
I Knicks spazzano via Cleveland e tornano in finale dopo 27 anni, a Ovest è duello tra Spurs e Thunder
Con un secco 4-0 sulla squadra di Mitchell, New York interrompe un digiuno che durava dal 1999. San Antonio e Oklahoma City sono sul 2-2, con Wembanyama protagonista assoluto. L’evento rilancia la passione globale per la NBA.
Ci sono voluti ventisette anni, ma finalmente New York torna a danzare sul palcoscenico più prestigioso del basket. Con un 130-93 che è stato pura esecuzione capitale, i Knicks hanno spazzato via i Cleveland Cavaliers nella quarta gara delle finali di Eastern Conference, conquistando il pass per le NBA Finals per la prima volta dal 1999. Karl-Anthony Towns (19 punti e 14 rimbalzi), OG Anunoby e un Jalen Brunson eletto all’unanimità MVP della serie hanno guidato un collettivo che ha allungato a undici la striscia di vittorie consecutive nei playoff, la terza più lunga della storia della lega. La città, che non vedeva alzare il trofeo Larry O’Brien dal 1973, ha celebrato per le strade di Manhattan mentre i tifosi invadevano la Rocket Arena di Cleveland, in un’atmosfera da “ultimo tango” per le speranze dei Cavs.
La cronaca sportiva statunitense sottolinea il contrasto tra l’euforia newyorkese e il crollo verticale dei Cavaliers, accusati senza pietà da Charles Barkley di aver “smesso di giocare già nel primo tempo”. Donovan Mitchell ha segnato 31 punti ma è apparso isolato, mentre James Harden – che pure superava Magic Johnson per presenze nei playoff – chiudeva con 12 punti e 0/6 da tre. Non sono bastati né gli appelli alla calma né le presenze vip di Taylor Swift e Timothée Chalamet, venuto a Cleveland solo per assistere alla “scopa” (sweep), come ha dichiarato con feroce ironia. La stampa tedesca, dal canto suo, ha sottolineato l’assenza per malattia del campione del mondo Dennis Schröder, che avrebbe potuto dare minuti di qualità a una squadra apparsa smarrita.
Dall’altra parte del tabellone, lo scontro tra San Antonio Spurs e Oklahoma City Thunder è ancora un rebus. La serie si è trasferita in parità (2-2) grazie a una prova di forza dei texani in gara-4, dove Victor Wembanyama ha messo a segno 33 punti e la difesa ha asfissiato i campioni in carica, reduci dalla peggior prestazione offensiva degli ultimi anni. L’ottica di Bruxelles e della stampa europea, in particolare quella francese e spagnola, legge il fenomeno Wembanyama come un unicum: il 22enne francese, già Defensive Player of the Year unanime, viene paragonato da Shaquille O’Neal a un ibrido tra Tim Duncan e una stella globale, capace di attrarre al basket un pubblico che ricorda le letture fantasy suggerite dalla biblioteca pubblica di San Antonio. Gli infortuni, però, tengono in bilico la contesa: Jalen Williams e Ajay Mitchell sono in dubbio per gara-5, mentre De’Aaron Fox gioca con una caviglia malconcia.
Ora i Knicks attendono il verdetto dell’Ovest, con la prospettiva – per gli analisti di mercato – di un remake della finale del 1999, quando gli Spurs di Duncan batterono un New York orfano di Ewing. Per l’Italia e l’Europa del basket, l’evento rappresenta molto più di una serie: è il ritorno di una delle franchigie più iconiche, capace di riaccendere l’interesse di un pubblico transgenerazionale e di intrecciare storie individuali – dal veterano Harden alla rivelazione Wemby – in una narrazione che travalica lo sport. La parola “speranza”, che Towns ha detto essere scomparsa per decenni a New York, è tornata a vibrare al Madison Square Garden, e con essa la consapevolezza che questa finale sarà qualcosa di più di un semplice incontro.
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.30 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | +0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | +0.80 | aligned |
| Stampa israeliana | +0.90 | aligned |
I Knicks spazzano via i Cavs e tornano alle Finals dopo 27 anni, ma il dopo-partita è segnato dalla condanna senza appello di Cleveland, accusata di essersi arresa. La striscia di undici vittorie impressiona, eppure l'ombra del collasso dei Cavs pesa quanto l'euforia di New York.
New York raggiunge la finale dopo 27 anni, un traguardo che a New York scatena l'euforia. In Europa lo sguardo è diviso: Dennis Schröder non scende in campo per malattia, mentre Victor Wembanyama potrebbe diventare l'avversario. La notizia rimane fattuale, con un occhio ai talenti locali più che al clamore.
I Knicks sono di nuovo in finale dopo 27 anni, una barriera storica che diventa festa pura. Il racconto si mescola all'immagine di Wembanyama che gioca a scacchi, come se le Finals Ovest fossero un duello di strategia. L'atmosfera è trionfale, quasi giocosa.
Per una città che aveva perso la speranza, la cavalcata dei Knicks è molto più di un traguardo sportivo. Karl-Anthony Towns parla di restituire la fede a New York, mentre i tifosi fanno di Cleveland casa propria. Undici vittorie di fila non sono un semplice record: sono il segnale che al Madison Square Garden la fiamma della speranza è tornata.
Allarga lo sguardo
Attacco missilistico russo su Kiev: 17 morti, nessun intercettore ha funzionato
7 lingue · 71 testate
Da Economy & MarketsI giganti del petrolio incassano utili record sulla guerra in Iran, Trump accusa le major americane
2 lingue · 21 testate
Da TechnologyL’amministrazione Trump esenta i modelli open-weight cinesi dai nuovi test di sicurezza sull’IA
3 lingue · 11 testate