
Il colpo al Voting Rights Act che riscrive le regole del voto negli Stati Uniti
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha inferto un colpo mortale a uno dei pilastri della legislazione sui diritti civili, smantellando di fatto la possibilità di disegnare distretti elettorali che garantiscano una rappresentanza alle minoranze. Con una sentenza di sei voti contro tre, divisa lungo linee ideologiche, i giudici conservatori hanno stabilito che il secondo distretto a maggioranza nera della Louisiana, creato per conformarsi al Voting Rights Act del 1965, costituisce un gerrymandering razziale incostituzionale. La decisione non si limita a ridisegnare la mappa della Louisiana: azzera quarant'anni di giurisprudenza che impedivano agli Stati di discriminare gli elettori afroamericani e ispanici, aprendo la strada a una nuova stagione di manipolazioni partigiane in vista delle elezioni di midterm.
L'eco della sentenza è risuonata immediatamente nei corridoi del potere. Da Washington, gli analisti osservano che la maggioranza conservatrice ha rovesciato la logica stessa della Sezione 2 della legge: ciò che era un rimedio contro la discriminazione diventa ora una violazione del principio di uguaglianza. La deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha reagito con durezza, sostenendo che gli Stati a guida democratica devono rispondere con le stesse armi, ridisegnando a loro volta le circoscrizioni per bilanciare l'offensiva repubblicana. Una spirale che rischia di trasformare ogni tornata elettorale in una guerra di mappe, dove la rappresentanza delle minoranze diventa la variabile sacrificabile.
Oltreoceano, la sentenza viene letta con crescente inquietudine. A Bruxelles, gli esperti di democrazia americana segnalano che l'erosione del Voting Rights Act rappresenta un precedente pericoloso per la credibilità degli Stati Uniti come modello di inclusione. L'ottica di Pechino, invece, coglie l'occasione per sottolineare le contraddizioni del sistema elettorale americano, mentre i comentatori europei notano che la decisione arriva in un momento in cui la polarizzazione politica e la sfiducia nelle istituzioni toccano livelli mai visti dai tempi di Jim Crow.
Guardando avanti, il quadro è cupo. Con la Sezione 2 di fatto svuotata, gli Stati a maggioranza repubblicana – dalla Georgia al Texas – potranno ridisegnare i confini per concentrare gli elettori democratici in pochi distretti, diluendo il peso del voto delle comunità nere e latine. La strada per un intervento legislativo del Congresso appare impervia, dato l'attuale equilibrio di potere. La democrazia americana si trova così a fare i conti con un paradosso: per difendere l'uguaglianza formale, la Corte ha sacrificato l'uguaglianza sostanziale, consegnando le urne a una logica di partito sempre più spietata.
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