più privatizzata o rilanciare un’iniziativa diplomatica per vincolare l’uso bellico dell’IA a regole condivise. La causa ambientale nel Mississippi, intanto, resta aperta: ma il tribunale dovrà ora soppesare il diritto all’aria pulita di una comunità afroamericana contro la ragion di Stato di una superpotenza che ha già scelto di delegare alla macchina la decisione di colpire.

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Una causa ambientale ha svelato un segreto di Stato: l'intelligenza artificiale Grok di Elon Musk è stata impiegata dal Pentagono per individuare obiettivi negli attacchi contro l'Iran. La rivelazione è emersa mentre il governo difendeva le turbine a gas di xAI, sostenendo che la causa minaccia la sicurezza nazionale. Il ritorno di Musk accanto a Trump appare ora sotto una nuova luce.

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L'amministrazione Trump interviene per proteggere xAI di Musk da una causa per inquinamento, sostenendo che il centro dati è cruciale per l'innovazione AI a supporto delle operazioni militari. Nel frattempo, si prospetta una collaborazione tra Musk e l'Ucraina per abbattere i droni iraniani, ribaltando la minaccia. L'uso offensivo di Grok passa in secondo piano rispetto alla narrazione di sicurezza e difesa.

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Il governo statunitense ha confermato in tribunale che l'IA Grok di Elon Musk è stata impiegata negli attacchi contro l'Iran, nell'ambito del Progetto Maven del Pentagono. La dichiarazione è contenuta in una memoria legale a difesa delle turbine a gas di xAI, oggetto di una causa ambientale. La notizia viene riportata in modo diretto, senza commenti.

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