
Il Marocco rilancia l'agricoltura con Parigi e le tecnologie verdi, un modello per il Mediterraneo
Un nuovo Comitato Agricolo Congiunto ha sancito a Meknes il rilancio della partnership strategica tra Marocco e Francia, cuore pulsante della 18esima edizione del Salon International de l’Agriculture (SIAM). Secondo l’ottica di Parigi, rappresentata dalla ministra Annie Genevard, si tratta di costruire catene del valore condivise e progetti di futuro, andando oltre la semplice esposizione. Questo rafforzamento bilaterale, che include anche un dialogo energetico ad alto livello, arriva in un momento cruciale: dopo anni di siccità severa, la campagna agricola 2025-2026 beneficia infatti di una piovosità eccezionale, descritta dal ministro marocchino Ahmed El Bouari come il presupposto per un netto rebond produttivo e un ritorno di fiducia negli agricoltori.
Il contesto climatico favorevole non distoglie però Rabat dalla sua transizione strutturale, anzi la accelera. La visita di una missione del Fondo Verde per il Clima (GCF) alla fiera ha messo in luce proprio gli sforzi del regno per ancorare la resilienza a finanziamenti internazionali, come nel caso del progetto per l’arganicultura. Parallelamente, la trasformazione digitale del settore avanza a grandi passi, con operatori come Maroc Telecom che al SIAM presentano soluzioni Agritech basate su IoT, intelligenza artificiale e 5G per un’agricoltura di precisione. Questo sforzo di modernizzazione si intreccia con una riscoperta del modello cooperativistico, testimoniata dal debutto fieristico dell’Ufficio per lo Sviluppo della Cooperazione (ODCO), a sostegno della sovranità alimentare.
Dall’osservatorio europeo, e in particolare italiano, questa evoluzione marocchina non passa inosservata. Un Marocco stabile e resiliente dal punto di vista agroalimentare è un pilastro fondamentale per la sicurezza mediterranea, in grado di attenuare le pressioni migratorie legate alla desertificazione e di offrire un corridoio energetico verde. La cooperazione rafforzata con la Francia, storica interfaccia europea nella regione, delinea un possibile modello di partenariato che Bruxelles potrebbe estendere, investendo in trasferimento tecnologico e filiere integrate. La sfida, come sottolineano gli analisti, sarà tradurre gli auspici di Meknes in progetti concreti e replicabili, trasformando la congiuntura climatica positiva in una structural transformation duratura, a beneficio di entrambe le sponde del Mediterraneo.
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