
Il buco nel bilancio di Mosca sfiora i 6 trilioni di rubli, record di spesa anticipata
Il deficit federale russo raggiunge il 2,5% del Pil in quattro mesi, mentre le riserve crescono trainata dall'oro. L'India segna un calo.
Il dato più preoccupante per le finanze di Mosca arriva dal bilancio federale: tra gennaio e aprile il deficit ha raggiunto 5.877 miliardi di rubli, pari al 2,5% del Pil, quasi il doppio del 1,6% programmato per l'intero anno. Rispetto allo stesso periodo del 2025, il rosso è aumentato di 2.946 miliardi, nonostante il ministero delle Finanze attribuisca l'accelerazione a un "finanziamento anticipato delle spese". In realtà, secondo gli analisti di Bruxelles, il dato riflette una crescita strutturale delle uscite militari e sociali, fronteggiata da entrate in calo: i ricavi petroliferi, colpiti dal tetto al prezzo del greggio e dalla debolezza della domanda cinese, sono crollati del 38,3%, mentre le entrate non energetiche (soprattutto Iva) sono aumentate del 10,2%, insufficienti a compensare.
Parallelamente, la base monetaria russa si è espansa dello 0,5% in una settimana, raggiungendo 20,65 trilioni di rubli, segnale di una politica monetaria ancora espansiva nonostante l'inflazione. Le riserve internazionali, invece, sono cresciute dell'1,3% ad aprile, a 758,7 miliardi di dollari, grazie all'aumento del prezzo dell'oro: la componente aurea ha superato i 337 miliardi, rappresentando il 44,5% del totale. Tuttavia, come sottolineano gli osservatori di Pechino, gran parte di queste riserve resta congelata dalle sanzioni occidentali, mentre Mosca sta incrementando le riserve in yuan e oro per ridurre la dipendenza dal dollaro.
In contrasto, l'India segna un'inversione di tendenza: le sue riserve valutarie sono scese di 7,8 miliardi di dollari in una settimana, attestandosi a 690,7 miliardi, il livello più basso da febbraio. La Banca centrale indiana ha dovuto vendere dollari per sostenere la rupia, sotto pressione per le tensioni in Medio Oriente e per l'uscita di capitali dai mercati emergenti.
Per l'Europa e per l'Italia, il deterioramento dei conti russi ha implicazioni ambivalenti. Da un lato, un deficit così ampio potrebbe spingere Mosca a incrementare le esportazioni energetiche, contrastando gli sforzi europei di diversificazione. Dall'altro, la fragilità fiscale russa limita la capacità di finanziare la guerra in Ucraina, elemento che i governi europei valutano con attenzione. Nei prossimi mesi, il rischio è che il governo russo sia costretto a una svalutazione del rublo o a un aumento della pressione fiscale, con possibili ripercussioni sui mercati globali delle materie prime. La finestra per una stabilizzazione, avvertono gli analisti di Mosca, si sta restringendo.
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