
Il crollo di consensi di Trump scuote la scena politica americana e preoccupa l'Europa
Donald Trump affronta la prova delle elezioni di midterm del 2026 con il peso di una popolarità in caduta libera, toccando il fondo del suo secondo mandato. Secondo le rilevazioni aggregate, il suo tasso di approvazione è sceso stabilmente sotto il 40%, un dato che, come osservato dagli analisti di Washington, lo rende il secondo presidente più impopolare degli ultimi decenni in questa fase del mandato. Un momento di rara consapevolezza era emerso mesi fa alla Casa Bianca, quando lo stesso presidente aveva espresso stupore per la mancanza di sostegno, un lampo di lucidità in un panorama solitamente dominato da autocelebrazioni. Oggi, quella percezione si è tramutata in una fredda realtà statistica, più negativa persino di quella del 2018, quando i democratici conquistarono 40 seggi alla Camera.
Il declino non è un episodio isolato ma il culmine di una tendenza strisciante, iniziata con le pesanti tariffe doganali annunciate nel 'Giorno della Liberazione' e aggravata dalle crisi internazionali e domestiche. L'ottica di Pechino, che ha vissuto in prima persona la guerra commerciale, vede in questo calo un possibile segnale di instabilità nella politica economica americana. Sul fronte interno, il protrarsi del conflitto in Iran e la persistente inflazione hanno eroso la fiducia degli elettori, con due terzi degli intervistati che disapprovano la gestione presidenziale di queste crisi. Particolarmente significativo è il crollo di quasi dieci punti nell'approvazione sulla gestione dell'economia, un terreno un tempo considerato solido per l'ex imprenditore.
Da Bruxelles e dalle capitali europee, Roma inclusa, si osserva l'evolversi della situazione con apprensione. Un presidente americano debole e sotto assedio politico interno rischia di essere un alleato ancor più imprevedibile, soprattutto su dossier cruciali come la sicurezza nel Mediterraneo e il sostegno all'Ucraina. Per l'Italia, già alle prese con le conseguenze economiche delle politiche protezionistiche e della volatilità energetica, l'incertezza a Washington si traduce in un ulteriore elemento di instabilità per le export-oriented e per la definizione di una politica estera coerente. La già sottile maggioranza repubblicana alla Camera, oggi di soli tre seggi, appare sempre più vulnerabile.
Il Partito Repubblicano si trova dunque di fronte a un dilemma strategico di portata storica, come analizzato nei circoli politici della capitale federale: continuare ad allinearsi incondizionatamente a un leader in netta perdita di consenso, rischiando un disastro alle midterm, o tentare un distanziamento che potrebbe frantumare la base elettorale. Le prossime settimane di campagna elettorale saranno un banco di prova decisivo, osservato non solo oltreoceano ma anche in Europa, dove si valuterà la solidità del pilastro transatlantico in vista di un biennio, il 2026-2027, carico di incognite globali. L'esito definirà non solo il destino domestico di Trump, ma anche la capacità di azione degli Stati Uniti sullo scacchiere internazionale.
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