
Il blocco navale americano strangola l’Iran: Teheran non paga più i soldati
Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha annunciato che gli Stati Uniti stanno «asfissiando» il regime iraniano con un blocco economico totale, definito «Economic Fury», parallelo all’offensiva militare «Epic Fury» lanciata a fine febbraio. In un’intervista a Fox News, Bessent ha dichiarato che l’Iran non è più in grado di pagare i propri soldati, mentre la marina americana impedisce ogni movimento navale da e verso i porti iraniani. Secondo il Pentagono, dall’inizio del blocco a metà aprile sono state fermate quarantacinque navi commerciali, con un costo stimato per Teheran di quasi cinque miliardi di dollari. La mossa si inserisce nella strategia della «massima pressione» voluta da Donald Trump, che ha sospeso i raid aerei l’8 aprile con un cessate il fuoco a tempo indeterminato, ma ha trasformato il conflitto in una guerra economica senza quartiere.
Da Washington si sottolinea l’efficacia della pressione per costringere l’Iran a rinunciare al nucleare militare. Nella capitale iraniana, tuttavia, la vita di superficie appare normale: caffè aperti, traffico consueto. Sotto la superficie, il collasso economico minaccia di diventare strutturale e irreversibile, con il rialzo dei prezzi e la scarsità di beni importati che alimentano il malcontento popolare. Gli analisti di Bruxelles osservano con preoccupazione che lo Stretto di Hormuz, cruciale per i flussi energetici europei, è di fatto sotto controllo militare americano: un’escalation potrebbe avere ripercussioni immediate sui prezzi del petrolio e sulla sicurezza delle forniture per l’Italia. L’ottica di Pechino, invece, si concentra sulla necessità di proteggere i propri investimenti e le importazioni di greggio iraniano, che il blocco navale rischia di interrompere del tutto.
Nel frattempo, Teheran cerca di aggirare l’assedio attraverso rotte terrestri e accordi con paesi vicini, ma la capacità di esportare petrolio è ai minimi storici. L’amministrazione Trump sembra puntare a un accordo che smantelli il programma nucleare iraniano, ma i negoziati sono in stallo. La vera incognita è quanto a lungo il regime possa resistere senza esplodere in una crisi sociale o in una reazione militare disperata. Per l’Europa e l’Italia, il rischio è che la strategia americana trasformi l’Iran in un nuovo fronte di instabilità permanente, con conseguenze dirette sulla sicurezza energetica e sui flussi migratori. Lo scenario più probabile, secondo gli osservatori internazionali, è una prolungata asfissia economica che potrebbe spingere Teheran a cedere o, al contrario, a innescare un conflitto regionale più ampio.
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