
Il viaggio di Teheran a Pechino alla vigilia del vertice Trump-Xi
Il capo della diplomazia iraniana incontra Wang Yi a pochi giorni dall’atteso vertice tra il presidente americano e Xi Jinping. Al centro, lo Stretto di Hormuz.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è atterrato a Pechino per un colloquio con l’omologo cinese Wang Yi, in una mossa che anticipa di pochi giorni l’atteso vertice tra Donald Trump e Xi Jinping, in programma il 14 e 15 maggio. La visita, la prima dalla deflagrazione del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele alla fine di febbraio, assume un valore strategico in un momento in cui lo Stretto di Hormuz è diventato il baricentro della tensione globale. Secondo gli analisti di Washington, l’amministrazione americana esercita pressioni crescenti su Pechino affinché usi la propria influenza per convincere Teheran a riaprire il passaggio marittimo vitale per il trasporto del greggio. Le parole del segretario di Stato Marco Rubio sono state inequivocabili: «La Cina deve dire all’Iran che il blocco dello stretto lo sta isolando dal mondo».
La scelta di Araghchi di recarsi in Cina si inserisce in una più ampia offensiva diplomatica che lo ha visto visitare, nelle ultime settimane, Pakistan, Oman e Russia. L’obiettivo è raccogliere sostegno internazionale per porre fine alle ostilità, mentre un fragile cessate il fuoco mediato da Islamabad resta in bilico. Dal punto di vista di Teheran, il blocco di Hormuz rappresenta una risposta al blocco navale statunitense contro i porti iraniani, ritenuto illegale. Pechino, dal canto suo, ha un interesse diretto: oltre l’80 per cento del petrolio che transita per lo stretto è diretto in Cina, rendendo la sicurezza energetica cinese un fattore cruciale.
Durante l’incontro, Wang Yi ha invocato senza ambiguità «la cessazione immediata dei combattimenti» e chiesto la riapertura «al più presto» dello Stretto di Hormuz, parlando a nome della «comune preoccupazione della comunità internazionale». Un messaggio che riflette la posizione di Bruxelles: per l’Europa, e per l’Italia in particolare, l’interruzione dei flussi energetici attraverso il Golfo rappresenta un rischio concreto per l’approvvigionamento e per la stabilità dei prezzi. Le capitali europee guardano con apprensione a questa partita a tre in cui Cina e Stati Uniti sembrano giocare ruoli contrapposti ma convergere sull’esigenza di ripristinare la libertà di navigazione.
Ora l’attenzione si sposta sul vertice di metà maggio a Pechino. Gli osservatori internazionali ritengono che il dossier iraniano sarà tra i punti centrali dell’agenda tra Trump e Xi. Se da un lato Washington punta a un’intesa che isoli ulteriormente Teheran, dall’altro la Cina cercherà di mediare per tutelare i propri interessi energetici senza rompere l’asse con l’Iran. Lo scenario resta volatile: ogni mossa diplomatica nei prossimi giorni potrebbe ridefinire gli equilibri del Medio Oriente e le conseguenze per l’economia globale.
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