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giovedì 23 aprile 2026

Il fenomeno spagnolo del libro sfida l'Europa mentre il Messico perde le sue librerie

Mentre la Spagna celebra il suo tredicesimo anno consecutivo di crescita del mercato editoriale, con un incremento del 39 per cento tra il 2013 e il 2024 e un export invidiabile verso l’America Latina, il resto del continente arranca. Francia, Germania, Regno Unito e Italia registrano stagnazione o contrazione, e solo il Portogallo condivide con Madrid il privilegio di essere l’eccezione iberica. Il dato è emerso con forza alla Fiera di Francoforte, dove gli analisti di Bruxelles hanno parlato di un vero e proprio Spanish phenomenon: un dinamismo che sembra ignorare le crisi strutturali del settore, come la metà dei titoli stampati che non vende una sola copia.

Eppure, proprio nel giorno in cui la tradizione catalana di Sant Jordi trasforma le strade di Barcellona in un’unica, festosa libreria a cielo aperto, il contrasto con altre latitudini si fa stridente. Dall’ottica di Città del Messico, il panorama è desolante: le librerie indipendenti si estinguono, il governo non adotta politiche serie per il settore, e l’aliquota zero sull’IVA ai produttori di libri resta una promessa disattesa. Il premio Cervantes assegnato allo scrittore messicano Gonzalo Celorio suona quasi come un ironico contrappunto a questa crisi.

La lettura, però, non è solo un fatto di mercato. Secondo gli esperti di Parigi, il vero nodo è la motivazione dei giovani: il loro P.a.c.t.e. di lettura – condivisione, accesso, scelta, tempo, esperienza – viene spesso sacrificato sull’altare di una didattica burocratica che allontana dal piacere del libro. Lo ricordano anche le parole del premio Nobel Han Kang, che avverte: non leggere ci rende inflessibili e limita i sentimenti.

In un’epoca in cui il mondo si appiattisce sugli schermi, come ha detto la scrittrice Ali Smith nel suo pregón di Sant Jordi, la sfida per l’Europa – e per l’Italia in particolare – non è solo incrementare le vendite, ma restituire alla lettura la sua profondità trasformativa, quella che rende un Paese, letteralmente, pieno di libri.

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giovedì 23 aprile 2026

Il fenomeno spagnolo del libro sfida l'Europa mentre il Messico perde le sue librerie

Mentre la Spagna celebra il suo tredicesimo anno consecutivo di crescita del mercato editoriale, con un incremento del 39 per cento tra il 2013 e il 2024 e un export invidiabile verso l’America Latina, il resto del continente arranca. Francia, Germania, Regno Unito e Italia registrano stagnazione o contrazione, e solo il Portogallo condivide con Madrid il privilegio di essere l’eccezione iberica. Il dato è emerso con forza alla Fiera di Francoforte, dove gli analisti di Bruxelles hanno parlato di un vero e proprio Spanish phenomenon: un dinamismo che sembra ignorare le crisi strutturali del settore, come la metà dei titoli stampati che non vende una sola copia.

Eppure, proprio nel giorno in cui la tradizione catalana di Sant Jordi trasforma le strade di Barcellona in un’unica, festosa libreria a cielo aperto, il contrasto con altre latitudini si fa stridente. Dall’ottica di Città del Messico, il panorama è desolante: le librerie indipendenti si estinguono, il governo non adotta politiche serie per il settore, e l’aliquota zero sull’IVA ai produttori di libri resta una promessa disattesa. Il premio Cervantes assegnato allo scrittore messicano Gonzalo Celorio suona quasi come un ironico contrappunto a questa crisi.

La lettura, però, non è solo un fatto di mercato. Secondo gli esperti di Parigi, il vero nodo è la motivazione dei giovani: il loro P.a.c.t.e. di lettura – condivisione, accesso, scelta, tempo, esperienza – viene spesso sacrificato sull’altare di una didattica burocratica che allontana dal piacere del libro. Lo ricordano anche le parole del premio Nobel Han Kang, che avverte: non leggere ci rende inflessibili e limita i sentimenti.

In un’epoca in cui il mondo si appiattisce sugli schermi, come ha detto la scrittrice Ali Smith nel suo pregón di Sant Jordi, la sfida per l’Europa – e per l’Italia in particolare – non è solo incrementare le vendite, ma restituire alla lettura la sua profondità trasformativa, quella che rende un Paese, letteralmente, pieno di libri.

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