
Hajj 2026: oltre 1,5 milioni di pellegrini nonostante la guerra
Il conflitto in Medio Oriente non ha fermato l’afflusso record di fedeli alla Mecca, mentre l’India celebra l’Eid in date diverse.
Non è bastato il conflitto che infiamma il Medio Oriente a scoraggiare i pellegrini diretti alla Mecca. Oltre un milione e mezzo di fedeli provenienti dall’estero si sono radunati in Arabia Saudita per l’Hajj 2026, superando le cifre dell’anno precedente. Un segnale di resilienza spirituale che, secondo analisti della regione, riflette la centralità del pellegrinaggio nell’immaginario islamico e la fiducia nella capacità del Regno di garantire la sicurezza dei luoghi santi. “Siamo senza dubbio nel posto più sicuro del mondo”, ha dichiarato Fadel, un pellegrino statunitense, citando un passo del Corano per spiegare la propria determinazione a partecipare nonostante gli avvertimenti di viaggio emessi dal governo di Washington.
Le tensioni geopolitiche avevano raggiunto un picco alla fine di febbraio, quando raid condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran avevano innescato una rappresaglia di Teheran con attacchi a obiettivi in Arabia Saudita e nel Golfo. Le conseguenze sul traffico aereo sono state immediate e pesanti: chiusure di rotte, voli cancellati e costi di viaggio alle stelle. Secondo fonti del settore aeronautico negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar e Bahrein, le principali compagnie della regione hanno lottato per settimane per ripristinare gran parte della capacità operativa e consentire l’afflusso dei pellegrini. Uno sforzo logistico che appare riuscito, se si guarda ai numeri ufficiali comunicati dal ministero saudita dell’Hajj.
Dall’Italia e dall’Europa, dove vivono milioni di musulmani, non si sono registrate defezioni di massa. Anzi, il sentimento prevalente – colto anche nei racconti raccolti al Cairo e a Islamabad – è che il dovere religioso prevalga sulle paure indotte dai media. Il pellegrinaggio, del resto, è uno dei cinque pilastri dell’Islam e per molti rappresenta il coronamento di una vita di risparmi e attese. L’organizzazione impeccabile dell’Arabia Saudita, che negli ultimi anni ha digitalizzato le procedure e ampliato le infrastrutture, ha contribuito a rassicurare i fedeli.
Mentre a La Mecca i riti principali prendono il via il 25 maggio per culminare nella festa del sacrificio, Eid al-Adha, il 27 maggio, in India l’osservanza della ricorrenza segue calendari differenti. La maggioranza dei musulmani indiani celebrerà l’Eid il 28 maggio, ma nel Kashmir – in virtù di un allineamento tradizionale con le osservazioni lunari dell’Arabia Saudita – la data coinciderà con quella del Regno. Un divario che, secondo gli osservatori di Nuova Delhi, non incrina l’unità spirituale ma conferma la ricchezza di tradizioni e sensibilità locali all’interno della ummah globale.
Al di là dei numeri record, l’Hajj 2026 si carica di un significato ulteriore: in un quadrante lacerato da conflitti, la convergenza pacifica di milioni di persone verso un unico luogo sacro rappresenta un potente contrappunto. Per gli analisti di Bruxelles e Teheran, il successo dell’operazione logistica saudita potrebbe persino offrire un modello di diplomazia umanitaria e di gestione delle crisi. Resta da vedere se questa esperienza potrà essere replicata negli anni a venire, qualora le tensioni regionali dovessero protrarsi, o se la straordinaria mobilitazione del 2026 resterà un’eccezione in un panorama sempre più fragile.
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