
Il diavolo veste Prada 2: tagli di star e fashion show globale nel ritorno di Miranda Priestly
L'atteso sequel de "Il diavolo veste Prada" ha già fatto parlare di sé per scelte drastiche: il regista David Frankel ha eliminato non solo una scena con la star emergente Sydney Sweeney, ma anche un cameo dell'iconica editor di Vogue Anna Wintour, entrambi giudicati non coerenti con la struttura narrativa. Secondo le voci di Hollywood, questi tagli riflettono un approccio selettivo nel ritorno al mondo della moda di Miranda Priestly, in un film che affronterà il declino dell'editoria cartacea e le nuove sfide digitali.
Il cuore del progetto resta il ritorno del trio originale con Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt, con Streep che ha confessato, in un'intervista ripresa dalla stampa italiana, le difficoltà fisiche e ironiche nel rientrare nei panni dell'algida direttrice. La trama, come anticipato dagli analisti statunitensi, vedrà Miranda lottare per salvare la sua carriera mentre Andy fa ritorno a "Runway" in una posizione di potere, in uno specchio delle trasformazioni dei media.
Un'altra assenza significativa è quella di Adrian Grenier, il fidanzato chef di Andy nel primo film. Secondo le spiegazioni del regista Frankel, diffuse dai media anglofoni, la decisione è dipesa da questioni di tempistica più che dal backlash dei fan, offrendo una prospettiva pragmatica sulle dinamiche di casting. Questa scelta, unita ai camei cancellati, sottolinea come il sequel privilegi una narrazione concentrata sulle protagoniste femminili e sul loro evolversi professionale.
Sul fronte fashion, il film si conferma un evento globale, con il tour promozionale che ha toccato le passerelle milanesi, come ricordato dalla cronaca italiana. Le scelte di stile, da Schiaparelli ad altri couturier, hanno dominato i red carpet, con performance come quella di Heidi Klum a New York che hanno simbolicamente eclissato le stesse attrici. Nell'ottica europea, questo intreccio rinforza il legame tra Hollywood e le capitali della moda, proiettando la pellicola oltre lo schermo in un dialogo continuo con l'industria del lusso.
In prospettiva, "Il diavolo veste Prada 2" si pone come un termometro dei mutamenti nell'ecosistema mediatico e della moda. Mentre la trama affronta il tramonto delle riviste cartacee, la sua promozione sfrutta abilmente l'immaginario fashion contemporaneo, bilanciando nostalgia e innovazione. Per l'Italia e l'Europa, è un'ulteriore prova dell'influenza culturale del fashion system, che attraverso il cinema continua a riflettere e a plasmare le trasformazioni sociali ed economiche.
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